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EU Kids Act: troppo debole, non tutela

| 18/09/2026
EU Kids Act: troppo debole, non tutela

L’EU Kids Act presentato oggi dalla Commissione europea contiene alcuni principi condivisibili – l’obbligo di verifica dell’età, la spinta verso un “safe design” delle piattaforme – ma rischia di tradursi, nella pratica applicativa, in un trasferimento di responsabilità dai gestori tecnologici alle famiglie.  Il Movimento Italiano Genitori (Moige) denuncia otto anelli deboli che rendono il provvedimento inadeguato ed inefficace per la tutela dei nostri figli. Ecco gli otto anelli deboli che rendono il provvedimento inadeguato e sotto le aspettative.

1.⁠ ⁠Nessuna responsabilità civile, economica e sociale. Il documento non prevede alcuna responsabilità economica, penale  e civile concreta per i danni che un minore può subire — o arrivare a causare — a seguito di un uso indotto e non prevenuto delle piattaforme. 

2.⁠ ⁠Età minima fissata a 15 anni, sia contro il voto del Parlamento europeo sia  in contrasto con il GDPR art.8. Il testo della Commissione si ferma a 15 anni per la creazione autonoma di account, disattendendo sia la posizione espressa dal Parlamento europeo, che nel novembre 2025 aveva chiesto un limite digitale armonizzato di 16 anni con 483 voti a favore, sia ‘articolo 8 del GDPR sui limiti della  gestione dei dati personali dei minori sempre sotto i 16 anni. 

3.⁠ ⁠Consenso parentale facilmente eludibile. Il meccanismo che affida ai genitori l’autorizzazione per gli account tra 13 e 15 anni presuppone un livello di attenzione e competenza digitale che molte famiglie, per carichi di lavoro o mancanza di informazione, non sono nella condizione di garantire realmente.

4.⁠ ⁠Soglia dei 13 anni priva di basi scientifiche. Il limite di 13 anni, ripreso nel testo per l’accesso “supervisionato” ai social, non discende da evidenze scientifiche sullo sviluppo cognitivo dei minori, ma da una convenzione di origine commerciale nel paese di origine delle principali piattaforme.

5.⁠ ⁠Il condizionale nelle norme di safety by design lascia margini eccessivi. Diverse disposizioni del Regolamento sono formulate in termini di intenzione (“dovrebbero”, “è opportuno che”) anziché di obbligo cogente: per il Moige servono prescrizioni certe e verificabili, non enunciazioni di principio prive di forza vincolante.

6.⁠ ⁠Verifica dell’età ancora inefficace. I sistemi di age assurance previsti dal testo, pur sottoposti a criteri di accuratezza e non intrusività, restano sistemi facilmente eludibili nella pratica, come già dimostrato in sede giudiziaria in diversi contenziosi legati all’età degli utenti online.

7.⁠ ⁠Strumenti didattici esclusi dall’ambito di applicazione. Il Regolamento esenta espressamente i servizi con finalità educative operanti nell’ambito di istituzioni scolastiche, ma questi strumenti raccolgono e talvolta veicolano dati dei minori senza le stesse garanzie previste per le altre piattaforme, creando una zona grigia di tutela.

8.⁠ ⁠Sanzioni “potenziali” senza destinazione dei proventi. Le multe previste, fino al 6% del fatturato, restano genericamente “potenziali” e il testo non chiarisce dove finiranno i relativi proventi. Il Moige chiede l’istituzione di due fondi uno dedicato al risarcimento delle famiglie danneggiate ed un altro a sostegno della formazione dei genitori al digitale, alimentati proprio dalle sanzioni comminate ai trasgressori.

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