Uno sguardo alla produzione agricola mondiale secondo i dati più recenti della FAO e le prospettive future. La Cina domina staccando altre potenze globali, ma il valore della produzione nel mondo è concentrata per oltre la metà in cinque Paesi.
La Cina ha una posizione di vantaggio nell’economia mondiale grazie ad alcuni assi nella manica, come la sua industria manifatturiera, l’export, le materie prime cruciali (come quelle per il settore automobilistico, dove sta acquistando sempre più importanza globale con i propri marchi), la transizione ecologica. Ma può contare anche sullo status di più grande economica agricola del mondo.
Il valore di produzione agricola della Cina supera India, Stati Uniti e Brasili messi assieme
I dati della FAO relativi alla produzione del 2024 attestano infatti che il 36% di quella mondiale è frutto della Cina. In particolare Pechino produce nel settore un valore pari a 1.900 miliardi di dollari, sui 5.200 di produzione agricola globale registrati secondo le ultime rilevazioni.
Se quindi da un lato parliamo di un settore che non conosce crisi, come approfondiremo a breve, dall’altro la Cina (che di recente ha approvato un piano quinquennale per la sicurezza alimentare, rafforzando il proprio sistema nazionale di cooperative che si occupano dell’approvvigionamento e della commercializzazione dei prodotti agricoli) conferma la sua nomea di gigante mondiale nell’agricoltura con una produzione il cui valore da solo è pari a India, Stati Uniti e Brasile messi assieme. Ovvero, rispettivamente, il secondo, terzo e quarto posto della classifica della FAO. E per capirci ulteriormente, l’India che si trova alle spalle della Cina ha un valore di produzione agricola che è ben al di sotto della metà rispetto a chi la precede, ovvero 573 miliardi di dollari. Inoltre i primi cinque Paesi, da soli, generano un valore produttivo che si avvicina al 60% del totale mondiale.
L’Europa e l’Italia: l’importanza delle nicchie alimentari
L’Italia si trova al 15esimo posto con una quota mondiale dell’1,1%, alla pari di Vietnam, Australia e Colombia, e un valore complessivo di 56 miliardi di dollari. Se guardiamo al continente europeo (non all’Unione Europea), la Russia svetta grazie alla sua produzione ed esportazione cerealicola e una quota mondiale dell’1,7, pari ad un valore di 87 miliardi di dollari. L’Ucraina, leader globale nell’esportazione di olio di girasole, invece presenta nel 2024 una quota dello 0,6% (29 miliardi di dollari).
Ritornando all’Italia, i suoi punti di forza risiedono nei prodotti agricoli di pregio, come ad esempio il vino o l’olio d’oliva, puntando quindi sulla potenzialità della nicchia alla pari di altri Paesi europei, non potendo competere ovviamente con gli immensi volumi dei prodotti agricoli di base dei Paesi più grandi.
Secondo i più recenti dati ISTAT del 2025, la produzione nazionale è cresciuta leggermente dello 0,3%, trainata in particolare dall’olio d’oliva, con un +9,6%, e a seguire cereali (+4,1%) e vino (+2,9%). In calo invece l’occupazione nel settore dello 0,5%, mentre il valore aggiunto ha registrato un lievissimo discostamento dello 0,1% (confermandoci comunque in testa nell’Unione Europea per questo indicatore) e i prezzi dei prodotti agricoli sono saliti del 3,8%.
Le prospettive del prossimo decennio
Per quanto riguarda le prospettive future, un altro rapporto della FAO, in collaborazione con l’OCSE e che riguarda le previsioni sul settore agricolo globale nel periodo 2026-2035 stima che la produzione salirà del 13% nel prossimo decennio. Ma su queste prospettive pesano le tensioni geopolitiche mondiali, che possono riflettersi in aumenti del costo dell’energia e dei fertilizzanti, oltre alle variabili del cambiamento climatico. Con potenziali cali nei redditi dei lavoratori del settore (anche se nei prossimi dieci anni è previsto un aumento del 9% del reddito agricolo lordo medio pro capite) e un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli.
Sempre il report sottolinea che la produzione presenta livelli più elevati in rapporto al singolo lavoratore in Nord America, nell’Europa Occidentale e in Nuova Zelanda, grazie anche a processi produttivi più tecnologici e bassa intensità lavorativa. Cresceranno però a livello globale anche le emissioni serra, del 6,5%, principalmente a causa degli allevamenti intensivi (per il 77%) e a seguire per via dell’uso dei fertilizzanti sintetici (per il 23%).
Riguardo i consumi alimentari, a crescere maggiormente sarà il Sud-Est asiatico (+39%), in particolare per il motivo dell’espansione demografica. Resisterà però il divario in termini di sicurezza alimentare tra Paesi a maggior reddito e Paesi con redditi pro capite bassi, come nell’Africa subsahariana, che pagano anche un mercato condizionato da infrastrutture non adeguate, così come i processi di stoccaggio e di distribuzione.
(Fonte: https://www.visualcapitalist.com/ranked-worlds-largest-agricultural-economies/)