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	<title>sicurezza Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Le bodycam in uso alla polizia: un testimone imparziale al servizio del cittadino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Castellan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[bodycam]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/07/cead0377-065d-413a-8ec0-e5401a575ca3-1.png" type="image/jpeg" />L&#8217;impiego delle bodycam nell’attività di polizia rappresenta uno dei più significativi punti di intersezione tra le innovazioni tecnologiche, le esigenze di documentazione probatoria e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone. Il presente contributo ripercorre l’evoluzione normativa e applicativa in Italia – dalla sperimentazione avviata dalla Polizia di Stato nel 2014, fino [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impiego delle <strong>bodycam</strong> nell’attività di polizia rappresenta uno dei più significativi punti di intersezione tra le innovazioni tecnologiche, le esigenze di documentazione probatoria e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presente contributo ripercorre l’evoluzione normativa e applicativa in Italia – dalla sperimentazione avviata dalla <strong>Polizia di Stato</strong> nel 2014, fino al recente ancoraggio normativo offerto dal <strong>decreto-legge n. 48 del 2025</strong> – per poi analizzare il modello di compliance in materia di protezione dei dati personali elaborato dal <strong>Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell&#8217;analisi si colloca la <strong>Valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati (DPIA)</strong>, strumento imprescindibile per il titolare del trattamento al fine di individuare, valutare e mitigare i “rischi elevati” derivanti dal trattamento effettuato per finalità di polizia, in conformità con le disposizioni del <strong>d.lgs. n. 51 del 2018</strong>.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>1. L&#8217;EVOLUZIONE DEL QUADRO NORMATIVO E APPLICATIVO&nbsp;</strong></h1>



<h2 class="wp-block-heading">1.1 Le origini della sperimentazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 la Polizia di Stato ha avviato i primi test per l’impiego delle bodycam nei servizi di ordine pubblico. In quell&#8217;occasione, il <strong>Garante per la protezione dei dati personali</strong> ha stabilito che i dispositivi venissero attivati solo in caso di effettiva necessità e che le immagini registrate fossero conservate esclusivamente per il tempo strettamente necessario.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Autorità, nel legittimare per la prima volta l&#8217;impiego delle bodycam, ha quindi evidenziato la necessità di coniugare le esigenze di sicurezza e di efficacia dell’attività di polizia con il diritto alla protezione dei dati personali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1.2 Il consolidamento della compliance</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un passaggio cruciale si è avuto nel 2021, quando la <strong>Polizia di Stato</strong> ha adottato un nuovo sistema di videoripresa indossabile. In tale occasione, il <strong>Dipartimento della pubblica sicurezza</strong> ha predisposto un’accurata <strong>Valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati (DPIA)</strong>, ricevendo il parere favorevole del Garante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con tale documento sono stati definiti gli orientamenti operativi e metodologici per le successive<strong> DPIA</strong>, condotte anche da altre Forze di polizia nazionali, concorrendo così a delineare uno standard di riferimento uniforme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1.3 Il nuovo ancoraggio normativo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cornice normativa si è ulteriormente consolidata con il <strong>decreto-legge 11 aprile 2025, n.&nbsp;48&nbsp;(art. 21, comma 1),</strong> il quale ha sancito la “<em>possibilità </em>“ di dotare il personale delle Forze di polizia nazionali di dispositivi di videoripresa, limitandone l’utilizzo ai servizi di ordine pubblico, controllo del territorio, vigilanza di siti sensibili e in ambito ferroviario.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>2. UN MECCANISMO DI TUTELA BIDIREZIONALE</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Le bodycam non sono un semplice strumento di lavoro: cristallizzando gli interventi esattamente per come si sono svolti,&nbsp;agiscono come un vero e proprio &#8220;testimone imparziale<strong>&#8220;</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il loro impiego “<em>visibile</em>” esercita una duplice funzione di deterrenza. A protezione degli operatori, poiché la consapevolezza di essere registrati tende a ridurre l&#8217;aggressività verbale e fisica (<em>de-escalation</em>), a contrastare la commissione di attività illecite (prevenzione) e a scoraggiare la presentazione di denunce infondate o strumentalizzazioni nei media. A tutela dei cittadini, poichè l&#8217;oggettività della prova digitale costituisce un efficace argine contro eventuali condotte inappropriate o illecite da parte del personale di polizia: le registrazioni possono, infatti, essere legittimamente utilizzate anche a sfavore degli operatori.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>3. I PILASTRI DELLA DATA PROTECTION NEI SISTEMI DI VIDEORIPRESA</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Le registrazioni audio-video raccolte dalle bodycam, unite ai metadati della data, dell’ora e della geolocalizzazione, costituiscono a pieno titolo un trattamento di dati personali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il trattamento è effettuato per finalità di polizia, ricade nella sfera di operatività del <strong>d.lgs. n.&nbsp;51 del 2018</strong>, di recepimento della direttiva UE sull’attività di contrasto (<strong><em>Law Enforcement Directive &#8211; LED</em></strong>), che si caratterizza per la maggiore flessibilità degli obblighi di trasparenza rispetto al regime ordinario del <strong>GDPR</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo ambito, la <strong>Valutazione d&#8217;impatto sulla protezione dei dati (DPIA)</strong> elaborata dal <strong>Dipartimento della pubblica sicurezza </strong>assume un’importanza centrale quale modello di compliance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> DPIA </strong>condotta dal Dipartimento – adempimento necessario per i trattamenti che presentano un “<em>rischio elevato</em>” per i diritti e le libertà delle persone –<strong>&nbsp;</strong>ha consentito di contemperare preventivamente gli interessi correlati all’impiego delle bodycam. Attraverso l&#8217;analisi dei rischi sono state individuate idonee misure tecniche e organizzative volte a ridurli entro una soglia di accettabilità, in linea con il principio di&nbsp;<em>accountability</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tale quadro, il Dipartimento della pubblica sicurezza ha quindi definito un modello imperniato su quattro cardini essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Liceità del trattamento</strong>:&nbsp;l&#8217;attività di videoripresa si fonda sui compiti istituzionali di prevenzione e repressione dei reati e di tutela dell&#8217;ordine e della sicurezza pubblica affidati alla Polizia di Stato, ancorati ad un’articolata base giuridica che legittima la specifica operazione di trattamento (codice di procedura penale, norme sull&#8217;arresto in flagranza differito, misure di prevenzione personali e, più nello specifico, art. 23, comma 1, del d.P.R. n. 15 del 2018).&nbsp;Il sistema esclude a priori qualsiasi trattamento incompatibile con le finalità originarie e, in particolare, la sottoposizione delle immagini a specifiche elaborazioni per l&#8217;identificazione biometrica delle persone.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Minimizzazione dei dati</strong>:&nbsp;la registrazione in modo continuo durante il servizio è esplicitamente vietata.&nbsp;L&#8217;attivazione del dispositivo è consentita solo in presenza di situazioni &#8220;<em>critiche</em>&#8221; (come tumulti o commissione di reati).&nbsp;Il personale sul campo non può visualizzate o modificare i video.&nbsp;In caso di attivazione involontaria o di criticità non concretizzatesi, le registrazioni sono tempestivamente cancellate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Data retention</strong>: in ossequio al principio di limitazione della conservazione, le immagini sono conservate per un periodo di tempo non superiore a quello necessario per il conseguimento delle finalità concretamente perseguite e, in ogni caso, non oltre il limite massimo di tre anni fissato dal d.P.R. n. 15 del 2018, laddove le immagini siano state raccolte “<em>nei servizi di ordine pubblico e di polizia giudiziaria</em>” (art. 10, comma 3, lett. u). Per questo tipo di servizi il tempo di conservazione dei video delle bodycam è stato limitato a sei mesi. Termine reputato congruo per il soddisfacimento delle concrete esigenze di polizia giudiziaria e di sicurezza. Alla scadenza i dati sono cancellati in modalità automatica e irreversibile, conformemente al principio di sicurezza <em>by design</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sicurezza informatica on-premise:</strong>&nbsp;per ridurre al minimo i rischi informatici e assicurare la massima protezione rispetto alla violazione dei dati (<em>data breach</em>), l&#8217;intera infrastruttura di memorizzazione protetta è gestita&nbsp;on premise. I server fisici rimangono pertanto sotto il diretto controllo del titolare del trattamento.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>4. CONCLUSIONI</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">L’affermarsi del modello di compliance esaminato dimostra come le esigenze di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria – anche quando siano supportate da tecnologie particolarmente invasive – possano coniugarsi con il rispetto dei diritti fondamentali della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione tra l’interesse pubblico e il diritto alla protezione dei dati personali non è quindi destinata a risolversi con il sacrificio di quest’ultimo. Gli interessi in gioco possono infatti trovare un equilibrato livello di soddisfazione attraverso precisi strumenti giuridici e adeguate misure di governance tecnologica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso compiuto dalla <strong>Polizia di Stato</strong> – a partire dalla sperimentazione del 2014 – testimonia come la progressiva adozione di standard di protezione commisurati alle nuove tecnologie, lungi dall’ostacolarne l’operatività, garantisce l’imprescindibile condizione di liceità dell’attività di polizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, le videocamere indossabili superano la dimensione tecnologica, assumendo un forte valore ideale. Il loro impiego diviene, infatti, la rappresentazione di un’Istituzione che assolve ai propri compiti senza alcuna opacità, accettando la piena verificabilità del proprio operato, contribuendo così a consolidare il legame di fiducia con la collettività.</p>



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		<title>Sicurezza informatica: 5 consigli su come proteggersi sul web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2024 18:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/01/Untitled-3.png" type="image/jpeg" />Non si lesina mai abbastanza sulla sicurezza informatica: ecco una serie di buone pratiche ed accorgimenti per tenere i nostri dati sul web al sicuro Il 2024 si è chiuso con un tripudio (se così si può definire) di attacchi informatici, solo nel nostro Paese. Pensiamo ai criminali hacker filorussi che hanno sferrato un attacco [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Non si lesina mai abbastanza sulla sicurezza informatica: ecco una serie di buone pratiche ed accorgimenti per tenere i nostri dati sul web al sicuro</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2024 si è chiuso con un tripudio (se così si può definire) di attacchi informatici, solo nel nostro Paese. Pensiamo ai criminali hacker filorussi che hanno sferrato un attacco Ddos (che rallenta il normale traffico mandando in tilt un sito, diventando così irraggiungibile) ai portali degli aeroporti di Malpensa, Linate, di Federtrasporto, Gruppo Trasporti Torino, Siena Mobilità ed anche al sito del ministero degli Esteri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In seguito altri hacker hanno preso di mira uno dei provider per l’identità digitale Spid, ovvero Infocert, sottraendo diversi dati degli utenti e pubblicandoli online. Risultato: ben 5,5 milioni di informazioni sensibili, tra indirizzi mail e numeri di telefono, in vendita sul dark web. E ancora, sono iniziati a dicembre degli attacchi mirati alle estensioni di Chrome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sicurezza informatica sul web, attenzione a ciò che si clicca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun posto è al sicuro nel web. O perlomeno, non lo è se non vengono prese delle precauzioni. Al di là dei casi che abbiamo visto sommariamente, come può proteggersi nel suo piccolo un utente? Il sito TechRadar ha proposto una serie di accortezze di buon senso che potrebbero sembrare banali, ma proprio in quanto tali tendiamo a sottovalutare un po’ troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzitutto, bisogna riflettere su ciò che ci appare sullo schermo e prima di eventualmente cliccare. Abbiamo citato il caso di Infocert: tramite l’attacco informatico, i criminali possono sfruttare il nome del provider per inviare mail truffaldine, estremamente verosimili e che spingono il malcapitato utente ad aprire link o inserire dati ancora più sensibili, come quelli bancari. Insomma, parliamo di truffe phishing. Che sono le più infide, perché ingannano facendo leva sui timori come una richiesta da parte della banca o un pacco che attendi ma è bloccato alla dogana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti falsi allarmi, ma che possono trovarci impreparati e, d’istinto, disposti ad inserire i dati che ci chiedono per sbloccare un problema che non esiste. E tramite i progressi dell’intelligenza artificiale il phishing sta utilizzando stratagemmi sempre più verosimili. Nel dubbio, sempre meglio approfondire con una ricerca in rete, magari copiando il testo del messaggio sospetto, o contattare i fornitori di servizi come banche o poste da cui pare provenga la comunicazione. Attenzione anche ai piccoli refusi negli url (su cui è meglio passare il puntatore senza cliccare, per rivelare in basso a sinistra l’eventuale vero link truffaldino) da cui arrivano i messaggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuno è al sicuro sul web: l’importanza dell’usa e getta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora, bisogna partire dal presupposto di cui abbiamo accennato, ovvero non bisogna credere di essere intoccabili sul web. A chi tocca tocca: non si fanno distinzioni né si può pensare che non ci succederà nulla perché visitiamo siti fidati. “<em>Chiunque abbia una presenza online può cadere nella rete</em>” dei truffatori, sentenzia TechRadar. E in effetti è così. Perciò un buon metodo è utilizzare l’autentificazione a due fattori per sfruttare servizi o usare i social. Ovvero la richiesta di un ulteriore codice, usa e getta, dopo aver inserito nome utente e password. E a proposito, una buona norma è effettuare pagamenti con carte altrettanto usa e getta, in modo tale che potenziali hacker o <em>man in the middle</em> possano sfruttare a loro vantaggio i nostri dati bancari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricordarsi sempre di aggiornare i dispositivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentale è inoltre ricordarsi di aggiornare i propri dispositivi. Nei pacchetti vengono inserite non solo migliorie riguardo l’interfaccia, ma anche delle misure critiche per la sicurezza alla luce delle ultime minacce sul web. Oltre ad offrire delle patch per rendere più robusti i nostri sistemi di fronte a potenziali attacchi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il (sottovalutato) backup</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Altro suggerimento utile, che la maggior parte di noi ignora perché qualcosa di noioso o che tendiamo a procrastinare all’infinito. Parliamo del backup dei dati. Sempre meglio tenerli al sicuro, soprattutto in caso dei terribili attacchi ransomware, che tengono in ostaggio tutto quello che è dentro il nostro dispositivo. Ma il backup è utile anche in caso di danneggiamento del medesimo, o di eliminazioni accidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crittografia VPN per proteggere la nostra navigazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, una buona pratica è investire su una crittografia VPN, una rete privata virtuale che rende illeggibili i nostri dati di navigazione. L’indirizzo IP dell’utente viene camuffato, tenendo al sicuro informazioni sensibili come password, cronologia o dati bancari. Inoltre si resta anonimi mentre si naviga, e si tengono lontani gli accessi non autorizzati. E a proposito di intrusioni, un’ultima dritta: quando si è su una rete WiFi pubblica, ad esempio quando siamo fuori casa e in luoghi come uffici, stazioni o aeroporti, è sempre meglio non consultare la propria mail privata. Possono esserci infatti malintenzionati che si intrufolano in queste reti pubbliche, avendo accesso così alla nostra navigazione.</p>



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