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	<title>GCAP Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>GCAP, il programma anglo-italo-giapponese per il caccia di sesta generazione si chiude a nuovi ingressi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Donatella Maisto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 06:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia]]></category>
		<category><![CDATA[GCAP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Caccia.png" type="image/jpeg" />La partecipazione saudita si allontana. BAE Systems: «La finestra di ingresso come partner principale si sta chiudendo». Focus su governance, proprietà intellettuale e tempistiche industriali. Le possibilità che un nuovo Stato entri nel Global Combat Air Programme (GCAP) — il progetto congiunto tra Regno Unito, Italia e Giappone per sviluppare un caccia stealth di sesta [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione saudita si allontana. BAE Systems: «La finestra di ingresso come partner principale si sta chiudendo». Focus su governance, proprietà intellettuale e tempistiche industriali.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Le possibilità che un nuovo Stato entri nel <strong>Global Combat Air Programme (GCAP)</strong> — il progetto congiunto tra <strong>Regno Unito, Italia e Giappone</strong> per sviluppare un caccia stealth di sesta generazione entro il 2035 — si stanno riducendo. A confermarlo è <strong>Herman Claesen</strong>, managing director del programma Future Combat Air System di <strong>BAE Systems</strong>, che ha dichiarato: «La probabilità diminuisce di continuo. Il ritmo raggiunto oggi rende l’ingresso come partner principale molto complesso».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento, sebbene indiretto, è alla <strong>candidatura dell’Arabia Saudita</strong>, che da tempo manifesta interesse a entrare nel consorzio, ma non ha ancora ricevuto un’apertura politica concreta da parte dei governi coinvolti. L’esclusione di nuovi partner nel breve termine appare oggi una scelta strategica legata alla <strong>tempistica e alla governance</strong> del progetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">GCAP: una piattaforma strategica trilaterale per il futuro della difesa aerea</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Global Combat Air Programme</strong> nasce ufficialmente nel 2022 come evoluzione del progetto <strong>Tempest</strong> britannico e ha formalizzato la propria struttura nel <strong>giugno 2025</strong>, con l’obiettivo di consegnare il nuovo sistema d’arma entro un decennio. L’aereo, progettato per sostituire l’Eurofighter Typhoon e competere con l’FCAS franco-tedesco-spagnolo, sarà un <strong>velivolo stealth multiruolo di sesta generazione</strong>, capace di operare in ambienti ad alta densità informativa e con funzioni avanzate di interoperabilità, intelligenza artificiale e gestione del dominio spaziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto è guidato da <strong>BAE Systems</strong> per il Regno Unito, <strong>Leonardo</strong> per l’Italia e <strong>Mitsubishi Heavy Industries</strong> per il Giappone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una cooperazione bilanciata: il peso della proprietà intellettuale e della ripartizione industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui l’ingresso di nuovi partner appare problematico riguarda la <strong>delicata architettura giuridica e industriale</strong> del programma. A differenza del consorzio FCAS — rallentato da tensioni tra Dassault e Airbus per il controllo della proprietà intellettuale e la distribuzione dei carichi di lavoro — il GCAP ha mantenuto una <strong>governance agile</strong>, con ruoli chiari e una divisione tecnologica già concordata tra i tre Paesi fondatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’inserimento di un nuovo attore comporterebbe non solo <strong>ritardi</strong> nello sviluppo ma anche <strong>rinegoziazioni su IP, standard tecnologici, sicurezza informatica e trasferimenti di know-how</strong>, con potenziali implicazioni sui vincoli geopolitici tra Asia, Europa e Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo saudita: opportunità commerciale o rischio strategico?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Arabia Saudita è da tempo interessata a partecipare come partner industriale, offrendo potenzialmente <strong>finanziamenti consistenti e un accesso privilegiato al mercato MENA</strong>. Tuttavia, l’ingresso di Riad solleva interrogativi di natura politica e diplomatica, soprattutto per Tokyo, che mantiene una linea più cauta rispetto a collaborazioni con Paesi al di fuori dell’asse euro-indo-pacifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principale vantaggio di un ingresso saudita sarebbe <strong>l’ampliamento del mercato finale</strong> e il consolidamento di un blocco industriale alternativo agli Stati Uniti e alla Francia. Ma secondo Claesen, la domanda estera sarà comunque sufficiente anche con l’attuale assetto a tre: «C’è già una coda di Paesi interessati a trattare con i nostri governi».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Competizione globale: GCAP vs FCAS e l’equilibrio industriale europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma GCAP si contrappone direttamente al <strong>Future Combat Air System (FCAS)</strong>, il progetto rivale lanciato da <strong>Francia, Germania e Spagna</strong>, che ha però registrato <strong>ritardi significativi e conflitti interni</strong>. Le tensioni tra Dassault Aviation e Airbus Defence &amp; Space sul controllo della piattaforma comune hanno rallentato lo sviluppo, lasciando spazio a una leadership momentanea del GCAP in termini di coerenza progettuale e roadmap.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>caccia GCAP sarà più lungo di 3-4 metri rispetto all’Eurofighter Typhoon</strong>, con maggiore autonomia operativa e architetture modulari per l’integrazione di droni, sensori distribuiti e payload dinamici. A Warton, nel Regno Unito, è stato già presentato un concept avanzato del velivolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geoeconomia della difesa: tecnologia, export e politica industriale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al valore militare, il programma GCAP rappresenta un <strong>asset strategico per la politica industriale e tecnologica</strong> dei tre Paesi coinvolti. Permette di sviluppare filiere avanzate nei settori avionica, radar, propulsione, materiali compositi e AI applicata alla difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista finanziario, la sostenibilità del progetto richiede una <strong>base export ampia e stabile</strong>, motivo per cui si guarda con interesse all’India, al Golfo e all’Indo-Pacifico. Tuttavia, il <strong>bilanciamento tra apertura commerciale e controllo tecnologico</strong> resta il punto più sensibile, specie in un’epoca di crescente frammentazione geopolitica e protezionismo difensivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">GCAP chiude (per ora) le porte per mantenere il vantaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’affermazione di Claesen sintetizza il momento attuale: <strong>il treno per entrare come co-partner principale sembra ormai partito</strong>. Tuttavia, il GCAP resta aperto a future <strong>alleanze flessibili</strong>, anche sotto forma di acquisizioni, licenze o cooperazioni tecniche secondarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia dei tre governi fondatori punta sulla <strong>velocità decisionale, la coerenza industriale e la protezione della tecnologia</strong> come elementi centrali per arrivare per primi sul mercato globale della difesa di sesta generazione. E in questo scenario, ogni nuovo ingresso dovrà essere valutato non solo in termini economici, ma anche strategici, normativi e tecnologici.</p>
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