Menu di navigazione

Euro digitale: al lavoro per il futuro della moneta

Chiara ScottiChiara ScottiVice Direttrice generale e membro del Direttorio della Banca d'Italia
| 28/09/2026
Euro digitale: al lavoro per il futuro della moneta

L'euro digitale dovrà essere semplice da usare, rispettoso della privacy e realmente inclusivo. Dovrà essere conveniente per cittadini ed esercenti e sostenibile per gli intermediari che lo distribuiranno. Dovrà rafforzare la resilienza senza compromettere la stabilità finanziaria. E dovrà offrire alle persone qualcosa che percepiscano come concretamente utile.

Vorrei iniziare da un dato molto semplice. Solo pochi anni fa, quasi il 60 per cento dei pagamenti effettuati in Italia nei punti vendita avveniva in contanti, mentre oggi questa quota è scesa al 49 per centonota 1. Non è soltanto un cambiamento nelle nostre abitudini. È una trasformazione che riguarda progressivamente l’architettura stessa del sistema dei pagamenti. Mentre il modo in cui paghiamo diventa digitale, il contante rimane oggi l’unica forma di moneta della banca centrale direttamente accessibile a tutti i cittadini. Ed è questo, a mio avviso, il punto da cui partire per comprendere l’euro digitale. La questione non è semplicemente dotare il contante di un equivalente tecnologicamente più avanzato. È fare in modo che, anche in un’economia nella quale una parte crescente delle transazioni avviene in forma digitale, i cittadini europei continuino ad avere la possibilità di utilizzare direttamente la moneta pubblica. Solo la moneta pubblica, infatti, grazie alla garanzia offerta dalle banche centrali che la emettono, assicura sempre la protezione del suo valore nominale; ed è da questa sua caratteristica di “àncora monetaria” che scaturisce la stabilità del sistema: possiamo utilizzare gli strumenti di pagamento emessi dalle banche proprio perché siamo sicuri che essi siano convertibili in moneta pubblica.  Il contante è qui per rimanere, ci tengo a sottolinearlo. Anzi la Banca Centrale Europea è al lavoro per la terza serie delle banconote in euro e proprio in questi giorni si è concluso il sondaggio online per la scelta del nuovo design. Gli europei sono stati chiamati a scegliere e hanno partecipato in massa: quasi 10 milioni di persone hanno voluto rispondere al sondaggio, oltre un milione e centomila solo dall’Italia. Una decisa dimostrazione di quanto l’euro sia parte della nostra identità condivisa. Ma oggi affiancare la moneta pubblica digitale alle banconote conta per diverse ragioni. Conta per la libertà di scelta: perché dovrebbe essere possibile utilizzare una forma pubblica di moneta non soltanto nel mondo fisico, ma anche in quello digitale. Conta per l’inclusione: perché una moneta pubblica deve essere accessibile al maggior numero possibile di persone, indipendentemente dallo strumento tecnologico utilizzato o dalle competenze digitali. Conta per la resilienza: perché i pagamenti sono ormai un’infrastruttura essenziale per il funzionamento delle nostre economie. Conta anche per l’autonomia europea: perché in un settore così strategico l’Europa deve poter disporre di una propria capacità di pagamento, che si affianchi alle soluzioni offerte dal mercato e sostenga l’innovazione privata. Stiamo lavorando per costruire uno strumento semplice, sicuro e ampiamente accessibile, utilizzabile in tutta l’area dell’euro, sia online sia offlinenota 2, quando non c’è connessione di rete. Con l’euro digitale pagheremo in tutti i negozi fisici e nel commercio elettronico, potremo scambiare istantaneamente denaro tra persone, anche quando queste si trovano in paesi diversi. Tra poco i miei colleghi entreranno nel merito del progetto: che cos’è, perché lo stiamo realizzando, come funzionerà e quali sono le tempistiche previste. La tavola rotonda che seguirà consentirà di confrontare i punti di vista degli intermediari, dei commercianti e degli utenti. In questo intervento introduttivo, vorrei invece concentrarmi su una questione diversa. Dopo diversi anni dedicati a definire le ragioni e le caratteristiche dell’euro digitale, siamo entrati in una fase nuova. Le domande che abbiamo davanti sono diventate più concrete. Non si tratta più soltanto di chiederci perché possa essere utile avere una forma digitale della moneta pubblica.  Si tratta di dimostrare la nostra capacità di costruirla bene.  Da questo punto di vista, credo che nei prossimi mesi il progetto debba superare due prove. La prima è la prova delle regole. Il Regolamento europeo tradurrà gli obiettivi del progetto in un insieme di diritti, obblighi e incentivi coerenti. Lo farà ricercando il migliore equilibrio tra esigenze tutte legittime, ma non sempre immediatamente coincidenti: quelle dei cittadini, degli esercenti, degli intermediari e, più in generale, di stabilità del sistema finanziario. Sarà compito di tutti gli attori in gioco fare in modo che le regole definite a livello europeo trovino piena realizzazione tanto nelle soluzioni applicative quanto nei comportamenti e nelle prassi che verranno adottate. La seconda è la prova dei fatti. Mi riferisco alla fase pilota, una sperimentazione concreta che nel corso del 2027 coinvolgerà un numero selezionato di intermediari, di esercenti e di utenti per mettere alla prova la versione quasi finale, chiamata versione betanota 3, del futuro euro digitale. Non sarà soltanto un test della tecnologia. Dovremo capire come assicurare che lo strumento sia semplice da utilizzare ed efficiente da distribuire e accettare in pagamento, e come farlo funzionare nei diversi contesti per i quali è stato progettato, affinché offra un valore tangibile alle persone che dovranno utilizzarlo, risolvendo eventuali criticità inaspettate e individuando anche i punti di miglioramento, prima che venga messo a disposizione di tutti i cittadini.  È su queste due prove – le regole e la realtà – che vorrei soffermarmi oggi.

Regolamento

Partiamo dal test delle regole. Il percorso è cominciato nel 2023 con la proposta legislativa presentata dalla Commissione europea. Per una questione importante come l’evoluzione della nostra moneta c’è bisogno di una fonte normativa che sia frutto di tutte le diverse anime che compongono l’Europa. Per questo si sono espressi i governi nazionali – con la versione del Consiglio europeo presentata alla fine del 2025 – e i cittadini, tramite i loro rappresentanti al Parlamento europeo, che hanno votato la propria posizione sul dossier a giugno di quest’anno. Queste tre istituzioni si stanno incontrando proprio in questi giorni per definire una versione finale che risolva le distanze e ne faccia un unico testo condiviso. L’euro digitale, infatti, potrà nascere solo grazie a regole europee chiare, approvate attraverso un processo democratico e applicate in modo uniforme in tutta Europa. Il Regolamento stabilirà che cosa sarà l’euro digitale, chi potrà utilizzarlo, come sarà distribuito e quali diritti e tutele avranno cittadini e imprese. Definirà inoltre il ruolo, le responsabilità e le modalità operative degli intermediari coinvolti. Fisserà anche il quadro di riferimento per la privacy, la sicurezza, l’inclusione e la stabilità finanziaria. Il Regolamento deve trasformare gli obiettivi del progetto in scelte concrete. E questo significa trovare un equilibrio tra esigenze diverse, tutte valide, ma non sempre perfettamente allineate. Vorrei fare tre esempi. Il primo riguarda il rapporto tra l’utilizzo dell’euro digitale e la stabilità finanziaria. Perché l’euro digitale abbia senso deve essere abbastanza attrattivo e facile da utilizzare per gli utenti. Al tempo stesso deve rimanere principalmente uno strumento di pagamento e non deve diventare uno strumento di risparmio alternativo ai depositi bancari. Per questo, si sta discutendo come fissare la quantità massima di euro digitale detenibile da ciascun utente – il cosiddetto “holding limit” – e come consentire di effettuare agevolmente anche pagamenti superiori al saldo disponibile nel proprio borsellino digitalenota 4 – il cosiddetto “wallet”. La questione non è soltanto tecnica. Si tratta di preservare il ruolo dell’intermediazione bancaria e la capacità delle banche di finanziare l’economia, senza ridurre l’utilità dell’euro digitale come mezzo di pagamento.

Un secondo esempio riguarda la privacy. La protezione della riservatezza è una delle caratteristiche sulle quali si gioca la fiducia degli utenti. Per i pagamenti offline l’obiettivo è offrire un livello di privacyparagonabile a quello del contante, garantendo la possibilità agli utilizzatori di mantenere riservati i propri dati. Anche nel caso di pagamenti online, l’Eurosistema non sarà in grado di identificare direttamente pagatore e beneficiario. Al tempo stesso, la Commissione dovrà adottare norme di secondo livello, come limiti al valore o al numero dei pagamenti offline, adeguate a garantire l’efficacia dei presidi normativi per il contrasto all’uso illecito della moneta, come il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Anche qui la sfida è trovare il punto di equilibrio: proteggere la riservatezza dei cittadini senza indebolire i presidi che proteggono l’integrità del sistema finanziario.

Il terzo esempio riguarda i costi e gli incentivi economici. L’euro digitale deve essere conveniente sia per chi lo utilizza, sia per chi lo accetta in pagamento. Nel caso dei cittadini è previsto che l’euro digitale sia gratuito per i servizi di base, come aprire un wallet e utilizzarlo per i pagamenti quotidiani. Gli esercenti pagheranno commissioni di accettazione dell’euro digitale, che saranno soggette a limiti attualmente in discussione, consapevoli che uno degli obiettivi del progetto è proprio quello di contribuire a un mercato dei pagamenti più competitivo.

La Banca d’Italia sta supportando questo dibattito con analisi sia qualitative sia quantitative, in modo da contribuire alla definizione di un tetto alle commissioni che sia economicamente sostenibile e concretamente applicabilenota 5. È un tema particolarmente rilevante in Italia, dove quasi il 95 per cento delle imprese ha meno di dieci addetti, perché le imprese più piccole hanno generalmente una capacità negoziale inferiore rispetto ai grandi operatori nel rapporto coi fornitori di servizi di pagamentonota 6. Da queste analisi emerge, tra l’altro, l’importanza di costruire regole che siano semplici, trasparenti e concretamente verificabili. Proprio su questo punto vorrei soffermarmi. 

Un limite alle commissioni può offrire una tutela importante, soprattutto agli esercenti con minore capacità negoziale. Ma la sua efficacia dipende anche da come viene costruito. Meccanismi complessi, difficili da verificare o influenzabili dalle condizioni contrattuali dei singoli operatori possono essere un ostacolo alla diffusione dell’euro digitale e quindi alla realizzazione dei suoi benefici per il mercato. Si deve però guardare anche all’altro lato del mercato, dato che saranno le banche e gli altri prestatori di servizi di pagamento a distribuire l’euro digitale, a integrare i propri sistemi e a fornire i servizi agli utenti. Il modello dovrà quindi garantire una remunerazione adeguata e incentivi sufficienti a investire e a offrire un servizio di altissima qualità. L’Eurosistema contribuirà a rendere possibile questo equilibrio assumendosi direttamente una parte rilevante dei costi dell’infrastruttura: per l’euro digitale non applicherà le commissioni di schema e regolamento agli intermediari. Sono questi alcuni dei principali nodi che i co-legislatori stanno cercando di sciogliere con il supporto dell’Eurosistema: il successo dell’euro digitale dipenderà anche dalla capacità di trovare un punto di equilibrio tra queste esigenze. L’obiettivo è concludere l’iter legislativo nel corso del 2026. Solo dopo l’adozione del Regolamento, infatti, la Banca Centrale Europea potrà prendere la decisione finale sull’eventuale emissione e la relativa tempistica. A oggi una possibile emissione potrebbe avvenire nel 2029.

Percorso verso l’emissione: il pilot

Veniamo al secondo banco di prova: quello della realtà. Parallelamente al percorso legislativo, l’Eurosistema si sta preparando a portare l’euro digitale fuori dai documenti progettuali e dalle specifiche tecniche, per verificarne concretamente il funzionamento. Il progetto pilota partirà nella seconda metà del 2027 e durerà 12 mesi. La sperimentazione servirà a verificare il funzionamento della piattaforma di servizi per l’euro digitale e la sua interazione con i sistemi degli intermediari in condizioni controllate, ma di vita reale. Metteremo alla prova componenti, processi operativi ed esperienza utente con pagamenti reali online e offline. In particolare, andremo a verificare sul campo quattro casi d’uso: i trasferimenti tra persone sia con connessione internet sia offline, gli acquisti al punto vendita e lo shopping online. Sarà un test tecnico certamente, ma anche economico e comportamentale. Un sistema di pagamento può essere tecnicamente molto ben costruito, ma non per questo essere utilizzato. Il vero test sarà quindi capire come l’euro digitale funzioni quando entra nella vita quotidiana: se l’esperienza è semplice per chi paga, se l’accettazione è agevole per gli esercenti, se l’integrazione è sostenibile per gli intermediari e se lo strumento offre, nei diversi casi d’uso, un beneficio sufficientemente chiaro da indurre le persone a utilizzarlo. È un problema particolarmente avvertito nei pagamenti, dove utenti, esercenti e intermediari dipendono gli uni dagli altri. Un cittadino ha interesse a utilizzare un nuovo strumento se può spenderlo con facilità; un esercente ha interesse ad accettarlo se viene utilizzato dai propri clienti; gli intermediari hanno interesse a investire se esistono prospettive di utilizzo sufficienti. Il pilota coinvolgerà 36 prestatori di servizi di pagamento autorizzati nell’area dell’euro, insieme a un numero limitato di punti vendita fisici e piattaforme di e-commerce, la cui selezione partirà nelle prossime settimane. Per effettuare i test, come utenti saranno coinvolti, su base volontaria, i dipendenti delle banche centrali dell’Eurosistema, inclusi noi della Banca d’Italia. La presenza italiana sarà particolarmente significativanota 7. Conferma la solidità delle competenze e della capacità industriale del nostro sistema nel settore dei pagamenti e offre agli intermediari coinvolti l’opportunità di contribuire direttamente alla messa a punto di soluzioni e modalità operative destinate a inserirsi in un contesto europeo. È un’occasione importante per valorizzare un patrimonio di esperienza che rappresenta da tempo un punto di forza del nostro Paese. Al pilot parteciperanno anche fornitori tecnologici, a supporto dei prestatori di servizi di pagamento che sono stati selezionati. Il loro ruolo in quanto aggregatori di funzionalità standardizzate, comuni e ad alta interoperabilità è fondamentale per realizzare le economie di scala e di scopo che permetteranno di ridurre gli investimenti e i costi operativi in capo agli intermediari.

C’è poi una dimensione del test alla quale attribuisco particolare importanza: l’inclusione. L’Eurosistema sta finalizzando la sua app dedicata all’euro digitale, che incorporerà, già in sede di sperimentazione pilota, standard di accessibilità molto elevati, andando oltre i requisiti massimi previsti nell’Atto europeo sull’accessibilità. Una moneta pubblica, infatti, deve essere realmente utilizzabile dal maggior numero possibile di persone. Deve poter essere utilizzata da persone di ogni età, indipendentemente dalla condizione fisica, economica e di competenze digitali: se l’euro digitale è di tutti, allora deve essere costruito per tutti. Questo è ancora più importante se pensiamo al fatto che poter pagare in modo digitale significa sempre di più poter accedere a servizi da cui altrimenti si può restare esclusi. Anche da questo punto di vista il pilot dovrà servire soprattutto a imparare: osservare dove emergono difficoltà, capire se alcune procedure sono troppo complesse, modificare ciò che non funziona come previsto. I lavori per il pilot sono iniziati ufficialmente dal primo novembre 2025, le prime transazioni avverranno nella seconda metà del 2027 e dureranno un anno.  Successivamente alla fase di test affronteremo il tema di come accompagnare un’eventuale introduzione sul mercato. Servirà una immissione graduale, ordinata e guidata. Dovremo adottare criteri per allargare la partecipazione degli utenti, dei commercianti e dei prestatori dei servizi di pagamento. Per questo l’introduzione progressiva dell’euro digitale dovrà essere pensata come un ecosistema a cui partecipano tutti i protagonisti del mercato, sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Le modalità attraverso cui accompagnare questa fase di diffusione devono ancora essere definite. Nei pagamenti gli effetti di rete sono determinanti. Perché un nuovo strumento sia utile, dovrà crescere in modo sufficientemente coordinato la partecipazione di utenti, esercenti e intermediari, garantendo in particolare che gli utenti possano facilmente trovare esercenti presso i quali utilizzare l’euro digitale anche in assenza del corso legale. Il pilot sarà anche un’occasione per imparare come gestire un’eventuale introduzione su scala più ampia, perché anche il rilascio deve essere progettato. Il principio è che le persone devono poter provare l’euro digitale in situazioni di vita reale, toccando con mano l’utilità dello strumento. Devono poterlo usare per comprare un caffè, un biglietto, per la spesa, per un pagamento tra amici, per un acquisto online. Solo così la sperimentazione diventa esperienza e si costruisce la fiducia.

Conclusioni

Prima di lasciarvi al ricco programma di oggi, vorrei concludere ritornando alla domanda da cui siamo partiti. Se una parte crescente della nostra vita economica si sposta nel mondo digitale, dobbiamo chiederci quale ruolo vogliamo che continui ad avere la moneta pubblica e su quali infrastrutture vogliamo che poggino i pagamenti europei. È una domanda che riguarda certamente la comodità e la possibilità di scegliere come pagare. Ma riguarda anche qualcosa di più: la resilienza del nostro sistema e la capacità dell’Europa di mantenere un margine di azione autonomo in un settore ormai essenziale per il funzionamento dell’economia.  Oggi, circa i due terzi delle transazioni con carte nell’area euro dipendono da operatori e infrastrutture non europee. Di per sé, non è una ragione per rinunciare all’apertura dei nostri mercati o ai benefici che operatori internazionali hanno portato ai consumatori europei. È però evidente che un’area economica con oltre 356 milioni di persone debba poter contare su una infrastruttura pubblica, europea, sicura e resiliente per i pagamenti digitali, che si affianchi alle soluzioni private, offrendo maggiore scelta. Su questo punto anche il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha ricordato come “in un mondo sempre più competitivo e instabile, la capacità dell’Europa di agire in modo coerente e coordinato non è semplicemente una delle tante opzioni disponibili, ma il presupposto indispensabile per preservare la nostra prosperità, la nostra sicurezza e la nostra forza economica”nota 8. L’euro digitale è una parte di questa risposta. Ma credo sia importante non confondere l’ambizione del progetto con il suo successo. Ora dobbiamo fare in modo che ciò che stiamo costruendo sia all’altezza delle aspettative. L’euro digitale dovrà essere semplice da usare, rispettoso della privacy e realmente inclusivo. Dovrà essere conveniente per cittadini ed esercenti e sostenibile per gli intermediari che lo distribuiranno. Dovrà rafforzare la resilienza senza compromettere la stabilità finanziaria. E dovrà offrire alle persone qualcosa che percepiscano come concretamente utile.

NOTE

  1. *Ringrazio Luca Francescangeli per il supporto che ha fornito nella preparazione di questo intervento.
  2. 1 In Italia, dati BCE SPACE 2019, il 58% del totale in valore dei pagamenti al punto vendita era in contanti, quota scesa poi al 49% secondo la successiva rilevazione SPACE 2024. Fonte: N.68-MISP.pdf
  3. 2 Pagamenti effettuati senza connessione alla rete, il cui esito è registrato direttamente sui dispositivi utilizzati per il pagamento.
  4. 3 La versione beta dell’euro digitale sarà un mezzo di pagamento digitale emesso dalle banche centrali dell’Eurosistema, a fronte della ricezione di fondi da parte dei prestatori di servizi di pagamento (PSP) partecipanti alla sperimentazione. Non avrà corso legale e da un punto di vista tecnico e funzionale sarà il più vicino possibile a quanto al momento previsto nelle proposte di Regolamento europeo per l’euro digitale. Per maggiori informazioni tecniche è possibile consultare la pagina internet della BCE dedicata alla sperimentazione: Digital euro pilot.
  5. 4 Attraverso le operazioni cosiddette di waterfall e reverse waterfall sarà garantita la possibilità di pagare o ricevere denaro anche in eccesso rispetto al saldo o al limite di detenzione del wallet in euro digitale. Per attivare il servizio sarà necessario collegare il proprio wallet in euro digitale a un conto corrente bancario. Le somme ricevute in eccesso all’holding limit o necessarie a fare un pagamento superiore al saldo del wallet in euro digitale saranno rispettivamente depositate sul conto corrente collegato o prelevate da esso all’atto di autorizzazione del pagamento in euro digitale.
  6. 5 Si veda in particolare: Ardizzi G., Canale V., Drago G., Palazzo S., Pimpini E. e Rocco G. (2026), “Digital Euro Fees: A Contribution to the Discussion on the Compensation Model”, Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento, di prossima pubblicazione; Branzoli N., Pietrosanti S. e Vita A. (2026), “Fee-cap models for payment instruments: a Policy Perspective“, Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento, n. 88; Padellini T. e Pietrosanti S. (2026), “The The Digital Euro from the Merchant Side: Fees, Persistence, and Firm Expectations”, Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento, di prossima pubblicazione.
  7. 6 Secondo l’Annuario Istat 2025, il 94,8 per cento delle imprese italiane hanno meno di 10 addetti. Fonte: ASI-2025-volume-integrale.pdf
  8. 7 Tra gli intermediari selezionati figurano Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Sella, Isybank, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane e Unicredit. A questi si aggiunge Satispay, che formalmente parteciperà al pilot tra gli operatori del Lussemburgo dove ha la sede legale.
  9. 8 Panetta F. (2026), “Commercio e finanza in un mondo frammentato“, Intervento del Governatore della Banca d’Italia al 32° Congresso ASSIOM FOREX Venezia.
Barberio & Partners s.r.l.

Via Donatello 67/D - 00196 Roma
P.IVA 16376771008

Privacy Policy
Cookie Policy
Termini e Condizioni
Questo sito è protetto da reCAPTCHA e la Informativa sulla Privacy di Google, nonché i Termini di Servizio sono applicabili.