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Cronos, il Mediterraneo torna al centro: l’Italia ha un’opportunità che non può permettersi di sprecare

| 06/08/2026
Cronos, il Mediterraneo torna al centro: l’Italia ha un’opportunità che non può permettersi di sprecare

L’avvio della produzione del giacimento Cronos, previsto per il 2028 al largo di Cipro, rappresenta una delle notizie più significative degli ultimi anni per la strategia energetica del Mediterraneo. Ridurre questo progetto a un semplice investimento di Eni sarebbe un errore di prospettiva. Cronos è un’infrastruttura geopolitica prima ancora che un giacimento di gas.

L’Italia ha spesso affrontato il dibattito energetico con uno sguardo limitato al prezzo dei carburanti o alle oscillazioni delle bollette. In realtà, la competitività di un sistema industriale si costruisce molto prima: attraverso investimenti, accordi internazionali, ricerca, infrastrutture e una politica estera coerente.

Il giacimento, sviluppato da Eni insieme a TotalEnergies nel Blocco 6 della Zona Economica Esclusiva cipriota, dispone di risorse stimate in oltre 3 trilioni di piedi cubi (Tcf) di gas naturale recuperabile. Ancora più rilevante è la scelta industriale: il gas sarà convogliato verso gli impianti di liquefazione già operativi in Egitto, riducendo tempi, costi e rischi rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture. È la dimostrazione di come oggi il vantaggio competitivo non derivi soltanto dalla disponibilità delle risorse, ma dalla capacità di integrarle in una rete logistica efficiente.

Per l’Italia questa operazione consolida una posizione costruita negli ultimi anni. Il nostro Paese è oggi collegato ai principali corridoi energetici del Mediterraneo e dell’Eurasia attraverso TransMed, GreenStream, TAP e i terminali di rigassificazione. L’arrivo del gas cipriota rafforza ulteriormente questa architettura, aumentando la resilienza del sistema energetico nazionale e contribuendo alla sicurezza degli approvvigionamenti europei.

È importante evitare facili illusioni. Cronos non farà diminuire automaticamente il prezzo del gas, che continuerà a essere influenzato dagli equilibri internazionali e dal mercato europeo. Tuttavia, una maggiore diversificazione delle fonti riduce il rischio geopolitico, migliora la capacità negoziale dell’Europa e offre maggiore stabilità ai comparti industriali energivori, dalla siderurgia alla chimica, dalla ceramica alla meccanica.

Per OpenIndustria questa vicenda conferma una convinzione che sosteniamo da tempo: non esiste politica industriale senza politica energetica. Pensare di mantenere una grande manifattura competitiva senza garantire energia sicura, abbondante e a costi sostenibili significa ignorare le fondamenta dell’economia reale.

È questa la cultura strategica di cui il Paese ha bisogno.

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