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	<title>G7 Archivi - Italia nel futuro</title>
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	<title>G7 Archivi - Italia nel futuro</title>
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		<title>La corsa dei Paesi BRICS: i numeri di una crescita che mette in ombra il G7</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/corsa-paesi-brics-numeri-crescita-ombra-il-g7/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[BRICS]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-4-gen-2026-01_00_41.jpg" type="image/jpeg" />I Paesi BRICS si confermano una realtà dinamica e vivace economicamente, come dimostrano i numeri della crescita del PIL dei loro componenti. Mentre i Paesi del G7 faticano a stare al passo. Le previsioni 2026 Gli equilibri globali, stando ai numeri e non solo, pare si stiano spostando verso i cosiddetti Paesi emergenti, quelli inseriti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/corsa-paesi-brics-numeri-crescita-ombra-il-g7/">La corsa dei Paesi BRICS: i numeri di una crescita che mette in ombra il G7</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-4-gen-2026-01_00_41.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph"><em>I Paesi BRICS si confermano una realtà dinamica e vivace economicamente, come dimostrano i numeri della crescita del PIL dei loro componenti. Mentre i Paesi del G7 faticano a stare al passo. Le previsioni 2026</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli equilibri globali, stando ai numeri e non solo, pare si stiano spostando verso i cosiddetti Paesi emergenti, quelli inseriti nel gruppo dei <strong>BRICS</strong>. Inizialmente composto da Brasile, Russia, India e Cina, questo insieme di economie mondiali che via via ha aggiunto nuovi membri (dal Sudafrica al recente ingresso dell’Indonesia, passando anche per il Medio Oriente con gli Emirati Arabi e Iran e l’Africa con Egitto e Etiopia) non intende essere la controparte di serie B del <strong>G7</strong>, ma scalzarlo dalla posizione di leadership globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri che certificano il sorpasso (in termini di crescita) dei BRICS nei confronti del G7</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E i numeri, appunto, stanno iniziando a dare ragione ai BRICS. Nel 2025 era stimata una crescita media del <strong>3,8%</strong> negli undici membri di questo gruppo, con un leggero aggiustamento al <strong>3,7%</strong> nel 2026. Inoltre allo stato attuale i BRICS sono arrivati a rappresentare il <strong>40,4%</strong> della ricchezza del pianeta, oltre a più della metà della popolazione mondiale (il <strong>51%</strong>). Il tutto contrapponendosi al protezionismo che, ironia della sorte, sta imperversando in Occidente, laddove Paesi come la Cina e altre economie crescenti dell’est del mondo hanno la necessità di aprire i loro commerci ai mercati globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro, i Paesi del G7 dopo una crescita media dell’<strong>1%</strong> nel 2025 faranno un passo leggerissimo in avanti nel 2026, arrivando all’<strong>1,1%. </strong>Il confronto tra i PIL dei BRICS e delle sette nazioni più ricche e importanti del resto del mondo ci dice che l’economia di quest’ultime è decisamente meno dinamica dei concorrenti dall’est e dal sud del mondo. Perché se è vero che il problema dei BRICS resta la disparità tra i redditi pro capite tra di loro e una certa distanza, in media, dal G7, è anche vero che Paesi come la Cina stanno andando come missili e presentano economie più vivaci e dinamiche. Oltre al fatto che i Paesi emergenti sono caratterizzati da una demografia più giovane, e una maggiore attrattività per gli investimenti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="734" height="436" src="https://italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-55326" srcset="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/immagine-2.png 734w, https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/01/immagine-2-300x178.png 300w" sizes="(max-width: 734px) 100vw, 734px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Il caso dell’India</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo ad esempio l’India. Se è vero che negli ultimi decenni la crescita della popolazione ha subito qualche rallentamento, passando da una media di 3,4 figli per donna nel periodo 1990-1992 a 2,0 nel 2019-2020 (dati forniti dalle indagini National Fertility and Health Survey) è anche vero che la diminuzione degli abitanti inizierà secondo le stime delle Nazioni Uniti dopo il 2064, data in cui è fissato il picco di 1 miliardo e 700 milioni di indiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma intanto l’età media della popolazione nel 2024 si è attestata a <strong>28,4 anni.</strong> Meglio della Cina, a quota <strong>39,6</strong>, e ancor di più rispetto all’Italia la cui popolazione ha un’età media di <strong>47,8 anni</strong>. Non dovrebbe quindi stupire il fatto che tra i Paesi del BRICS l’India potrà contare su un notevole tasso di crescita del <strong>6,6%</strong> nel 2025, confermandosi al <strong>6,2% </strong>l’anno dopo stando alle proiezioni del Fondo Monetario Internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Italia e gli altri Paesi europei del G7 crescono dello zero virgola</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri che fanno impallidire l’Italia, che dopo aver messo in sicurezza i conti con una Legge di Stabilità 2025 studiata più per uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo che per vivacizzare l’economia, crescerà nel 2026 dello <strong>0,8</strong>%. Un pochino meglio dello <strong>0,5%</strong> stimato quest’anno, ma comunque siamo in buona compagnia tra i Paesi europei del G7, anch’essi con una crescita dello zero virgola (la Germania addirittura ha avuto un progresso di <strong>0,2%</strong> nel 2025, per migliorare nel 2025 con uno <strong>0,9%</strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>La guerra delle stablecoin: Wall Street, Europa e Tokyo alla conquista della moneta digitale globale</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/la-guerra-delle-stablecoin-wall-street-europa-e-tokyo-alla-conquista-della-moneta-digitale-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 14:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banking e Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Stablecoin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/Global-Stablecoin.png" type="image/jpeg" />Dieci colossi bancari aprono un fronte comune per esplorare una stablecoin “made in G7”. Efficienza, potere e rischio sistemico si intrecciano in un progetto che prova a portare la programmabilità del denaro dentro l’architettura della finanza regolata. La finanza tradizionale non guarda più il mondo cripto dal vetro di sicurezza della sala di controllo: ci [&#8230;]</p>
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<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dieci colossi bancari aprono un fronte comune per esplorare una stablecoin “made in G7”. Efficienza, potere e rischio sistemico si intrecciano in un progetto che prova a portare la programmabilità del denaro dentro l’architettura della finanza regolata.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">La finanza tradizionale non guarda più il mondo cripto dal vetro di sicurezza della sala di controllo: ci entra. Dieci tra le maggiori banche globali — da <strong>Bank of America</strong> a <strong>Deutsche Bank</strong>, da <strong>Goldman Sachs</strong> a <strong>UBS</strong>, insieme a <strong>Citi, MUFG, Barclays, TD Bank, Santander</strong> e <strong>BNP Paribas </strong>— hanno avviato un lavoro congiunto per capire se abbia senso emettere <strong>asset digitali ancorati 1:1 alle valute del G7</strong> su blockchain pubbliche. È un’ipotesi, non una decisione. Ma è l’ipotesi che conta: un consorzio di istituzioni sistemiche che, per la prima volta, valuta di standardizzare <strong>una moneta digitale privata</strong> dentro i confini della regolazione bancaria. Se riuscisse, cambierebbe il modo in cui circola la liquidità, come si regolano i pagamenti e chi esercita davvero il controllo sulla moneta nel XXI secolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché proprio ora: il denaro programmabile come leva competitiva</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea di una stablecoin bancaria non nasce in un vuoto. Il <strong>rally delle criptovalute</strong>, il ritorno d’interesse politico negli Stati Uniti e la maturazione tecnologica delle infrastrutture pubbliche hanno creato un contesto nuovo. Finora le stablecoin hanno vissuto soprattutto <strong>dentro i mercati cripto</strong>, come lubrificante per scambi e arbitraggi; poco, pochissimo, nell’economia reale. Il consorzio punta a rovesciare la geometria: <strong>portare la programmabilità del denaro dove oggi stanno i volumi</strong>, ossia nei pagamenti corporate, nelle tesorerie delle multinazionali, nelle catene del valore globali e nel mercato dei capitali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore potenziale non è ideologico, ma industriale: <strong>riduzione dei tempi di regolamento</strong> (da T+2 a quasi tempo reale), meno frizioni nei pagamenti transfrontalieri, <strong>minore rischio controparte</strong> grazie a regolamento atomico e smart contract, <strong>gestione fine della liquidità intraday</strong>. Sono argomenti che parlano alle direzioni finanziarie. E sono il nucleo del business case.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa potrebbe essere (e non essere) una “stablecoin G7”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una stablecoin emessa o sponsorizzata da banche sistemiche non è un clone degli attuali token privati. Le scelte di <strong>design</strong> sono decisive:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riserva e custodia</strong>: attività liquide, separate, ispezionabili; presumibile prevalenza di titoli di Stato a brevissima scadenza e depositi presso controparti centrali</li>



<li><strong>KYC/AML nativi</strong>: identità digitale integrata nel ciclo di vita del token; accesso “a cerchi” (banche, imprese, fornitori di pagamento) per prevenire usi illeciti e abilitare audit</li>



<li><strong>Programmabilità con guardrail</strong>: smart contract sì, ma con <strong>circuit breakers</strong>, whitelist/blacklist e diritti di intervento in linea con i requisiti prudenziali</li>



<li><strong>Interoperabilità</strong>: dialogo con reti pubbliche e permissioned, con ponti verificati e standard comuni per evitare “giardini chiusi”</li>



<li><strong>Governance</strong>: regole su chi può emettere, come si gestiscono gli oracoli dei tassi di cambio G7 e come si decide in caso di fork o incidenti di rete.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa architettura punta a <strong>istituzionalizzare</strong> ciò che finora è stato “artigianale”. Ma istituzionalizzare significa anche accettare che la moneta programmabile <strong>obbedisca a norme</strong> e che, all’occorrenza, possa essere <strong>spenta, riaccreditata, tracciata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il convitato di pietra: i regolatori</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa delle banche entra in un territorio sensibile. Banche centrali e autorità di vigilanza temono che stablecoin su larga scala possano <strong>spostare depositi</strong> dall’intermediazione tradizionale verso strumenti a riserva separata, <strong>frammentando la trasmissione della politica monetaria</strong>. È il nocciolo delle perplessità espresse da varie autorità: la priorità resta <strong>evitare corse alla liquidità</strong> e minimizzare gli effetti domino nei mercati monetari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consorzio lo sa. Per questo la narrativa ufficiale è prudente: <strong>“esplorare il valore, garantire conformità, rispettare il risk management”</strong>. Tradotto: il progetto può vivere solo se allinea <strong>sicurezza sistemica</strong>, <strong>trasparenza della riserva</strong> e una <strong>governance verificabile</strong>. Il punto politico è un altro: se il <strong>denaro programmabile</strong> diventa mainstream, chi ne decide le regole ultime — il consorzio, il regolatore, o entrambi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mercato da battere: Tether &amp; co. e il paradosso della fiducia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la mappa è chiara: poche stablecoin dominano un mercato che vale centinaia di miliardi, con <strong>Tether</strong> in posizione largamente prevalente. È un paradosso: un settore nato per la trasparenza che sconta <strong>asimmetrie informative</strong> e <strong>zone grigie regolatorie</strong>. Ed è qui che le banche vedono lo spazio: offrire una <strong>controparte riconosciuta</strong>, con controlli e responsabilità, per drenare utilizzo dall’ecosistema cripto verso un <strong>circuito regolato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione però all’<strong>effetto network</strong>. La moneta è un bene di rete: vince chi è accettato ovunque. Per superare l’inerzia, il consorzio dovrà portare <strong>merchant, PSP e grandi piattaforme</strong> a integrare i token nativamente nei flussi di pagamento e negli <strong>ERP aziendali</strong>. Senza quella massa critica, anche la stablecoin più “solida” resta un esercizio di stile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Token deposit vs stablecoin: due strade, una strategia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutte le banche sposano la stessa tesi. Una parte del settore vede nei <strong>depositi tokenizzati</strong> la via maestra: stessa banca, stesso conto, <strong>nuova forma digitale</strong>. È una differenza non solo tecnica: i <strong>token deposit</strong> restano pienamente dentro il perimetro bancario e della garanzia sui depositi; la <strong>stablecoin</strong> — anche se bancaria — tende a poggiare su <strong>riserve segregate</strong> e a vivere su reti più aperte.<br>Per i clienti corporate la domanda è pragmatica: <strong>che cosa semplifica davvero la tesoreria?</strong> Se la stablecoin riduce tempi, costi e riconciliazioni, vince. Se i depositi tokenizzati offrono gli stessi benefici senza cambiare processi, vince l’abitudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che i due percorsi <strong>non si escludono</strong>. Una strategia credibile potrebbe vedere <strong>co-esistere</strong> stablecoin (per i pagamenti interbancari e cross-border ad alta velocità) e token deposit (per la gestione quotidiana della liquidità on-chain).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Europa e la sfida dell’euro digitale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La partita è anche geopolitica. In Europa un <strong>fronte bancario</strong> sta lavorando a una stablecoin in euro; altrove, alcune istituzioni hanno già testato emissioni proprietarie con adozione limitata. Il punto europeo è duplice: <strong>non farsi imporre standard</strong> nati altrove e <strong>dialogare</strong> con i progetti di <strong>valuta digitale di banca centrale</strong>.<br>Se una stablecoin bancaria in euro raggiungesse massa critica prima della versione retail dell’euro digitale, potrebbe <strong>prefigurare standard de facto</strong> su wallet, identità e compliance. Oppure produrre <strong>sovrapposizioni</strong>: due strumenti digitali che cercano la stessa utilità d’uso. In entrambi i casi, il coordinamento istituzionale sarà decisivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi che contano davvero (e come mitigarli)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un progetto del genere porta rischi <strong>concreti</strong> e <strong>gestibili</strong> solo con disegno accurato:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Rischio di corsa ai rimborsi</strong>: in stress di mercato, richiesta simultanea di conversione. Mitigazioni: <strong>riserve ultra-liquide</strong>, <strong>limiti di concentrazione</strong>, <strong>gate temporanei</strong> esplicitati a priori</li>



<li><strong>De-peg e fiducia</strong>: scostamento dal valore 1:1. Mitigazioni: <strong>trasparenza frequente e verificata</strong> su portafoglio, <strong>mark-to-market</strong>, <strong>oracoli multipli</strong> per i tassi di cambio G7</li>



<li><strong>Operativo e smart contract</strong>: bug, exploit, cattiva gestione delle chiavi. Mitigazioni: <strong>security by design</strong>, audit indipendenti, <strong>policy di rotazione</strong> e <strong>kill switch regolati</strong></li>



<li><strong>Interoperabilità e ponti</strong>: i bridge sono il punto debole. Mitigazioni: <strong>standard comuni</strong>, <strong>bridge permissioned</strong>, assicurazioni parametriche</li>



<li><strong>Concentrazione e antitrust</strong>: rischio di standard proprietari di fatto. Mitigazioni: <strong>governance aperta</strong>, <strong>regole di accesso non discriminatorie</strong>, <strong>comitati indipendenti</strong> su prezzi e API.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Solo se queste barriere vengono affrontate <strong>prima</strong> del lancio, la stablecoin bancaria può presentarsi come <strong>infrastruttura affidabile</strong>, non come gadget di branding.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove nasce la domanda: use case con P&amp;L</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il mercato non premia le slide. Premia i <strong>casi d’uso con conto economico</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Pagamenti B2B transfrontalieri</strong>: pagare fornitori in Asia o America con regolamento quasi istantaneo e <strong>riconciliazione automatica</strong> nel gestionale</li>



<li><strong>Mercato dei capitali on-chain</strong>: emissione, collocamento e regolamento di strumenti a breve in <strong>delivery-versus-payment</strong> su blockchain</li>



<li><strong>Gestione liquidità intraday</strong>: trasferire fondi tra giurisdizioni in minuti, riducendo l’uso di linee di credito ponte</li>



<li><strong>Commercio globale</strong>: lettere di credito e <strong>documenti doganali tokenizzati</strong>, con pagamento che si libera al verificarsi di condizioni reali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni use case ha una metrica chiave: <strong>giorni e costi risparmiati</strong>, <strong>capitale liberato</strong>, <strong>errori evitati</strong>. Solo così una stablecoin bancaria diventa prodotto, non manifesto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La vera posta in gioco: standard, non branding</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È facile innamorarsi dei nomi. Ma la partita è sugli <strong>standard</strong>: come si costruisce l’identità digitale, come si certificano i dati nel mondo fisico (spedizioni, inventari, servizi), come si definisce la <strong>finalità del regolamento</strong> su reti pubbliche.<br>Chi stabilisce gli standard — che sia un consorzio bancario, un’alleanza pubblico-privata o un regolatore — <strong>scrive le regole della competitività</strong> per i prossimi dieci anni. È qui che una stablecoin bancaria può diventare <strong>asse infrastrutturale</strong> e non semplice strumento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi controllerà la moneta programmabile?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto delle dieci banche non è solo un capitolo della storia delle crypto; è un <strong>test di sovranità</strong>. Se la moneta diventa codice, <strong>chi controlla il codice controlla la moneta</strong>: banche centrali, consorzi privati o un’inedita <strong>co-governance</strong>? La risposta non sarà binaria. Ma una cosa è chiara: la prossima infrastruttura del denaro nascerà dove <strong>fiducia istituzionale</strong> e <strong>tecnologia verificabile</strong> si incontrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La finanza ha già fatto una scelta: entrare nel territorio programmabile e provare a <strong>definirne i confini</strong> prima che altri lo facciano. Se le banche sapranno unire standard aperti, trasparenza radicale e casi d’uso con P&amp;L misurabile, la stablecoin del G7 potrà segnare <strong>la normalizzazione del denaro digitale</strong>. In caso contrario, resterà un esercizio elegante.<br>In entrambi i casi, la direzione è segnata: la moneta del futuro sarà <strong>programmabile, interoperabile e verificabile</strong>. La domanda aperta, quella da prima pagina, è <strong>chi avrà il diritto — e la responsabilità — di premerne gli interruttori</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/la-guerra-delle-stablecoin-wall-street-europa-e-tokyo-alla-conquista-della-moneta-digitale-globale/">La guerra delle stablecoin: Wall Street, Europa e Tokyo alla conquista della moneta digitale globale</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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