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Sielte. Dopo l’inchiesta “Filo Conduttore” il testimone passa ai grandi committenti: chi controlla i fornitori strategici?

| 02/11/2026
Sielte. Dopo l’inchiesta “Filo Conduttore” il testimone passa ai grandi committenti: chi controlla i fornitori strategici?

Dalla Difesa a Sogei, da FiberCop a Open Fiber: dopo la decisione del Gup di trasmettere gli atti alla Procura sui rapporti tra Sielte S.p.A. e il clan Pillera-Puntina, si pone forse un tema di verifiche sui fornitori delle infrastrutture nazionali.

Nelle precedenti puntate abbiamo ricostruito alcuni dei passaggi più significativi dell’inchiesta “Filo Conduttore”, a partire dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Messina, dai rapporti descritti nelle carte giudiziarie tra esponenti dell’ambiente imprenditoriale e il clan Pillera-Puntina, dalle vicende che riguardano Salvatore Turrisi e il ruolo attribuito dagli investigatori a Roberto Costa. Abbiamo soprattutto raccontato la decisione del Gup di Catania Luigi Barone che, con la sentenza del 20 luglio 2026, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura per le determinazioni di competenza su Roberto Costa e su quanto esposto nella motivazione relativamente ai rapporti tra Sielte S.p.A. e l’associazione mafiosa Pillera-Puntina. Un provvedimento che di certo non costituisce un accertamento di responsabilità penale nei confronti della società o dei suoi vertici, ma che pone inevitabilmente una questione di natura industriale e organizzativa: quali verifiche sono previste quando un grande fornitore di infrastrutture strategiche viene citato in vicende giudiziarie di questa rilevanza?

Dai ministeri agli operatori di telecomunicazioni: i clienti di Sielte

Sielte S.p.A. è infatti uno dei principali operatori italiani nella realizzazione e manutenzione di infrastrutture tecnologiche e di telecomunicazione. Nel 2024 ha dichiarato un fatturato superiore a 700 milioni di euro e un portafoglio clienti che comprende amministrazioni pubbliche, società partecipate e alcuni dei maggiori gruppi industriali del Paese. Nel “Bilancio di sostenibilità 2024” la società indica come clienti, tra gli altri, Ministero della Difesa, Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri, Sogei, Infratel Italia, Anas, Rai, Rai Way, Poste Italiane, Leonardo, Terna Rete Italia, e-distribuzione, Aeroporti di Roma, Gesap e Lepida. Sul versante delle telecomunicazioni figurano FiberCop, TIM, Open Fiber, Fastweb, Vodafone Italia, Wind Tre, Iliad, Inwit, Retelit, Telecom Italia Sparkle, Eolo ed Ericsson. Si tratta di un elenco dichiarato dalla società, che non permette di stabilire automaticamente quali rapporti contrattuali siano ancora attivi, né il loro valore attuale, anche se alcune commesse risultano tuttavia documentate da procedure pubbliche. Nel 2020 Consip ha aggiudicato a Sielte S.p.A. una fornitura di licenze Genesys per i contact center di Sogei e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel 2022 il Ministero dell’Interno ha affidato al raggruppamento Fastweb-Sielte un servizio relativo ai braccialetti elettronici. Sielte S.p.A.  figura inoltre tra gli operatori coinvolti in procedure aggiudicate da Infratel Italia ed è un Identity Provider SPID accreditato da AgID. Si tratta di una presenza significativa in settori nei quali la selezione e il monitoraggio dei fornitori assumono particolare importanza.

Il nodo dei controlli sui fornitori

È proprio la natura delle attività svolte da Sielte S.p.A. a rendere rilevante la questione. Le grandi imprese di telecomunicazioni, energia e infrastrutture, così come le amministrazioni pubbliche, dispongono normalmente di procedure di qualificazione e monitoraggio dei fornitori. Queste procedure possono comprendere verifiche societarie, controlli sui requisiti di integrità, valutazioni reputazionali, monitoraggio dei subappaltatori e analisi dei rischi connessi alla continuità delle attività. Per gli appalti pubblici si aggiungono gli obblighi previsti dalla normativa sui contratti e, nei casi applicabili, dalla disciplina antimafia. La questione non è se una vicenda giudiziaria debba determinare automaticamente l’esclusione di un fornitore. La questione è se debba comportare una valutazione documentata del rischio.

La distinzione è sostanziale.

Una trasmissione degli atti alla Procura non equivale a una condanna, né costituisce di per sé una causa automatica di esclusione dalle gare. Allo stesso tempo, tuttavia, le procedure di due diligence e di controllo dei fornitori possono prendere in considerazione circostanze rilevanti anche prima di un eventuale accertamento penale definitivo, nel rispetto delle regole applicabili. Da qui una domanda che riguarda tutti i principali committenti di Sielte S.p.A.: gli elementi emersi nell’inchiesta “Filo Conduttore” e nella successiva sentenza sono stati esaminati nell’ambito dei rispettivi sistemi di controllo dei fornitori? È un interrogativo che interessa tanto i soggetti pubblici, quanto gruppi come FiberCop, TIM, Open Fiber, Fastweb, Vodafone, Wind Tre, Iliad, Leonardo, Terna ed e-distribuzione. Non perché vi siano elementi per attribuire a questi committenti irregolarità, ci mancherebbe, ma perché la verifica dei rischi della catena di fornitura costituisce una componente ordinaria dei sistemi di governance delle grandi organizzazioni.

La governance e i presidi interni di Sielte

Il tema riguarda anche i controlli interni della società in questione. Sielte S.p.A. dichiara di avere adottato un Modello organizzativo ai sensi del decreto legislativo 231/2001, di disporre di un Organismo di Vigilanza, di una funzione Compliance & Risk e di un Comitato Controllo & Rischi istituito nel 2024. Si tratta di presidi organizzativi finalizzati, con competenze differenti, alla prevenzione degli illeciti e alla gestione dei rischi aziendali. La società presenta inoltre una struttura proprietaria concentrata: secondo il Bilancio di sostenibilità 2024, ITEL S.p.A. detiene il 96,5% del capitale di Sielte S.p.A.. Salvatore Turrisi presiede il Consiglio di amministrazione, nel quale risultano anche componenti indipendenti. La concentrazione proprietaria non rappresenta di per sé un’anomalia. Rende però particolarmente importante l’effettiva autonomia e capacità di intervento delle funzioni di controllo. Alla luce della sentenza, è quindi ragionevole chiedersi se gli organismi competenti abbiano valutato la necessità di approfondimenti sulle procedure di assegnazione dei lavori, sulla selezione dei subappaltatori e sui rapporti descritti nelle carte giudiziarie. Un altro aspetto riguarda Roberto Costa, espressamente citato dal giudice nella disposizione di trasmissione degli atti alla Procura. Sarebbe utile chiarire se ricopra ancora funzioni operative in Sielte S.p.A. e quali siano le sue attuali responsabilità. Sono verifiche la cui eventuale effettuazione e i cui esiti non risultano accertati sulla base della documentazione qui esaminata.

Il punto non è la responsabilità penale, ma la gestione del rischio

Sielte S.p.A. ha ribadito di non essere stata parte del processo “Filo Conduttore”, di non essere destinataria di contestazioni in quel giudizio e di essere disponibile a fornire chiarimenti all’autorità giudiziaria. Sono precisazioni essenziali. Ma il tema della responsabilità penale deve essere tenuto distinto da quello della gestione dei rischi aziendali e contrattuali. Un fornitore può non essere destinatario di contestazioni penali e, nello stesso tempo, essere oggetto di una verifica interna da parte di un committente sulla base di elementi documentati che richiedano approfondimenti. È il principio sul quale si fondano i sistemi di controllo delle grandi imprese: a) valutare i rischi, b) documentare le verifiche, c) adottare, quando necessario, misure proporzionate. La decisione del Gup di trasmettere gli atti alla Procura sui rapporti tra Sielte S.p.A. e Pillera-Puntina non anticipa alcuna responsabilità, lo abbiamo detto e lo ripetiamo. Rappresenta tuttavia una circostanza giudiziaria precisa, della quale i soggetti interessati possono valutare la rilevanza nell’ambito delle proprie procedure. Per questo, più che chiedersi se i grandi clienti di Sielte S.p.A. debbano interrompere i rapporti commerciali, la domanda è un’altra ed è la seguente: “Ministeri, società pubbliche e grandi operatori privati hanno valutato la necessità di verificare la posizione del proprio fornitore alla luce di quanto emerso da “Filo Conduttore”? E, qualora lo abbiano fatto, quali procedure sono state attivate?”

I clienti pubblici e privati hanno dato seguito ai controlli?

Non è possibile affermare, allo stato, che tali controlli non siano stati svolti. Ma chiarire se siano stati effettuati sarebbe utile per comprendere il funzionamento dei sistemi di qualificazione e monitoraggio dei fornitori strategici. Perché la solidità di una filiera industriale non si misura soltanto nella capacità di realizzare infrastrutture, rispettare contratti e garantire continuità operativa. Si misura anche nella capacità di riconoscere e valutare tempestivamente i rischi, senza anticipare giudizi di colpevolezza e senza attendere necessariamente che siano i tribunali a imporre una risposta. Ed è su questo terreno, ancor prima che su quello giudiziario, che il caso Sielte S.p.A. pone una questione di interesse pubblico.

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