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La diffusione dell’Intelligenza Artificiale: quali sono i Paesi nel mondo che ne fanno più uso? Non mancano le sorprese

| 21/08/2026
La diffusione dell’Intelligenza Artificiale: quali sono i Paesi nel mondo che ne fanno più uso? Non mancano le sorprese

L’intelligenza artificiale continua la sua corsa nel pianeta: ecco come è diffusa tra i Paesi del mondo nell’adozione da parte della popolazione lavorativa, con una classifica che riserva non poche sorprese.

La portata dell’intelligenza artificiale nel nostro tempo è simile a quella di una rivoluzione industriale, ma che può arrivare ad avere conseguenze non solo economiche o sul mondo del lavoro, ma anche sociali e nella quotidianità degli individui. Già da ora l’IA viene da noi utilizzata come strumento più sofisticato e altamente personalizzato di ricerca sul web, ad esempio, o nella creazione di video sempre più raffinati (tanto è vero che oggi un ragazzino potrebbe produrre, nella propria cameretta e con una spesa minima, contenuti multimediali che farebbe sbiancare un kolossal hollywoodiano).

La portata dell’intelligenza artificiale nel mondo

Come ha scritto il Pontefice Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas, la prima a trattare di petto la questione all’interno della comunità dei credenti, “qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi”. Inoltre “tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento”. E ancora, “l’uso dell’IA non è mai un fatto puramente tecnico: quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, essa tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà”.

Come scrive quindi il Papa, quindi, non parliamo semplicemente di un progresso tecnologico, ma di una realtà che può avere ricadute sociali e se vogliamo persino antropologiche. Probabilmente chi ne fa uso non pensa a questi massimi sistemi, ma sta di fatto che l’IA sta prendendo piede nei Paesi del mondo alla stessa velocità con cui la sua tecnologia si evolve e si raffina.

Il rapporto di Microsoft che svela quali sono i Paesi che fanno più uso dell’IA: gli USA non sono in testa, anzi

Un rapporto 2026 di Microsoft sulla diffusione delle intelligenze artificiali nel pianeta rivela come nel primo trimestre dell’anno l’utilizzo dell’IA tra la popolazione lavorativa mondiale sia salita di un punto e mezzo percentuale, arrivando al 17,8% e con una interazione per almeno 90 minuti ogni mese. E guardando a come quest’uso è distribuito ci sono diverse sorprese.

Potremmo pensare infatti che gli Stati Uniti siano la realtà al mondo in cui l’intelligenza artificiale è sfruttata parecchio dalla sua popolazione. Eppure, nonostante parliamo del Paese delle eccellenze del settore a livello mondiale, in primis Nvidia, gli USA arrancano non certo nello sviluppo (dove sono i leader) ma nell’utilizzo finale, superati da non pochi altri Stati. 

A svettare sono gli Emirati Arabi Uniti, con un’adozione dell’intelligenza artificiale da parte della sua popolazione che va oltre il 70%. A ruota Singapore, a quota 63%. Certo, parliamo anche di popolazioni più ristrette e concentrate rispetto agli USA, che hanno maggior facilità nell’implementazione su scala. E va detto che le prime due delle classifiche hanno di fatto implementato l’IA nei loro settori produttivi e dei servizi, con degli ingenti investimenti pubblici e privati.

La buona prestazione dell’Europa e com’è messa l’Italia

È interessante comunque notare il fatto che dietro queste due realtà così ricche e tecnologicamente sensibili e avanzate abbiamo una serie di Paesi europei, a cominciare dalla Norvegia con un tasso di adozione dell’IA nel primo trimestre del 2026 pari al 48,6%. Sopra al 40% anche l’Irlanda, la Francia, la Spagna, il Regno Unito e i Paesi Bassi, con dati in crescita per tutti. L’Italia, che fatica a considerare l’innovazione come chiave di volta fondamentale non solo per il suo futuro ma anche per il suo presente, è 25esima in classifica, sebbene anch’essa stia crescendo nell’uso dell’IA: nel primo semestre del 2025 eravamo al 25,8%, nel primo trimestre del 2026 siamo saliti al 30,2%.

Andando nello specifico, e facendo riferimento ai dati diffusi dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano del febbraio 2026, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nel 2025 un valore pari a 1,8 miliardi di euro, il 50% in più rispetto all’anno prima. E nel 2025 l’intelligenza artificiale è stata al centro di almeno un progetto del 71% delle nostre imprese. Sono alcuni dati che dimostrano come questa tecnologia stia cambiando il mondo del lavoro: il 41% dei lavoratori italiani nel 2025 ha fatto uso dell’IA per compiti che altrimenti non avrebbe potuto svolgere.

La Cina indietro rispetto ad altri Paesi asiatici

Infine l’Asia, dove l’intelligenza artificiale sta prendendo il largo in maniera più vorticosa: tra i 15 mercati globali del settore, 10 sono proprio asiatici. Ma se realtà come la Corea del Sud, Thailandia, Giappone e Mongolia crescono nell’adozione, la Cina non tiene lo stesso passo, nonostante l’impegno di Pechino nello sviluppo di nuovi sistemi di IA che possano competere con quelli statunitensi.

Quello che è certo è che l’adozione dell’intelligenza artificiale mette a nudo le disparità economiche tra diversi Stati e aree del mondo, come quella africana dove non c’è lo stesso accesso a tecnologie come la banda larga diffusa o una alfabetizzazione digitale che coinvolge vasti settori della popolazione. E l’IA potrebbe aumentare quindi il divario, con Paesi avanzati che avranno ulteriori benefici nei loro processi produttivi e altri che rimarranno indietro.

(Fonte: https://www.visualcapitalist.com/mapped-ai-adoption-by-country-in-2026/?mc_cid=f29a004289&mc_eid=48ebbbbf74)

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