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	<title>USA&lt; Europa Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Accordo commerciale UE-USA: fino a 19 miliardi di dollari di costi aggiuntivi per l’industria farmaceutica europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 16:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Industria farmaceutica]]></category>
		<category><![CDATA[USA< Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Farma.png" type="image/jpeg" />L’introduzione di dazi del 15% sui farmaci di marca esportati negli Stati Uniti rischia di ridefinire l’equilibrio transatlantico del settore pharma. Tra incertezza normativa, impatto sui prezzi e strategie di mitigazione, le aziende rivedono supply chain e relazioni industriali. L’inclusione del comparto farmaceutico nell’ambito dell’accordo commerciale bilaterale tra Unione Europea e Stati Uniti potrebbe comportare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Farma.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione di dazi del 15% sui farmaci di marca esportati negli Stati Uniti rischia di ridefinire l’equilibrio transatlantico del settore pharma. Tra incertezza normativa, impatto sui prezzi e strategie di mitigazione, le aziende rivedono supply chain e relazioni industriali.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’inclusione del <strong>comparto farmaceutico</strong> nell’ambito dell’<strong>accordo commerciale bilaterale tra Unione Europea e Stati Uniti</strong> potrebbe comportare un <strong>impatto economico compreso tra i 13 e i 19 miliardi di dollari</strong> per l’industria del farmaco europea. È quanto emerge da un’analisi congiunta di diversi analisti finanziari, tra cui UBS, ING e Bernstein, alla luce dell’annuncio delle nuove tariffe del <strong>15% sui farmaci di marca</strong>, confermato da Bruxelles lo scorso fine settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino ad oggi, i prodotti farmaceutici erano <strong>esenti da dazi doganali</strong>. Le esportazioni europee di medicinali verso gli Stati Uniti rappresentano, in valore assoluto, <strong>la principale voce del commercio UE-USA nel settore manifatturiero</strong>, con l’Europa che copre circa il <strong>60% delle importazioni farmaceutiche statunitensi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Farmaci generici (parzialmente) esclusi dalle tariffe: ambiguità normativa e interrogativi aperti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo preliminare prevede <strong>l’esenzione per alcune categorie di farmaci generici</strong>, ma le <strong>specifiche tecniche sulle molecole interessate non sono ancora state rese pubbliche</strong>. Secondo UBS, l’impatto sulle aziende attive nel generico come <strong>Sandoz</strong> dovrebbe rimanere contenuto nel 2025, ma l’incertezza permane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli analisti mettono in guardia sulla possibilità che l’accordo finale <strong>non venga firmato nei tempi previsti</strong>, lasciando margini a nuove iniziative unilaterali da parte dell’amministrazione USA. Il comparto resta infatti soggetto a una parallela <strong>indagine per motivi di sicurezza nazionale</strong>, lanciata da Washington e tuttora in fase istruttoria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra guerra commerciale e strategia elettorale: le mosse di Trump e i rischi di escalation</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Donald Trump, intervenendo a margine dei negoziati, ha ipotizzato tariffe <strong>fino al 200%</strong> su alcuni prodotti farmaceutici europei, nel quadro di una più ampia revisione dei rapporti commerciali tra Stati Uniti ed Europa. Sebbene tali percentuali siano state escluse dall’accordo preliminare, <strong>l’utilizzo strategico delle tariffe in chiave politica ed elettorale</strong> rappresenta un elemento di rischio persistente, in particolare alla vigilia delle elezioni presidenziali USA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di un <strong>disaccoppiamento regolatorio e industriale</strong> tra le due sponde dell’Atlantico si inserisce in un contesto più ampio di <strong>frammentazione del commercio internazionale</strong>, e potrebbe incentivare alcune aziende europee a <strong>delocalizzare la produzione</strong> o ad avviare <strong>joint venture locali</strong> per aggirare i nuovi vincoli tariffari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mitigazione dell’impatto: strategie industriali e riallineamento delle supply chain</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa della ratifica dell’accordo, le aziende farmaceutiche hanno cominciato ad adottare <strong>misure di contenimento dei costi</strong> e strategie di <strong>resilienza logistica</strong>. La francese <strong>Sanofi</strong> ha annunciato la <strong>cessione di uno stabilimento nel New Jersey a Thermo Fisher</strong>, mantenendo comunque la produzione dei propri trattamenti negli USA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, <strong>Roche</strong> ha comunicato un <strong>aumento delle scorte di farmaci sul suolo statunitense</strong>, per anticipare potenziali disagi nell’approvvigionamento. Secondo <strong>Courtney Breen</strong> (Bernstein), le principali multinazionali europee stanno anche <strong>ridefinendo i contratti con fornitori di ricerca clinica e manifattura a contratto (CDMO)</strong>, con l’obiettivo di ottimizzare i costi e mantenere margini operativi in un contesto di maggiore pressione fiscale indiretta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Effetti sui consumatori e sostenibilità dei prezzi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’impatto sul prezzo finale dei farmaci resta una delle principali incognite. Gli analisti di ING e UBS concordano sul fatto che <strong>una parte dei costi aggiuntivi potrebbe ricadere sui consumatori finali</strong>, in assenza di interventi pubblici o strategie di assorbimento da parte delle aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, nel breve termine, alcune big pharma potrebbero <strong>assorbire internamente gli oneri tariffari</strong> grazie alle elevate marginalità del settore e alla capacità di redistribuire i costi su scala globale. Le ripercussioni di lungo termine dipenderanno dalla <strong>durata e dall’estensione delle tariffe</strong>, così come dalla reazione del mercato interno statunitense e delle agenzie di regolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per la politica industriale europea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’introduzione di dazi doganali nel settore farmaceutico riapre il dibattito sulla <strong>necessità di una politica industriale europea comune</strong>, in grado di rafforzare la competitività strategica del comparto biofarmaceutico. La dipendenza dell’UE dal mercato statunitense in termini di <strong>accesso al mercato, regolazione FDA e logistica commerciale</strong> pone l’accento sull’urgenza di investimenti in <strong>capacità produttive autonome</strong>, <strong>infrastrutture regolatorie armonizzate</strong> e <strong>sostegno all’innovazione clinica e digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’industria farmaceutica europea, tradizionalmente orientata all’export, si trova oggi di fronte alla sfida di <strong>ridefinire il proprio posizionamento globale</strong>, tenendo conto di dinamiche che intrecciano <strong>commercio, sicurezza, salute pubblica e autonomia strategica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambiamento di paradigma per il commercio transatlantico della salute</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La possibile imposizione di tariffe del 15% sui farmaci europei negli Stati Uniti segna una <strong>svolta nei rapporti commerciali UE-USA</strong>. La portata dell’impatto, stimata fino a <strong>19 miliardi di dollari</strong>, evidenzia come la salute sia ormai entrata a pieno titolo tra le dimensioni geoeconomiche e strategiche del commercio globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel breve termine, l’effetto sarà contenuto da scorte e strategie industriali flessibili. Nel lungo periodo, il rischio è che queste dinamiche <strong>spingano verso una frammentazione normativa</strong> e una <strong>regionalizzazione dei mercati farmaceutici</strong>, con conseguenze sia per le imprese sia per i pazienti.</p>
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