Il durissimo comunicato dei sindacati lombardi denuncia il caos organizzativo dell'azienda. Emergono le prime conseguenze di una gestione che lascia pesanti interrogativi sull'efficienza industriale e sulle responsabilità del precedente amministratore delegato.
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«La confusione regna sovrana». È il titolo scelto da SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILFPC-UIL Lombardia per denunciare la situazione organizzativa di FiberCop. Un comunicato che rappresenta il primo segnale evidente delle crepe nella gestione di Massimo Sarmi. Il quadro descritto dai sindacati è impietoso: priorità operative che cambiano continuamente, sistemi informatici inefficienti, personale disorientato, competenze interne sottoutilizzate e decisioni contraddittorie nella gestione delle risorse umane. Non si tratta di problemi marginali, ma di criticità che investono il funzionamento di un’azienda chiamata a gestire una delle infrastrutture più strategiche del Paese. Le responsabilità di questa situazione ricadono innanzitutto su chi ha guidato FiberCop e ne ha definito l’organizzazione industriale: Massimo Sarmi.
La denuncia dei sindacati
Secondo i sindacati, ai tecnici sarebbe stato chiesto prima di concentrarsi sulla realizzazione delle reti FTTH e successivamente di spostare le priorità sulla manutenzione. Nel frattempo, la distribuzione delle attività tra personale interno e imprese appaltatrici avrebbe prodotto inefficienze e contraddizioni. Ancora più preoccupanti le difficoltà denunciate nei sistemi informatici, nella gestione dei permessi, nella progettazione e nella rendicontazione delle attività. Un paradosso per un’azienda che dovrebbe essere protagonista della trasformazione digitale italiana.
Ma il punto forse più grave riguarda il personale. Alcune categorie professionali sarebbero state escluse dai percorsi di sopensione perché considerate indispensabili, mentre a singoli lavoratori delle stesse aree sarebbero state proposte uscite incentivate. Se confermata, questa contraddizione sarebbe il simbolo di una gestione incapace di programmare coerentemente le proprie esigenze industriali. Il comunicato sindacale solleva quindi una questione che va ben oltre i rapporti tra azienda e lavoratori: quale controllo è stato esercitato sull’efficienza operativa di FiberCop durante la gestione Massimo Sarmi?
E gli azionisti KKR e MEF?
Gli azionisti, a cominciare da KKR e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dovrebbero chiedere una verifica approfondita dei risultati raggiunti, dei costi sostenuti e delle inefficienze organizzative. Per troppo tempo l’attenzione sembra essersi concentrata sugli equilibri societari e finanziari, lasciando in secondo piano la capacità dell’azienda di funzionare concretamente. Il cambio dell’amministratore delegato non può cancellare le responsabilità della gestione precedente. Il nuovo vertice eredita problemi che, secondo le denunce sindacali, si sono sviluppati prima del suo insediamento e che richiedono interventi immediati. Le conseguenze di una cattiva organizzazione, del resto, non ricadono soltanto sui lavoratori. Si traducono potenzialmente in maggiori costi, ritardi negli interventi e peggioramento dei servizi offerti agli operatori.
Si può mobilitare con le parole, ma si è giudicati dai risultati
Le prime crepe della gestione Sarmi sono ormai visibili. E potrebbero essere soltanto l’inizio. Il comunicato sindacale non costituisce, da solo, la prova di un fallimento industriale. Ma offre elementi sufficientemente gravi per mettere in discussione i risultati di una gestione che, alla luce delle criticità denunciate, appare disastrosa. FiberCop ha bisogno di una discontinuità profonda, non di semplici aggiustamenti organizzativi. Perché un amministratore delegato non si giudica dai piani industriali che presenta, ma dai risultati che lascia. E l’eredità di Massimo Sarmi, almeno sul piano organizzativo, appare oggi pesantemente compromessa.
Di seguito viene riportato il comunicato integrale diffuso dai sindacati.

