BYD ha annunciato il debutto del proprio robot umanoide, proseguendo di gran carriera nella produzione e mettendo sotto pressione Tesla e il suo Optimus. Ma quale sarà l’utilità di quelli che in gergo tecnico sono chiamati Embodied AI?
Nella competizione tra nuove case automobilistiche la frontiera si sposta nel settore dell’alta tecnologica, già terreno di sviluppo per le vetture di ultima generazione. Ma i marchi vogliono andare oltre, approfittando dei progressi dell’intelligenza artificiale: l’ambizione è quella di far decollare l’industria della robotica con umanoidi (Embodied AI) in grado di compiere diverse azioni, per il momento elementari ma considerando l’avanzamento dell’IA questi compiti potranno essere più complessi.
Tesla rivoluziona i suoi processi industriali per l’Optimus
In particolare stiamo assistendo ad una tenzone tra le case cinesi e Tesla. Già accesa sul fronte delle auto, dove i marchi del Dragone sono riusciti a spodestare la creatura di Elon Musk nel settore in cui è stato pioniere, ovvero le vetture elettriche, questa competizione si sta spostando ora sul terreno dei robot umanoidi.
Dove Tesla ha annunciato da tempo il lancio del suo Optimus, che rappresenta un po’ il simbolo della trasformazione aziendale e industriale di questo marchio: non più una semplice casa automobilistica, ma un colosso dell’alta tecnologia concentrato sulla robotica, la guida autonoma e l’intelligenza artificiale. E Musk crede così tanto nell’Optimus da aver convertito gli impianti di produzione di Fremont dove si creavano le Model S e X.
Ma BYD è già pronta con il suo robot umanoide
Ma se il robot di Tesla è ancora in fase di sviluppo e non si intravede una data certa in cui entrerà in produzione (Musk ne vuole far uscire dalle fabbriche una milionata), la cinese BYD è già pronta mostrare al mondo il suo umanoide.
L’azienda di Shenzhen ha infatti annunciato al South China Morning Post il lancio dei propri robot (dal nome in codice Yao-Shun-Yu) già questo mese di agosto. I primi modelli debutteranno al Di Space di Zhengzhou, sorta di centro espositivo di Build Your Dreams che potremmo definire uno showroom multimediale ed esperienziale. E non si tratterà di prototipi, ma di robot fatti, finiti e ufficiali, e con le funzionalità operative.
Anche altri marchi automobilistici cinesi stanno lavorando a spron battuto per produrre i propri robot umanoidi. Xpeng di recente ha annunciato di voler produrre entro la fine di quest’anno oltre 1.000 modelli del suo Iron. Al mese, tra l’altro, e con l’obiettivo di iniziare le consegne ai clienti nel 2027.
Di questo passo, ha ragione la vicepresidente esecutiva di BYD Stella Li quando sostiene che la Cina diventerà il primo mercato in cui verranno commercializzati i robot umanoidi, grazie anche ad una catena di fornitura di componenti prodotti su larga scala, di buona qualità e dai costi ridotti. Oltre ad un know-how radicato nella fabbricazione delle automobili, che per Pechino non sono solo dei semplici mezzi di locomozione ma degli strumenti di altissimo livello tecnologico, che integrano le migliori sofisticazioni in termini di infotainment e guida autonoma, sfruttando tecnologie, sensori e modelli di intelligenza artificiale che possono essere implementati nei robot.
Gli Stati Uniti chiudono le frontiere ai robot cinesi
Nel frattempo gli Stati Uniti, tramite la Federal Communications Commission (FCC), hanno inserito gli umanoidi dalla Cina (anche quelli quadrupedi) tra le merci soggette ad una stretta nell’importazione.
Una decisione dettata ufficialmente da motivi di sicurezza nazionale, per evitare che nel territorio americano entrino software cinesi potenzialmente spia come è stato già fatto con le auto. Ma che nasconde anche la volontà dell’amministrazione Trump di evitare che i produttori americani subiscano la pressione d’oltreoceano e possano avere più tempo per sviluppare i propri robot.
I dubbi sulle reali potenzialità dei robot umanoidi
C’è però un dettaglio che non va ignorato in questa euforia robotica: in concreto, quale sarà l’utilità di questi umanoidi? Potranno svolgere mansioni pericolose in fabbriche o zone a rischio, dando un effettivo contributo all’attività umana, o saranno un orpello ultratecnologico che si limiterà a stupirci salutandoci o portando un oggetto da un punto A al punto B, non andando molto oltre?
L’intelligenza artificiale che li governa sta facendo notevoli passi da gigante, e questo dovrebbe scongiurare il rischio di un robot dall’operatività limitatissima. Ma molto dipenderà anche dall’evoluzione degli arti: pensiamo alla fissazione di Musk affinché i suoi Optimus possano avere una loro autonomia con le mani, annunciando 22 gradi di libertà (la mano umana ne ha 27). Ma è proprio questa ricerca della destrezza a far ammettere allo stesso capo di Tesla la difficoltà nel ricreare una tale complessità simile a quella dell’uomo.
BYD dal canto suo intende inserire i propri umanoidi nelle catene di montaggio delle proprie auto, ma si parla anche di una vendita al pubblico tramite le proprie concessionarie.
