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	<title>privacy e sicurezza digitale Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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		<title>La protezione dati di cittadini, imprese e PA: il ruolo delle forze di polizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 10:14:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cybersicurezza e difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cybersecurity]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/Tre-esperienze-una-missione-La-protezione-dei-dati-nelle-Forze-di-Polizia-Italiane-1536x1034-1.avif" type="image/jpeg" />Il&#160;17 giugno 2026, si è tenuto presso la prestigiosa Sala Rodotà dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, un importante e atteso incontro&#160;“Tre esperienze, una missione – la protezione dei dati nelle forze di polizia italiane”dedicato al delicato equilibrio tra l’attività di pubblica sicurezza e la tutela della riservatezza dei cittadini. Il tavolo di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>17 giugno 2026</strong>, si è tenuto presso la prestigiosa Sala Rodotà dell’<strong>Autorità Garante per la protezione dei dati personali</strong>, un importante e atteso incontro&nbsp;<em>“Tre esperienze, una missione – la protezione dei dati nelle forze di polizia italiane”</em>dedicato al delicato equilibrio tra l’attività di pubblica sicurezza e la tutela della riservatezza dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo di confronto, moderato da <strong>Raffaele Barberio</strong>, ha visto dialogare le massime autorità in materia: il Dottor<strong> Claudio Castellan</strong>, <em>Data Protection Officer (DPO)</em> della <strong>Polizia di Stato</strong>, e il Colonnello<strong> Cesare Forte</strong>, DPO della <strong>Guardia di Finanza</strong>,</p>



<p class="wp-block-paragraph">I saluti istituzionali e le conclusioni dei lavori sono stati affidati al Segretario Generale del <strong>Garante per la Protezione dei Dati Personali</strong> <strong>Luigi Montuori.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del dibattito, la gestione delle grandi banche dati, la cooperazione internazionale e l’impatto dirompente dei sistemi automatizzati e dell’Intelligenza Artificiale nei processi investigativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’assunto emerso è chiaro: per le forze dell’ordine la privacy non è un mero adempimento formale, ma una componente essenziale per preservare la fiducia pubblica e l’efficacia operativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Dati come “infrastruttura critica” e la cultura del “prima”</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Segretario Generale&nbsp;<strong>Luigi Montuori</strong>, ha tracciato l’evoluzione culturale promossa dal Garante negli ultimi anni: un passaggio netto dalla&nbsp;<em>“cultura del dopo”</em>&nbsp;(la sanzione a posteriori) alla&nbsp;<em>“cultura del prima”</em>&nbsp;(la prevenzione e l’approccio&nbsp;<em>by design</em>).</p>



<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“La fiducia è l’infrastruttura invisibile che tiene insieme l’innovazione e i diritti. Non esiste un diritto che debba sopravvalutare o sopra emergere rispetto agli altri”</em>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto attuale, i dati personali sono stati definiti a tutti gli effetti come un’infrastruttura critica al centro dei servizi essenziali e dei mercati digitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a minacce sempre più fluide,&nbsp;<strong>Montuori</strong>&nbsp;ha invocato la necessità di una visione d’insieme, rapidità di intervento e un coordinamento costante tra l’Autorità e le forze di polizia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La governance della Guardia di Finanza: accountability e sicurezza della rete GDFnet</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>Colonnello Cesare Forte</strong>&nbsp;ha illustrato la complessità organizzativa della&nbsp;<strong>Guardia di Finanza</strong>, una struttura imponente che conta&nbsp;<strong>57.000 dipendenti</strong>&nbsp;e oltre&nbsp;<strong>900 reparti territoriali</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un perimetro così vasto richiede un modello di governance privacy rigoroso, basato sul principio dell’indipendenza: il DPO della finanza risponde infatti direttamente al Comandante Generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Colonnello Forte ha ricordato come, nel&nbsp;<strong>febbraio 2026</strong>, il Corpo si sia dotato di una innovativa disposizione interna: le nuove&nbsp;<em>Linee Guida in materia di tutela della privacy</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Questa disposizione è per noi un punto di partenza, non di arrivo, su cui continuare a costruire modelli rispondenti all’accountability”</em>, ha commentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura della<strong>&nbsp;Guardia di Finanza</strong>&nbsp;si muove su due binari paralleli e strettamente interconnessi: la tutela della privacy e la cybersicurezza, coordinate al centro da un&nbsp;<em>Security Operations Center</em>&nbsp;che presidia costantemente il dominio intranet&nbsp;<strong>GDFnet</strong>&nbsp;da possibili attacchi malevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forte ha poi spiegato le rigide misure di sicurezza sugli accessi:&nbsp;<em>“i dati sono custoditi nei server fisici del CED centrale e la consultazione — regolata da una circolare del&nbsp;<strong>novembre 2024</strong>&nbsp;— è consentita solo previa profilazione e autorizzazione del Comandante di Reparto, con sistemi di alert automatici contro le anomalie.”</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il patrimonio informativo della Polizia di Stato: la Direttiva 680</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Dottore<strong>&nbsp;Claudio Castellan</strong>&nbsp;ha offerto una profonda panoramica storica, ricordando come la&nbsp;<strong>Polizia di Stato</strong>&nbsp;gestisca dati sensibili fin dal&nbsp;<strong>1852</strong>&nbsp;(anno di fondazione del corpo di Pubblica Sicurezza).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi l’amministrazione conta&nbsp;<strong>90.000 dipendenti</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>104 Questure</strong>, oltre a specialità verticali esposte sul fronte digitale come la Polizia Postale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’avvento dei primi laboratori elettronici negli anni ’70 fino al&nbsp;<strong>Centro Elettronico Interforze</strong>&nbsp;degli anni ’80 (istituito dalla&nbsp;<em>Legge 121</em>), la Polizia ha sviluppato una cultura solida della protezione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Castellan ha sottolineato l’importanza del recepimento della<em>&nbsp;Direttiva UE 680/2016</em>&nbsp;(il pacchetto protezione dati per il settore&nbsp;<em>law enforcement</em>), che ha garantito una cornice normativa specifica capace di bilanciare l’efficienza investigativa e la tutela dei diritti fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di forza del modello della Polizia di Stato risiede nelle persone:&nbsp;<em>“La scelta migliore è stata quella di puntare sì sull’organizzazione, ma soprattutto sulle persone”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’amministrazione ha infatti formato capillarmente centinaia di referenti privacy dislocati in modo piramidale sul territorio, che fungono da veri e propri sensori operativi per l’individuazione di eventuali&nbsp;<em>data breach</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Tecnologie a confronto: tracciabilità totale, logging e il “caso” Bodycam</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la sessione, l’attenzione si è anche&nbsp; focalizzata sulle modalità di controllo degli accessi. Sia Castellan sia Forte hanno confermato il principio della minimizzazione: il numero degli utenti con privilegi elevati è stato drasticamente ridotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni singola consultazione dei database è tracciata tramite file di&nbsp;<em>log</em>&nbsp;inalterabili, conservati per scopi di giustizia e messi a disposizione della magistratura o dei comandanti per attività di audit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Polizia di Stato, in particolare, alcune banche dati prevedono fino a&nbsp;<strong>7</strong><strong>&nbsp;livelli&nbsp;</strong>di profilazione differenziata per evitare che&nbsp;<em>“tutti possano vedere tutto”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un focus specifico è stato dedicato alle&nbsp;<em>bodycam</em>&nbsp;in dotazione ai reparti mobili della&nbsp;<strong>Polizia di Stato</strong>, uno strumento la cui valutazione d’impatto è stata validata dal Garante nel&nbsp;<strong>2021</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Definite nel corso del dibattito come un&nbsp;<em>“testimone imparziale”</em>, le telecamere indossabili garantiscono la massima trasparenza: gli agenti sul campo non possono né visionare né cancellare i filmati, la cui conservazione decade automaticamente dopo&nbsp;<strong>6</strong>&nbsp;<strong>mesi</strong>, salvo esigenze di polizia giudiziaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il futuro dell’Intelligenza Artificiale: approccio “investigatore-centrico” e sovranità dei dati</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema più caldo del vertice ha riguardato l’impiego degli algoritmi nei processi di polizia. I DPO hanno espresso una posizione unanime: l’approccio deve rimanere rigorosamente&nbsp;<strong>investigatore-centrico</strong>.</p>



<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“L’intelligenza artificiale non crea dei poliziotti robot”</em>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La macchina deve limitarsi a velocizzare la raccolta e l’organizzazione dei dati, ma la valutazione finale, il nesso causale e la decisione operativa devono restare saldamente in mano all’uomo, scongiurando il rischio di&nbsp;<em>bias</em>&nbsp;cognitivi o di un’eccessiva fiducia nell’output algoritmico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualsiasi applicazione biometrica o di riconoscimento facciale dovrà poggiare su basi giuridiche solide e conformi alle prescrizioni dell’Autorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di grande interesse la proposta emersa nelle battute finali del confronto, che ha visto convergere i partecipanti sull’ipotesi di sviluppare un<em>&nbsp;LLM (Large Language Model)&nbsp;</em>chiuso e settorializzato ad uso esclusivo della Pubblica Amministrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un modello di IA confinato all’interno del perimetro cyber dei CED istituzionali, pensato per preservare l’assoluta&nbsp;<em>ownership</em>&nbsp;informativa e garantire la sovranità digitale dello Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conclusioni del Garante Privacy</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle sue conclusioni, il Segretario Generale&nbsp;<strong>Luigi Montuori</strong>&nbsp;ha offerto una riflessione empatica e lucida sulla figura del&nbsp;<em>Data Protection Officer</em>&nbsp;all’interno delle grandi amministrazioni,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Internamente è visto come un consulente prezioso, esternamente rischia di essere percepito come un freno burocratico, mentre il Garante richiede la sua costante collaborazione come primo baluardo di conformità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Garante, ha ribadito il Segretario, non vuole bloccare l’azione di prevenzione e contrasto ai reati, ma vuole assicurare che essa avvenga nel pieno rispetto della dignità della persona, confermando lo spirito di massima e continua collaborazione ispettiva e formativa con la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato.</p>
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		<title>Meta e TikTok sotto accusa: Bruxelles apre il fronte più duro contro chi viola la trasparenza digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 14:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles indagine UE]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Services Act UE]]></category>
		<category><![CDATA[GDPR e DSA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Meta-.png" type="image/jpeg" />L’Unione Europea accusa Meta e TikTok di aver violato gli obblighi di trasparenza del Digital Services Act, limitando l’accesso ai dati pubblici dei ricercatori. Facebook, Instagram e TikTok rischiano sanzioni fino al 6% del fatturato globale. Il caso segna una svolta nella strategia di Bruxelles per imporre un modello europeo di etica digitale e accountability [&#8230;]</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">L’Unione Europea accusa Meta e TikTok di aver violato gli obblighi di trasparenza del Digital Services Act, limitando l’accesso ai dati pubblici dei ricercatori.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Facebook, Instagram e TikTok rischiano sanzioni fino al 6% del fatturato globale. Il caso segna una svolta nella strategia di Bruxelles per imporre un modello europeo di etica digitale e accountability delle piattaforme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova battaglia dell’Europa contro i giganti del web</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La partita tra Bruxelles e i colossi della Silicon Valley entra in una nuova fase.<br>La <strong>Commissione europea</strong> ha pubblicato i risultati preliminari di un’indagine che mette <strong>Meta</strong> (la casa madre di Facebook e Instagram) e <strong>TikTok</strong> sotto accusa per presunte <strong>violazioni del Digital Services Act (DSA)</strong>, la legge che ridefinisce gli standard di trasparenza e responsabilità delle piattaforme digitali nell’Unione Europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del caso c’è una questione apparentemente tecnica, ma cruciale: <strong>l’accesso dei ricercatori ai dati pubblici</strong> delle piattaforme.<br>Secondo Bruxelles, entrambe le società avrebbero <strong>ostacolato l’analisi indipendente dei contenuti e degli algoritmi</strong>, compromettendo così la possibilità di studiare in modo trasparente l’impatto dei social network sulla salute mentale, sulla sicurezza e sulla democrazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Consentire ai ricercatori di accedere ai dati delle piattaforme è un obbligo essenziale del DSA” ha dichiarato la Commissione in una nota ufficiale. “È uno strumento di scrutinio pubblico necessario per comprendere il potenziale impatto dei social media sulla nostra vita quotidiana”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Interfacce opache e percorsi fuorvianti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine ha messo in luce <strong>meccanismi di accesso complicati e dissuasivi</strong>, specialmente su Facebook, Instagram e TikTok.<br>Secondo il rapporto preliminare, Meta avrebbe implementato <strong>“interfacce ingannevoli”</strong> — i cosiddetti <em>dark patterns</em> — progettate in modo da <strong>rendere più difficile segnalare contenuti illegali o richiedere dati</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali pratiche, spesso invisibili agli occhi dell’utente medio, costituiscono <strong>una forma sottile, ma efficace di opacità digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meta respinge le accuse.<br>Un portavoce ha dichiarato che l’azienda “ha già introdotto modifiche ai propri strumenti di segnalazione e ai meccanismi di accesso ai dati, in linea con le normative europee”.<br>Ma Bruxelles resta scettica: per la Commissione, la semplificazione delle procedure non può essere solo cosmetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">TikTok tra due fuochi: trasparenza o privacy?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di TikTok è più complesso e riflette una tensione sistemica tra <strong>trasparenza e protezione dei dati personali</strong>.<br>La società cinese, controllata da <strong>ByteDance</strong>, sostiene che le richieste europee di accesso ai dati possano entrare in conflitto con il <strong>GDPR</strong>, la legge europea sulla privacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Se non è possibile rispettare pienamente entrambe le normative, chiediamo chiarezza su come conciliarle” ha dichiarato un portavoce di TikTok, evocando una “tensione diretta” tra DSA e GDPR.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un problema che evidenzia <strong>le contraddizioni interne dell’architettura normativa europea</strong>:<br>da un lato, Bruxelles spinge per una trasparenza radicale; dall’altro, vincola rigidamente il trattamento dei dati personali.<br>Il risultato è un terreno scivoloso in cui le piattaforme si muovono tra due obblighi potenzialmente incompatibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il DSA come banco di prova del potere regolatorio europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Entrato in vigore nel 2024, il <strong>Digital Services Act</strong> è considerato la legislazione più ambiziosa mai adottata per regolare le piattaforme online.<br>Obbliga le aziende a <strong>rimuovere tempestivamente contenuti illegali</strong>, a <strong>monitorare la disinformazione</strong> e a <strong>rendere trasparenti le logiche algoritmiche</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’Unione Europea, il DSA rappresenta una <strong>dichiarazione di sovranità digitale</strong>:<br>una dimostrazione che il continente può imporre regole globali a colossi americani e asiatici.<br>Ma la sua applicazione sta rivelando tutta la complessità di un ecosistema dominato da modelli opachi, infrastrutture proprietarie e miliardi di utenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Meta, la trasparenza come rischio industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per Meta, aprire i propri sistemi a ricercatori indipendenti non è solo una questione di compliance: è una <strong>minaccia strategica</strong>.<br>Il valore dell’azienda dipende dalla capacità di raccogliere, analizzare e monetizzare i dati comportamentali di miliardi di utenti.<br>Consentire un accesso esterno significa, potenzialmente, <strong>rivelare i meccanismi che guidano la profilazione algoritmica</strong> e con essi, la parte più sensibile del proprio vantaggio competitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles, però, vede la questione in termini opposti: senza un’analisi indipendente, l’algoritmo resta <strong>una “scatola nera” di potere incontrollato</strong>.<br>Ed è proprio su questa linea di frattura — tra segreto industriale e responsabilità pubblica — che si gioca la partita più delicata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sanzioni in arrivo: fino al 6% del fatturato globale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se le violazioni verranno confermate, <strong>le multe potranno arrivare fino al 6% del fatturato mondiale annuo</strong>.<br>Per Meta, questo significherebbe una cifra superiore ai <strong>6 miliardi di dollari</strong>; per TikTok, diverse centinaia di milioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per Bruxelles, la questione economica è solo una parte del disegno.<br>Le sanzioni servono a <strong>segnalare un principio politico</strong>:<br>le piattaforme digitali che operano in Europa devono rispondere a <strong>standard etici e legali europei</strong>, non al proprio arbitrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È un messaggio chiaro al mondo” ha dichiarato un funzionario della Commissione. “La trasparenza non è negoziabile”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La trasparenza come campo di battaglia geopolitico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine su Meta e TikTok non è solo una questione di regolazione tecnologica, ma un <strong>nuovo terreno geopolitico</strong>.<br>Nel contesto della rivalità tra Occidente e Cina, la richiesta europea di trasparenza rappresenta anche un atto di affermazione strategica:<br>un modo per <strong>definire un modello alternativo alla deregulation americana e al controllo statale cinese</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa tenta così di ritagliarsi <strong>uno spazio di sovranità morale</strong>, posizionandosi come laboratorio globale di “democrazia digitale”.<br>Ma per riuscirci, dovrà dimostrare di saper bilanciare principi e pragmatismo, senza bloccare l’innovazione con eccesso di burocrazia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un nuovo contratto digitale europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La battaglia tra Bruxelles, Meta e TikTok è solo l’inizio di una <strong>nuova stagione regolatoria</strong>, in cui la trasparenza diventa il nuovo terreno di potere.<br>Ciò che l’Europa sta cercando di costruire non è solo un insieme di regole, ma <strong>un nuovo contratto sociale digitale</strong>, in cui il diritto alla privacy convive con il dovere della responsabilità algoritmica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro del digitale europeo dipenderà dalla capacità di <strong>tradurre la trasparenza in fiducia</strong> e la fiducia in governance condivisa.<br>Perché nel mondo dell’intelligenza artificiale e dei social media, <strong>la vera libertà non nasce dall’assenza di controllo, ma da una consapevolezza informata.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E Bruxelles, per una volta, sembra decisa a non arretrare.</p>
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