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Antitrust USA e AI: Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google sotto accusa

| 24/09/2026
Antitrust USA e AI: Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google sotto accusa

Il 18 settembre 2026 quattro utenti paganti — abbonati rispettivamente a ChatGPT, Claude, Grok e Gemini — hanno citato Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google davanti al Northern District of California (Buist v. Anthropic) per violazione della Sezione 1 dello Sherman Act, la fondamentale legge antitrust americana. I querelanti chiedono al tribunale di accertare se vi sia stato un accordo per rallentare deliberatamente il ritmo di miglioramento dei prodotti. L’atto di citazione non porta evidenze dirette ma si basa interamente su dichiarazioni pubbliche. Secondo i querelanti da luglio 2026 i laboratori delle società avrebbero mantenuto contatti regolari su standard di sicurezza condivisi. Il 12 settembre Dario Amodei in “We Must Pace the Frontier”, ha proposto un coordinamento di settore. Nelle ore successive Altman, Musk e Hassabis hanno sostenuto pubblicamente la proposta. Pochi giorni prima, il chief scientist di OpenAI Jakub Pachocki aveva descritto il coordinamento tra rivali come “una delle opzioni principali” per gestire i rischi dell’AI avanzata. L’atto attribuisce particolare importanza all’ammissione preventiva dello stesso Amodei, che nel suo saggio chiede al governo un esonero di responsabilità per le conversazioni tra concorrenti, letta dai querelanti come prova che i quattro sapessero di aver bisogno di un’immunità.
L’atto di citazione individua il movente al paragrafo H(a) finalizzato a dimostrare che la mera condotta parallela tra concorrenti non basta a provare un accordo illecito ai sensi della Sezione 1 dello Sherman Act. Secondo i querelanti rallentare da soli sarebbe commercialmente insostenibile, ma vantaggioso se fatto insieme, eliminando il costo competitivo della moderazione individuale. Nelle 29 pagine dell’atto di citazione non viene tuttavia indicato alcun prodotto effettivamente rallentato. Evidentemente i querelanti si aspettano che le evidenze emergano dalla discovery, la produzione documentale imposta dal tribunale. Per la giurisprudenza americana un atto antitrust deve contenere fatti sufficienti a rendere plausibile l’esistenza di un accordo illecito, altrimenti potrebbe essere respinto con un motion to dismiss prima che scatti qualunque obbligo di produzione documentale. Tuttavia la mera presentazione di un motion to dismiss non sospende automaticamente la discovery: il giudice può concedere uno stay della discovery “per buona causa”. Sarà interessante vedere come il giudice si comporterà in questo caso.

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