I satelliti sono un’autentica infrastruttura critica per il pianeta, ed è uno specchio dei tempi che viviamo il fatto che gli operatori privati stiano surclassando governi ed enti pubblici nei lanci. Un operatore in particolare.
In un’era che dalla società dell’informazione si è evoluta verso la società della connessione perpetua, i satelliti giocano un ruolo fondamentale per sostenere sia le nostre attività quotidiane che quelle nazionali e sovranazionali. Insomma, sono delle vere e proprie infrastrutture critiche. E i privati sono sempre più protagonisti in questa corsa nel popolare l’orbita bassa del nostro pianeta di oggetti celesti che ricoprono scopi civili e militari.
L’aumento vertiginoso dei satelliti in orbita
Le costellazioni satellitari sono fondamentali per le nostre comunicazioni (e sono quelle che popolano in particolare l’orbita bassa), ma anche per le geolocalizzazioni, l’osservazione della Terra per scopi di difesa (anche di spionaggio) o per monitorare la situazione del nostro pianeta, dalla meteorologia (con tutti gli scopi annessi e connessi) agli studi dei cambiamenti climatici.
E ce ne sono parecchi in orbita: dal primo, che è stato lo Sputnik nel 1957, ne sono stati lanciati secondo l’Agenzia Spaziale Europea circa 20.000 al 2025. Alcuni si sono distrutti, facendo ad esempio ritorno sulla Terra in modalità sicura dopo il decadimento orbitale, altri sono tutt’ora sopra l’atmosfera terrestre, e parliamo di circa 13.000 unità, sempre al 2025. E 11.000 circa funzionano ancora. Di questo passo, si parla di una stima di circa 60.000 satelliti orbitanti entro la fine di questo decennio.
SpaceX domina il mercato dei satelliti
Perché in effetti i ritmi di produzione e lancio sono abbastanza vivaci. A dare man forte al popolamento di oggetti celesti sopra le nostre teste SpaceX, la creatura di Elon Musk sempre più centrale nel suo business (e in vista della quotazione in Borsa il prossimo 12 giugno si vocifera di una fusione con l’altra creatura del miliardario sudafricano, Tesla, come riporta Bloomberg citando l’investitore Peter Diamandis).
Ad oggi questa azienda primeggia nel mercato mondiale dei satelliti grazie alle 10.262 unità lanciate in orbita e tutt’ora operative. Un numero enorme se consideriamo che, secondo i dati divulgati da AEI Space Navigator, il secondo operatore mondiale (OneWeb, facente parte del gruppo Eutelsat) ne possiede in orbita bassa “solo” 632.
Più staccate le realtà dei governi e degli enti pubblici, come l’Esercito americano (244) o quello cinese (168), ma anche la stessa NASA, che possiede nello spazio immediatamente sopra di noi giusto 90 satelliti. Gli operatori privati, insomma, stanno correndo a perdifiato. Lo scorso anno un altro colosso come Amazon ha dato via al progetto Kuiperlanciando i suoi primi satelliti per sfidare SpaceX nel mondo delle comunicazioni e di internet satellitare.
Perché SpaceX surclassa tutti con i suoi satelliti
Ma l’azienda di Musk sta dominando perché sta puntando tutto sull’economia di scala, con processi di produzione standardizzati, satelliti dai costi contenuti e quindi lanciati su dei razzi riutilizzabili, come i vettori Falcon 9. Non dimentichiamo poi gli affari con gli Stati, come il recente contratto da quasi 2 miliardi e mezzo di dollari firmato con l’amministrazione statunitense (per la precisione con la Space Force) per una costellazione in orbita bassa dagli scopi militari all’interno del programma dello Space Data Network Backbone. Sempre SpaceX fornisce servizi satellitari ai governi per scopi di sicurezza nazionale tramite lo Starshield.
Ma l’Unione Europea vuole chiedere ad operatori come SpaceX
Controcorrente invece l’Unione Europea, che invece sta andando verso una maggiore preferenza nei confronti degli operatori europei, escludendo di fatto realtà come quella di Musk di cui si punta a rallentare l’espansione nel nostro continente.
Dopo IRIS², il sistema satellitare per le connessioni sicure, l’UE come riporta Euronews intende adottare un provvedimento da parte della Commissione che privilegi operatori europei nei servizi mobili satellitari all’interno della banda di frequenza dei 2 GHz, che potrebbero essere utilizzate anche per le comunicazioni tra dispositivi come gli smartphone e i satelliti. Un campo, quello direct-to-device, dove operano anche SpaceX ed Amazon.
Questa iniziativa nasce sull’impulso degli ultimi tumulti geopolitici che hanno fatto capire all’Unione Europea la necessità vitale di essere quanto più possibile autosufficiente, considerata l’inaffidabilità degli Stati Uniti di Trump, che vede come fumo negli occhi l’UE. E questo proposito di “sovranità satellitare” potrebbe aumentare il fastidio della Casa Bianca, con la possibilità di ritorsioni nei confronti degli operatori europei.