L’abbordaggio di una petroliera riconducibile alla cosiddetta shadow fleet russa nelle acque a largo di Pantelleria non è un gesto improvvisato né un’azione dimostrativa. È il risultato di un processo tecnico che coinvolge intelligence, sorveglianza marittima, diritto internazionale e capacità operative sviluppate in anni di missioni nel Mediterraneo.
La cosiddetta shadow fleet è composta da centinaia di petroliere utilizzate per trasportare greggio russo aggirando il regime sanzionatorio occidentale. Molte navigano con bandiere di comodo, cambiano frequentemente proprietà, utilizzano società registrate in diversi Paesi e, in alcuni casi, manipolano o spengono il sistema AIS, il transponder che trasmette posizione, rotta e velocità della nave. Tutto ciò rende più complessa la ricostruzione della catena logistica.
Ma come si arriva materialmente all’abbordaggio?
Il primo livello è quello informativo. Satelliti, pattugliatori marittimi, radar costieri, sistemi AIS, immagini commerciali e banche dati navali vengono continuamente analizzati per individuare anomalie. Rotte incoerenti, improvvisi cambi di bandiera, trasferimenti di proprietà, soste sospette o operazioni di ship-to-ship transfer costituiscono indicatori di rischio che vengono valutati dagli analisti.
Una volta individuata un’unità d’interesse, entra in gioco la componente operativa. Una nave militare si avvicina mantenendo il controllo tattico dell’area, stabilisce il contatto radio con il comandante della petroliera e comunica l’intenzione di effettuare un’ispezione nel rispetto del mandato ricevuto e delle norme del diritto del mare.
Successivamente viene impiegato un Boarding Team, personale appositamente addestrato della Marina Militare. Gli operatori raggiungono la nave con gommoni veloci o mediante elicottero quando le condizioni lo richiedono. L’obiettivo non è sequestrare automaticamente l’imbarcazione, ma verificarne identità, documentazione, equipaggio, carico, certificazioni, registro navale e reale proprietà.
Se emergono incongruenze, le informazioni vengono trasmesse alle autorità competenti e agli organismi europei incaricati dell’applicazione delle sanzioni. Ogni dato raccolto contribuisce inoltre ad aggiornare il quadro di intelligence marittima, permettendo di individuare le reti societarie e finanziarie che sostengono la flotta ombra.
L’operazione avvenuta vicino a Pantelleria assume un valore strategico perché il Canale di Sicilia rappresenta uno dei principali snodi tra Mediterraneo orientale e occidentale. Da qui transitano rotte energetiche, traffici commerciali e asset militari della NATO e dell’Unione Europea.
La Marina Militare italiana abborda una petroliera della shadow fleet russa: come si è svolta l’operazione

