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Frequenze mobili agli operatori? No, grazie. Lettera aperta di “IF-Italia nel Futuro” al ministro Giorgetti

| 28/10/2026
Frequenze mobili agli operatori? No, grazie. Lettera aperta di “IF-Italia nel Futuro” al ministro Giorgetti

La lettera aperta inviata oggi al ministro Giorgetti, con le ragioni che chiedono di evitare l’assegnazione gratuita delle frequenze mobili. Il tema è stato oggetto di un largo confronto in seno alla Chat di IF, che raggruppa oltre 500 persone, tra manager privati e pubblici, professori, politici, esperti, giornalisti. Chiesto un incontro sul tema al ministro Giorgetti per esporre le ragioni del NO. Di seguito il testo della lettera inviata al ministro Giorgetti.

Egregio Ministro Giorgetti,

Italia nel Futuro è una community di oltre 500 professionisti, tra cui alcuni dei maggiori esperti italiani di telecomunicazioni e innovazione digitale. Nel rispetto della pluralità di opinioni dei suoi membri, desideriamo sottoporLe una questione che riguarda direttamente la tutela delle entrate pubbliche.

Con la conclusione della consultazione AGCOM il 5 ottobre e l’imminente esame parlamentare della legge di Bilancio, chiediamo che il Governo escluda un rinnovo gratuito generalizzato dei diritti d’uso delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, anche attraverso l’azzeramento dei contributi in cambio di investimenti.

Una decisione assunta oggi potrebbe comportare una rinuncia a entrate nell’ordine di 5–6 miliardi di euro. 

Nell’Allegato A alla delibera 199/26/CONS, l’AGCOM presenta, nelle Tabelle 4 e 5, un esempio di contributi complessivi pari a circa 684 milioni di euro annui, da cui deriva una stima cumulata di circa 5,47 miliardi di euro per il periodo di rinnovo considerato. Certo, è un riferimento regolamentare, non un gettito garantito, ma rende evidente la dimensione economica della scelta. Una rinuncia di questa dimensione non può essere trattata come una semplice scelta regolamentare: richiede una valutazione esplicita del costo per la collettività e dei benefici pubblici attesi.

Il contributo regolamentare di riferimento non coincide necessariamente con il valore economico o di mercato dello spettro. Anche per questo, prima di qualsiasi decisione sulla gratuità, occorre una valutazione economica indipendente, fondata su ipotesi e metodologie trasparenti.

Le competenze del MIMIT e dell’AGCOM sulla gestione dello spettro restano ferme. 

La valutazione di una rinuncia alle entrate dello Stato riguarda però anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per le sue responsabilità sulla programmazione finanziaria e sugli equilibri di bilancio. Qualora l’agevolazione fosse introdotta con una disposizione legislativa, occorrerebbe quantificarne gli effetti e assicurarne la copertura ove richiesta dalle regole di contabilità pubblica. 

Chiediamo pertanto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze esprima una valutazione formale e motivata degli effetti finanziari delle diverse opzioni, prima dell’adozione di qualsiasi decisione che comporti una riduzione significativa delle entrate pubbliche.

Condividiamo pienamente l’esigenza di garantire continuità dei servizi, certezza regolamentare e investimenti. 

Questi obiettivi possono essere perseguiti con un rinnovo oneroso, sostenibile e prevedibile, attraverso contributi proporzionati e pagamenti distribuiti nel tempo. 

Occorre inoltre motivare il confronto con l’«opzione mista» già esaminata dall’AGCOM, che prevedeva proroghe per alcuni diritti e una combinazione di rinnovo e nuova assegnazione competitiva per altri, valutandone effetti finanziari, concorrenziali e industriali. Gli importi versati in passato remuneravano periodi determinati: non acquistano automaticamente anche gli anni successivi alla scadenza.

Il punto più rilevante emerge dalla stessa analisi dell’AGCOM. 

Nei paragrafi 165–168 dell’Allegato A, l’Autorità distingue i contributi per l’utilizzo dello spettro dagli investimenti privati nelle reti e considera infondata, nel quadro normativo vigente, una loro automatica equivalenza. Gli investimenti rimangono nella proprietà degli operatori e rispondono anche alle loro esigenze commerciali.

L’eventuale riduzione dei contributi, lasciata alle competenti valutazioni ministeriali o legislative, dovrebbe quindi essere motivata da benefici pubblici specifici e dimostrabili. Il semplice annuncio di investimenti nel 5G non basta a giustificarla.

Il sostegno pubblico alle reti mobili è già significativo: i due bandi del Piano Italia 5G sono stati aggiudicati per circa 1,071 miliardi di euro, destinati ai collegamenti in fibra dei siti radiomobili e alle nuove infrastrutture mobili, con contributi fino al 90% dei costi ammissibili. Qualunque ulteriore beneficio dovrebbe escludere interventi già finanziati, già obbligatori o che sarebbero comunque realizzati.

Occorre inoltre valutare gli effetti sulla concorrenza. 

Confermare gratuitamente l’attuale distribuzione dello spettro può consolidare i vantaggi degli operatori maggiormente dotati. Gli obblighi di accesso devono essere effettivi e la scelta deve essere motivata rispetto alle alternative disponibili.

Infine, una riduzione dei contributi non garantisce automaticamente coperture migliori, servizi più avanzati o prezzi inferiori. Ogni eventuale agevolazione dovrebbe prevedere risultati misurabili, controlli indipendenti e recupero proporzionato del beneficio in caso di inadempimento, oltre alla verifica della disciplina europea degli aiuti di Stato ove applicabile.

Le chiediamo pertanto di:

  1. Sostenere un rinnovo oneroso e sostenibile, escludendo la gratuità generalizzata.
  2. Richiedere una valutazione formale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, supportata da una stima economica indipendente, sulle entrate cui si rinuncerebbe nel caso di una cessione a titolo non oneroso, sugli effetti finanziari e sulla convenienza comparata delle alternative, inclusa l’opzione mista di rinnovo e riassegnazione competitiva esaminata dall’AGCOM.
  3. Subordinare ogni eventuale agevolazione a benefici pubblici aggiuntivi e verificabili, evitando duplicazioni dei finanziamenti e tutelando la concorrenza.

Signor Ministro, modernizzare le reti e tutelare le risorse pubbliche sono obiettivi da perseguire insieme. 

Prima di rinunciare a queste entrate, il Governo dovrebbe dimostrare che i benefici aggiuntivi per la collettività ne giustificano il costo.

Auspichiamo di conoscere la posizione del Ministero sulle questioni sollevate e restiamo a disposizione per un incontro di approfondimento con il Suo staff.

Con osservanza,

Raffaele Barberio

Direttore

IF – Italia nel Futuro

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