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	<title>Plenitude Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>Eni accelera su transizione energetica e gestione del rischio geopolitico: operazioni strategiche tra Europa e Medio Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Plenitude]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Eni.png" type="image/jpeg" />Con la cessione del 20% di Plenitude al fondo statunitense Ares Management per 2 miliardi di euro e la riduzione del personale in Iraq per motivi di sicurezza, Eni consolida una strategia che coniuga apertura al capitale privato internazionale e attenta gestione delle criticità geopolitiche. Il valore di Plenitude supera i 12 miliardi di euro. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/06/Eni.png" type="image/jpeg" />
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<p class="wp-block-paragraph">Con la cessione del 20% di <strong>Plenitude</strong> al fondo statunitense <strong>Ares Management</strong> per <strong>2 miliardi di euro</strong> e la <strong>riduzione del personale in Iraq </strong>per motivi di sicurezza, Eni consolida una strategia che coniuga apertura al capitale privato internazionale e attenta gestione delle criticità geopolitiche. Il valore di Plenitude supera i 12 miliardi di euro.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eni</strong> ha annunciato la vendita di una quota del 20% della controllata <strong>Plenitude</strong>, attiva nel settore delle rinnovabili e della vendita di energia, al gestore statunitense <strong>Ares Management Corporation</strong> per circa <strong>2 miliardi di euro</strong>. L’operazione porta la valutazione patrimoniale della società italiana a <strong>10 miliardi di euro</strong>, con un enterprise value superiore ai <strong>12 miliardi</strong> includendo il debito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa mossa rientra in una più ampia <strong>strategia di valorizzazione selettiva delle controllate</strong> da parte del gruppo guidato da Claudio Descalzi, già avviata con la cessione di un ulteriore <strong>10% a Energy Infrastructure Partners</strong>, fondo infrastrutturale svizzero, nei mesi scorsi. L’obiettivo è attrarre capitali per accelerare la crescita in settori coerenti con la transizione energetica, mantenendo il controllo strategico degli asset.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Plenitude, operativa in oltre <strong>15 Paesi</strong>, gestisce <strong>più di 4 GW di capacità rinnovabile installata</strong>, oltre a servire una base di <strong>10 milioni di clienti</strong> tra gas e luce. È attiva anche nel campo della mobilità elettrica, con <strong>21.500 punti di ricarica</strong> per veicoli elettrici, posizionandosi tra gli operatori integrati più dinamici nel contesto europeo dell’energia pulita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Ares e la finanza alternativa nell’energia europea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il fondo americano Ares Management, che gestiva circa <strong>546 miliardi di dollari</strong> in asset a fine marzo, ha effettuato l’investimento attraverso <strong>Ares Alternative Credit</strong>, focalizzata su operazioni asset-backed e infrastrutturali. Con circa <strong>43 miliardi di dollari in gestione in questa strategia</strong>, l’ingresso in Plenitude segna un importante <strong>punto d’ingresso nel mercato energetico italiano</strong> e rafforza la presenza europea del fondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione è stata supportata da un pool bancario internazionale: <strong>Deutsche Bank e UniCredit</strong> per Ares e <strong>Goldman Sachs e Mediobanca</strong> per Eni, confermando l’interesse crescente del capitale privato verso asset ESG-consistent con rendimenti a lungo termine stabili e infrastrutture fisiche critiche per la transizione energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geopolitica e sicurezza: Eni riduce il personale in Iraq</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo alle attività industriali e finanziarie, Eni ha reso noto di aver <strong>ridotto precauzionalmente la presenza del proprio personale nel giacimento di Zubair, in Iraq</strong>, a seguito dell’escalation militare in Medio Oriente. L’attacco statunitense ai siti nucleari iraniani — il più rilevante dall’epoca della rivoluzione islamica del 1979 — ha portato a un incremento delle tensioni nell’area, coinvolgendo anche operatori energetici globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La compagnia italiana ha dichiarato di <strong>monitorare attentamente la situazione regionale</strong>, in stretto coordinamento con le autorità internazionali e locali, a tutela della sicurezza di dipendenti, impianti e comunità locali. Anche altri attori come <strong>Shell</strong> e <strong>Chevron</strong>, attivi nel Paese, non hanno commentato, ma condividono preoccupazioni simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo episodio sottolinea la <strong>vulnerabilità dell’industria energetica in aree geopoliticamente instabili</strong> e la necessità di una strategia integrata che combini diversificazione geografica, sicurezza operativa e transizione energetica. In questo senso, l’espansione di Plenitude e la valorizzazione di asset low-carbon si configurano anche come leve di mitigazione dei rischi geopolitici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una visione integrata tra finanza, transizione ed equilibrio strategico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le mosse di Eni, pur apparentemente disgiunte, mostrano una <strong>coerenza strutturale</strong> nel disegno industriale e geopolitico del gruppo: da un lato l’apertura del capitale in asset sostenibili con alto potenziale di crescita, dall’altro l’attenzione costante alla sicurezza delle operation tradizionali in contesti di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista del diritto dell’innovazione e della finanza energetica, il modello di Plenitude rappresenta un <strong>caso scuola di piattaforma integrata tra produzione rinnovabile, distribuzione energetica e mobilità elettrica</strong>, con un forte focus su capitali alternativi e ritorni ESG.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>politica industriale italiana</strong>, infine, beneficia indirettamente di queste operazioni, che valorizzano asset nazionali in un contesto globale, rafforzano la competitività del sistema energia e posizionano l’Italia tra gli hub europei della transizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evoluzione del portafoglio Eni dimostra come la transizione energetica non sia solo un cambiamento tecnologico, ma una <strong>trasformazione sistemica di modelli industriali, strumenti finanziari e assetti geopolitici</strong>. Le prossime sfide saranno l’implementazione operativa di questo modello e la sua capacità di tenuta in un contesto globale sempre più instabile.</p>
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