Ci sono casi locali che spiegano meglio di molte statistiche il divario tra copertura dichiarata e servizio realmente disponibile.
In un comprensorio residenziale del Centro Italia è stata realizzata un’infrastruttura FTTH da Open Fiber. Alcuni proprietari hanno quindi richiesto l’attivazione del servizio ai propri operatori. Ma il collegamento non è stato possibile.
Secondo la documentazione relativa al caso, gli operatori retail avrebbero comunicato ai clienti che non era possibile procedere perché risultavano sospese le autorizzazioni necessarie per realizzare i collegamenti finali alle abitazioni. La sospensione sarebbe stata decisa in attesa della trasmissione, da parte di Open Fiber, della documentazione tecnica relativa ai lavori eseguiti, tra cui as-built, dichiarazioni di conformità, documentazione di fine lavori e collaudi. Sempre secondo la comunicazione visionata, Open Fiber avrebbe indicato la fine di agosto 2026 come termine per la trasmissione della documentazione. Alla data di pubblicazione di questo articolo, il termine non è ancora scaduto e non risultano pubblicamente disponibili elementi che consentano di stabilire se la documentazione sia già stata consegnata. Successivamente dovrebbero comunque essere effettuate le verifiche necessarie per riaprire le autorizzazioni ai collegamenti finali.
Il punto è semplice. Il cliente c’è. La domanda c’è. La fibra risulta realizzata. Ma il servizio non può essere attivato.
Questo caso mostra perché il basso take-up delle reti FTTH non possa essere automaticamente interpretato come assenza di domanda. Quando una famiglia ordina il collegamento e l’attivazione non può essere completata per problemi tecnici, documentali o autorizzativi, non siamo davanti a un cliente che non vuole la fibra. Siamo davanti a una domanda che la rete non riesce a trasformare in un cliente attivo. Ma c’è un secondo problema: come vengono classificati gli ordini che non possono essere completati?
I documenti pubblici di Open Fiber prevedono una specifica disciplina degli “Interventi a Vuoto” (IAV). Nel Listino dei Servizi C e D – Aree Bianche, versione del 17 dicembre 2025, Open Fiber stabilisce che un IAV di Delivery può verificarsi quando, dopo l’acquisizione dell’ordine e l’eventuale uscita del tecnico, il servizio non può essere attivato per cause considerate non imputabili a Open Fiber. Tra gli esempi indicati figurano il caso in cui “il cliente finale è irreperibile o rifiuta l’intervento del tecnico”. Per tali interventi il listino prevede un corrispettivo economico a carico dell’operatore. È su questo sistema di classificazione che assumono rilievo alcune testimonianze raccolte sul campo. Secondo tali testimonianze, in alcuni casi, quando il tecnico verifica che il collegamento non è materialmente realizzabile, al cliente verrebbe suggerito di dichiarare la propria rinuncia, anche con l’argomento che in questo modo l’ordine può essere chiuso e successivamente ripresentato. L’autore non dispone di elementi per affermare che questa costituisca una prassi di Open Fiber, né per ricostruire i meccanismi di remunerazione delle imprese appaltatrici, dei subappaltatori o dei singoli tecnici. Proprio per questo diventa però essenziale conoscere come questi casi vengano effettivamente classificati nei sistemi. Se un cliente vuole la fibra, ordina il servizio e il collegamento non può essere realizzato per un problema infrastrutturale, ma l’esito viene registrato come “rinuncia” o “rifiuto del cliente”, una mancata attivazione rischia di trasformarsi statisticamente in qualcosa di completamente diverso. Il problema della rete diventa, nei dati, un problema del cliente. A quel punto anche il dato sul take-up rischia di essere letto in modo fuorviante, perché una mancata attivazione può apparire come mancata domanda.
Per questo le domande davvero rilevanti sono due:
Quante delle abitazioni dichiarate vendibili da Open Fiber possono essere realmente attivate al primo ordine, senza ulteriori lavori, blocchi autorizzativi o KO?
E quante “rinunce del cliente” sono vere rinunce e quante riguardano invece clienti che volevano il servizio ma non potevano essere materialmente collegati?
Per rispondere servirebbero dati trasparenti su ordini ricevuti, attivazioni completate, KO tecnici, rinunce, interventi a vuoto e relative motivazioni. Solo così sarebbe possibile distinguere la mancanza di domanda dall’incapacità della rete di soddisfare una domanda che già esiste. Il contribuente non finanzia la posa della fibra perché rimanga nel sottosuolo. Finanzia una rete perché cittadini e imprese possano collegarsi.
Una casa non è realmente coperta perché compare come “vendibile” in un database. È coperta quando un cliente ordina la fibra e viene effettivamente collegato.
Nota di trasparenza
L’autore ha lavorato in Open Fiber dal 2017 al 2023. I rapporti successivi alla cessazione del rapporto di lavoro sono oggetto di contenzioso giuslavorativo. Il caso descritto in questo articolo è basato su documentazione visionata dall’autore e su testimonianze raccolte direttamente. I nomi delle persone interessate sono stati omessi perché irrilevanti ai fini della questione sollevata. Open Fiber è naturalmente invitata a fornire chiarimenti, dati o ulteriori elementi utili alla ricostruzione dei fatti. Eventuali inesattezze fattuali saranno tempestivamente rettificate.

