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Auto connesse e privacy, Toyota e Hyundai sotto indagine in Australia: dubbi sulla raccolta dei dati

| 16/08/2026
Auto connesse e privacy, Toyota e Hyundai sotto indagine in Australia: dubbi sulla raccolta dei dati

In Australia si è aperta un’indagine nei confronti di Toyota e Hyundai in merito alle pratiche di raccolta e gestione dei dati delle loro auto connesse. Ci sono dei reali rischi per la privacy?

Le vetture attualmente in vendita sono praticamente equiparabili agli smartphone se parliamo delle funzioni che possono raccogliere dati e informazioni di chi le possiede. Pensiamo al GPS, che tiene traccia dei nostri spostamenti, o alla rubrica dei nostri contatti telefonici che chiamiamo tramite i sistemi integrati con il nostro telefono. E quindi anche messaggi, conversazioni, fino a livelli più sofisticati come le abitudini alla guida, i controlli remoti, la connessione ai servizi di emergenza, gli aggiornamenti over-the-air, le richieste all’intelligenza artificiale o, persino, i dati biometrici nei modelli più avanzati.

Non una faccenda di poco conto, se pensiamo ad esempio che gli Stati Uniti hanno deciso di voler vietare l’importazione di veicoli dotati di software cinesi e russi, proprio per evitare l’ingresso negli USA di auto dotate di tecnologie che raccolgono dati sensibili che vengono trasmessi, rivenduti e gestiti dai rivali dell’America.

Auto connesse, perché è partita l’indagine in Australia nei confronti di Toyota e Hyundai

Senza scomodare le tensioni geopolitiche, qualche controversia in termini di privacy con le auto connesse si sta consumando in Australia. A farne le spese due colossi come Toyota e Hyundai, finite sotto indagine da parte dell’Office of the Australian Information Commisioner (OAIC), ente indipendente di regolazione per la privacy e per la libertà di informazione (una sorta di AGCOM, insomma). 

Il motivo risiede appunto nella raccolta delle informazioni degli utenti che acquistano le vetture di queste due multinazionali asiatiche dell’automotive, e anche l’utilizzo delle stesse e il consenso per lo sfruttamento dei dati: il sospetto è che questi processi non siano così trasparenti.

L’indagine, portata avanti dalla Commissaria per la Privacy Carly Kind e che potrebbe protrarsi per un massimo di 18 mesi, mira a comprendere se Toyota e Hyundai abbiano raccolto più informazioni di quanto necessario per il funzionamento della vettura, come riporta CarExpert. Verrà fatta luce anche sullo sfruttamento dei dati, se questi vengono condivisi con terze parti anche per fini di marketing senza esplicito consenso di chi acquista il veicolo e ne è proprietario. E infine l’indagine punta a scoprire se tutti questi dati vengono poi effettivamente eliminati o resi anonimi dopo che non sono più utili o necessari.

La reazione di Hyundai, il silenzio di Toyota

Hyundai, dal canto suo, ha dichiarato tramite un suo portavoce che l’azienda ha in seria considerazione la privacy e il rispetto dei dati dei suoi utenti. Toyota invece ha preferito non commentare la vicenda. 

Tra le due realtà, il marchio coreano era stato ritenuto da un’indagine del 2024 di Choice come realtà che più destava preoccupazione in termini di raccolta dei dati biometrici vocali dacché venivano condivisi con un’azienda terza specializzata in intelligenza artificiale, probabilmente per addestrarla. In questa indagine invece Toyota tra i 10 marchi analizzati si è posizionata a metà classifica: anche qui viene giudicata controversa la condivisione dei dati con realtà terze.

Le normative si devono adeguare

Il fatto che le auto siano sempre più connesse sta spingendo le autorità pubbliche a rivedere le proprie normative, anche in Australia. Qui il governo ha iniziato a muoversi nel 2024, anche su pressione dell’Australian Electric Vehicle Association (AEVA) che chiedeva di potenziare le norme ferme al lontano 1988, anche alla luce della previsione di un 95% di vetture vendute in Australia che entro il 2035 sarebbero state connesse in internet. Il governo deve ancora però legiferare su un altro pacchetto, più sostanzioso, per la tutela della privacy anche nell’era dell’Internet delle Cose (veicoli inclusi).

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