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	<title>Domenico Talia, Autore presso Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
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	<title>Domenico Talia, Autore presso Italia nel futuro</title>
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		<title>La coscienza artificiale e le emozioni delle macchine</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/puo-un-robot-emozionarsi-coscienza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 06:21:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/08/Unknown-2.jpeg" type="image/jpeg" />Eliezer Yudkowsky in un suo saggio del 2008, quando l’intelligenza artificiale era soltanto un tema di discussione tra specialisti, scrisse «Il pericolo maggiore dell&#8217;intelligenza artificiale è che le persone giungano troppo presto alla conclusione di comprenderla.» Dopo circa vent’anni l’IA è argomento quotidiano di dibattito e anche d’uso per più di un miliardo di persone [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eliezer Yudkowsky</strong> in un suo saggio del 2008, quando l’intelligenza artificiale era soltanto un tema di discussione tra specialisti, scrisse «<em>Il pericolo maggiore dell&#8217;intelligenza artificiale è che le persone giungano troppo presto alla conclusione di comprenderla.</em>» Dopo circa vent’anni l’IA è argomento quotidiano di dibattito e anche d’uso per più di un miliardo di persone nel mondo e il pericolo che evidenziava <strong>Yudkowsky </strong>è potuto soltanto crescere. Purtroppo in tanti ne parlano convinti di conoscerla e questo atteggiamento, invece di produrre una large diffusione di competenze che sono sempre più necessarie, genera tante discussioni generiche che producono semplificazioni, equivoci e retoriche a basso costo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, i pochi saggi scritti con cura da specialisti di IA sono i benvenuti. Tra questi certamente si deve considerare il libro di <strong>Antonio Chella</strong>, professore di robotica e direttore del <strong>RoboticsLab</strong> all’Università di Palermo, che ha un titolo molto evocativo: <em>Può un Robot Emozionarsi?</em> (Mondadori, 2026), e un sottotitolo che spiega meglio il suo contenuto: Riflessioni sull’IA, la coscienza e le emozioni nelle macchine.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chella</strong> studia questi argomenti da diverse decine di anni e lo fa con il rigore del ricercatore informatico che si confronta con la comunità scientifica mondiale. Nei diversi capitoli di questo testo accurato e divulgativo, l’autore racconta con precisione analitica e molta chiarezza l’intero panorama degli studi scientifici sulla coscienza artificiale. Lo fa in una maniera capace di accompagnare chi legge lungo un percorso di ipotesi, teorie ed esperimenti che affrontano con rigore un ambito sfuggevole, complesso e a tratti misterioso.<strong> Antonio Chella </strong>descrive i principali modelli della coscienza artificiale che sono stati proposti negli ultimi decenni senza mai esagerare, anzi discutendo i pro e i contro per permettere ai lettori di comprendere quanto lavoro si è fatto e si sta facendo in questo ambito di studi avanzati. Studi scientifici che hanno l’obiettivo di comprendere come un soggetto non biologico, fatto di silicio e segnali elettrici, possa acquisire ed usare la consapevolezza di essere un agente attivo e interattivo con il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prof. <strong>Chella</strong> si chiede cosa si prova ad essere un robot infermiere che aiuta un essere umano a vivere meglio o un robot soldato che decide di colpire un militare in carne e ossa che appartiene all’esercito nemico. Quale rappresentazione di se stessi hanno i calcolatori e i robot con un cervello artificiale fatto di algoritmi di IA? A questi interrogativi il libro offre un racconto didattico, scrupoloso e avvincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si parte dagli studi di <strong>Turing</strong> sulle macchine pensanti, dai dubbi di <strong>Searle</strong>, dalle reti neurali, da i primi prototipi di sistemi esperti, fino a <strong>Deep Blue</strong> che ha battuto il campione mondiale di scacchi e agli LLM che hanno vinto la sfida del linguaggio umano. Dopo queste analisi, il libro introduce il lettore nel mondo affascinante della robotica, quella reattiva, quella deliberativa e quella che è stata definita dalla loro ibridazione con lo scopo di costruire robot intelligenti con cui dovremo convivere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nucleo centrale del saggio è lo studio delle diverse forma di coscienza, a partire da quella umana che tutti possediamo ma che non riusciamo a spiegare pienamente: “La natura soggettiva della coscienza sfugge alle nostre descrizioni scientifiche”. Nel libro, le diverse teorie sono analizzate con attenzione, senza scelte partigiane e con l’obiettivo di creare riflessioni continue nel lettore che a buona ragione si chiede se la coscienza debba avere necessariamente avere soltanto un’origine biologica e non possa invece anche scaturire da un grande ammasso di informazioni e conoscenze che una macchina complessa, come il calcolatore, riesce ad accumulare ed elaborare (la teoria della coscienza come informazione integrata non sembra lontana da questa ipotesi).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I capitoli finali uniscono gli avanzamenti recenti della robotica con gli studi della coscienza artificiale e in questo incrocio le emozioni robotiche sono un esito di cui si inizia a vedere qualche effetto pratico. I sistemi robotici <strong>LIDA, CERA-CRANIUM, EcceRobot e Pepper </strong>sono esempi di studi e prototipi scientifici che il libro presenta mostrando quanta ricerca scientifica si è dispiegata in questo ambito e come questi risultati potranno portare a robot intelligenti che possono avere consapevolezza di sé e capacità di dialogo con gli umani da rimanerne sorpresi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro racconta anche le esperienze dell’autore con il robot Pepper che nel RoboticsLab di Palermo ha acquisito una sua voce interiore, dall’analisi della quale si riesce a comprendere il suo dialogo interno mentre interagisce con le persone e con il mondo. L’esperimento di Pepper che davanti a uno specchio si riconosce e fa la scoperta di sé, anche se ha una mascherina sul volto, è molto interessante e serve a dimostrare quanto gli studi sulla coscienza robotica siano progrediti negli ultimi anni. Pepper osserva la propria immagine nello specchio, nota una mascherina sul volto della figura, e attraverso il proprio dialogo intimo, arriva a capire che quella mascherina è sul proprio volto. Le riflessioni di Pepper trascritte dai ricercatori del RoboticsLab documentano il processo logico interno del robot, fino alla sua conclusione:&nbsp;<em>“… ipotizzo che ciò che sto vedendo non sia un altro robot, ma un riflesso di me stesso. Sto guardando me.</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come racconta bene il libro, grazie alla ricerca sui sistemi di intelligenza artificiale, stiamo vivendo un’epoca di enormi sviluppi nell’informatica e nella robotica. Dobbiamo quindi essere&nbsp;&nbsp;capaci di affrontare grandi enigmi e nuove sfide scientifiche di grande impatto. Questo saggio ci aiuta a comprendere la complessità del nostro tempo e ci mostra come un settore scientifico e ingegneristico come la robotica ponga domande non soltanto sulla natura delle macchine, ma anche sulla natura umana e sul senso delle nostre conoscenze. Chissà se gli studi scientifici sulla coscienza delle macchine non possano essere anche un’utile strumento per comprendere meglio la coscienza umana e il senso dell’esistenza.</p>
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		<title>Kimi K3: La Cina rilascia nuovi modelli di LLM per competere con gli USA</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/kimi-k3-ia-cina-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/07/Kimi-K3-La-Cina-rilascia-nuovi-modelli-di-LLM-per-competere-con-gli-USA-.avif" type="image/jpeg" />In questi giorni alcuni consiglieri del presidente Donald Trump in materia di intelligenza artificiale si sono mostrati preoccupati per le mosse della Cina nel settore IA e il nervosismo li ha spinti a criticare pubblicamente le principali aziende statunitensi del settore, tra queste Anthropic e OpenAI.&#160; Tutto è iniziato perché nessuno negli USA riesce a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/07/Kimi-K3-La-Cina-rilascia-nuovi-modelli-di-LLM-per-competere-con-gli-USA-.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni alcuni consiglieri del presidente <strong>Donald Trump</strong> in materia di intelligenza artificiale si sono mostrati preoccupati per le mosse della Cina nel settore IA e il nervosismo li ha spinti a criticare pubblicamente le principali aziende statunitensi del settore, tra queste <strong>Anthropic</strong> e <strong>OpenAI.</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è iniziato perché nessuno negli USA riesce a mettersi d’accordo su come gestire l’uscita di <strong>Kimi K3</strong>, lanciato la scorsa settimana dall’azienda cinese di <strong>Moonshot AI</strong>, un nuovo modello di LLM cinese che ha anche una versione aperta. <strong>Kimi K3</strong> è in grado di competere con l’intelligenza dei modelli di <strong>OpenAI</strong> e <strong>Anthropic</strong> che costano di più, non sono aperti e anzi sono sotto il controllo della Casa Bianca che nelle settimane scorse ha bloccato l’uso di alcuni loro modelli fuori dagli USA. Per giuste ragioni <strong>Kimi</strong>, insieme ad altri modelli cinesi simili, rappresentano un serio problema per l’amministrazione Trump e, allo stesso tempo, per le quotazioni di borsa delle grandi imprese americane di IA. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta che viene rilasciato un nuovo modello potente e aperto dalla Cina, in passato è accaduto con <strong>DeepSeek</strong>, gli statunitensi vedono meno motivi per investire denaro nell’accesso ai modelli di <strong>Anthropic </strong>o <strong>OpenAI</strong> e il governo americano capisce che non ha il completo monopolio mondiale dei sistemi di IA generativa. Infatti, i modelli di IA cinesi creano problemi sia economici sia politici per il presidente. Rappresentano sia una minaccia per un’amministrazione che vuole assolutamente evitare altre cattive notizie economiche, sia una sfida ai costosissimi ed energivori modelli americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli USA, lo staff di Trump ritiene che, poiché i modelli di IA sono diventati sufficientemente potenti da rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale, il governo deve controllarne l’utilizzo. Questa posizione ha alimentato un processo di revisione della Casa Bianca volto a vagliare la sicurezza dei modelli di IA prima del loro rilascio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gran parte della durata dell’amministrazione <strong>Biden</strong> e persino all’inizio della seconda amministrazione Trump, impedire alla Cina di ottenere i chip più avanzati è stata una priorità. Tali controlli sulle esportazioni di recente si sono allentati. Trump ha preso la controversa decisione di consentire a <strong>Nvidia</strong> di vendere chip&nbsp;di tipo H200&nbsp;alla Cina, in cambio dell’applicazione di una sovrattassa del 25% sulle vendite. Il governo ha anche dichiarato che si sono verificati alcuni casi di contrabbando di chip.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella ultima classifica Top500 dei supercalcolatori più potenti al mondo la Cina ha riconquistato la prima posizione con il suo supercomputer <strong>Lineshine </strong>composto da 14 milioni di core. Tuttavia, la Cina ha ancora una limitata potenza di calcolo diffusa nella nazione e non è chiaro quali chip l’azienda che ha sviluppato <strong>Kimi</strong> abbia utilizzato per addestrare il modello. È possibile che il processo abbia comportato una forma di distillazione, una pratica in cui i modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati utilizzando gli output di modelli di intelligenza artificiale già esistenti. <strong>OpenAI</strong> e <strong>Anthropic</strong> lamentano da tempo questa pratica da parte delle aziende cinesi di IA e hanno chiesto l’intervento del governo per porvi fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprile scorso, l’hanno ottenuto quando l’amministrazione Trump ha annunciato una serie di iniziative per arginare questa pratica. Ma <strong>Kimi K3</strong> è disponibile a tutti (la sua versione K3.5 è gratuita e può essere anche istallato su server locali) ed è quasi altrettanto valido come il modello di <strong>Anthropic</strong> che il governo statunitense ha ritenuto così potente da doverlo temporaneamente sospendere perché minacciava la sicurezza nazionale.&nbsp;&nbsp;Infatti, <strong>Kimi K3</strong> si trova in terza posizione della classifica generale dell’<strong>Intelligence Index di Artificial Analysis,</strong> superato solo da <strong>Claude Fable</strong> e <strong>GPT-5.6 Sol Max</strong>, pur essendo decisamente più economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario di forte competizione tra gli USA che guidano e la Cina che insegue, purtroppo l’UE rimane, incredibilmente, fuori dalla corsa. Nonostante i tanti programmi annunciati, non ci sono segnali di rilascio di sistemi di IA generativi europei capaci di competere e a basso consumo energetico da mettere a disposizione di aziende, centri di ricerca e singoli cittadini dell’UE che al momento devono affidarsi a sistemi americani e cinesi alla faccia della sovranità tecnologica che viene spesso invocata senza costrutto.</p>
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		<title>Algoritmi “coltivati” e umani da proteggere: la dignità umana al tempo dell’IA</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/algoritmi-coltivati-e-umani-da-proteggere-la-dignita-umana-al-tempo-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Algoritmi]]></category>
		<category><![CDATA[Big Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Etica Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/dignita-umana-intelligenza-artificiale.avif" type="image/jpeg" />Il futuro ci dirà se la prima enciclica di Papa Leone XIV pubblicata il 25 maggio scorso, diventerà un documento di valore storico. In ogni caso, oggi possiamo dire che si tratta di una lettera papale che impone una necessaria discussione sul ruolo delle nuove tecnologie “intelligenti” che possono mettere in crisi il ruolo e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/dignita-umana-intelligenza-artificiale.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Il futuro ci dirà se la prima enciclica di <strong>Papa Leone XIV</strong> pubblicata il 25 maggio scorso, diventerà un documento di valore storico. In ogni caso, oggi possiamo dire che si tratta di una lettera papale che impone una necessaria discussione sul ruolo delle nuove tecnologie “intelligenti” che possono mettere in crisi il ruolo e addirittura il senso dell’umano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong><em>Magnifica Humanitas</em></strong> naturalmente parla dell’umano e del trascendente, della dottrina sociale della Chiesa, della pace e della giustizia sociale, del Vangelo, del bene comune e della fede. Eppure, insieme a questi argomenti, questa è la prima enciclica che affronta il tema dei sistemi digitali artificiali che hanno un impatto sul mondo e anche sulla dottrina religiosa e potrebbero mettere in dubbio la posizione degli esseri umani nel mondo fino ad arrivare a cambiare per sempre il loro rapporto finanche con il Creatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo di fronte a una enciclica che occupa 84 pagine, è divisa in 245 paragrafi, e contiene 220 riferimenti bibliografici. Tutto questo perché il nuovo Papa ha sentito la necessità di avvertire i suoi fedeli e, insieme a loro l’intera umanità, dell’enorme impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo presente e futuro, sulle nostre istituzioni, sulla dignità delle persone e sul bene comune. È singolare che uno scritto che affronta il tema più avanzato della frontiera dell’innovazione tecnologica, abbia un titolo in una lingua antica. Inoltre, usando quella lingua antica, questa grande innovazione che è entrata nelle nostre vita, lì viene annoverata tra le “<em>res novae</em>” del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle tesi spiegate nell’enciclica, il <strong>Papa</strong> mostra di aver ben compreso come gli usi dell’IA possano mettere in discussione l’intero ordine mondiale e soprattutto il ruolo dell’essere umano nell’universo conosciuto. Un essere che per i cattolici è fatto a immagine e somiglianza del Dio trinitario. Il paragrafo 5 illustra con estrema chiarezza la posizione del <strong>Vaticano</strong>: «<em>Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore</em>».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Papa Leone XIV</strong> in questa enciclica coglie con estrema lucidità proprio il nodo radicale della possibile disumanizzazione creata dalle macchine algoritmiche. Un nodo che non è soltanto etico, ma squisitamente antropologico e teologico. Il <strong>Papa</strong> nell’enciclica spiega che l’intelligenza artificiale non è una tecnologia come le altre. Se le macchine del passato, dal treno alla catena di montaggio, hanno sostituito o potenziato la forza degli esseri umani, l’IA per la prima volta simula, sostituisce e in diversi casi supera le facoltà intellettive degli umani. Facoltà che la Chiesa considera l’espressione più elevata dello spirito umano e quindi il legame più forte con l’ultraterreno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tutela della dignità umana è un tema centrale dell’enciclica che va oltre la dimensione etica (quindi oltre l’algoretica di cui si parla da tempo) ma punta alle diverse dimensioni della dignità: morale, esistenziale e ontologica. Quest’ultima intesa come «<em>dignità che appartiene a ogni essere umano, semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio</em>». La difesa della dignità umana di fronte alle pratiche sostitutive delle persone operate tramite l’uso di sistemi di IA è un altro tratto cruciale con il quale il <strong>Papa</strong> supera le critiche che finora sono state in buona parte morali, mentre il piano della dignità umana è certamente più opportuno per sfidare le pratiche delle grandi aziende informatiche e dei governi (e dei regimi) che usano l’IA per farne un’arma da guerra e di sorveglianza di massa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al <strong>Papa</strong> non sfugge un aspetto tecnico che però assume valore sociale, quando tra i beni che sono destinati a tutti, chiede che si debba annoverare le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati. In un tempo in cui «<em>la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini</em>».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, tra i beni comuni devono essere inclusi questi nuovi elementi tecnologici che sono alla base delle ricchezze dei grandi magnati digitali che finora li hanno saputi sottrarre al controllo delle comunità. Su questo aspetto, l’enciclica non poteva essere più esplicita: «<em>Nelle scelte che riguardano i flussi economici e le piattaforme digitali, nel governo dei dati e degli algoritmi, non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma è necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunità mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune</em>».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitolo 3 della <strong><em>Magnifica Humanitas</em></strong> ha un titolo che non di presta a dubbi: tecnica e dominio. In questo capitolo le visioni di questo papato sulle tecnologie di IA sono chiare e inequivoche: occorre custodire il primato della persona di fronte ad una tecnologia pervasiva e sempre più capace di svolgere compiti umani. Un tecnologia che usiamo senza conoscerla fino in fondo. Una tecnologia che <strong>Papa Leone</strong> sa bene non possedere ancora una teoria scientifica completa, chiara e dimostrata. Infatti, usiamo questi sistemi senza averli formalizzati totalmente. Quindi siamo di fronte all’urgenza di un doppio impegno: l’approfondimento della ricerca scientifica e un esercizio di utilizzo basato su principi umani e ideali.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Papa</strong> sa bene che nessuna tecnologia, e meno che mai l’IA, rappresenta un elemento soltanto tecnico quando entra in processi che incidono sulla vita delle persone, quando tocca diritti, opportunità, reputazione, libertà. Come in passato tanti esperti di IA (compreso il premio Nobel <strong>Geoffrey Hinton</strong>) hanno segnalato più volte, possono esserci usi “antiumani” &#8211; manipolazione delle persone, violazione della privacy, disinformazione. Anche quando i sistemi di IA vengano presentati come neutrali e oggettivi, essi rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati. Sviluppatori di AI, venditori e utilizzatori sono chiamati alle loro responsabilità morali e sociali. Queste responsabilità hanno effetto su aspetti importanti della vita delle persone come il lavoro, l’educazione e i diritti personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie digitali e l’IA sempre più mediano i rapporti tra gli umani e il rapporto degli umani con la realtà. Dunque, il loro ruolo è sempre più rilevante, fino a rischiare di mediare il rapporto dei credenti con Dio. Anche per questo, la Chiesa vuole avere un ruolo nel futuro del mondo e vuole dimostrare di essere capace di svolgere un ruolo di guida critica delle persone, non soltanto dei cattolici, in un mondo che sta per essere trasformato irreversibilmente dai sistemi artificiali intelligenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla lettura della <strong><em>Magnifica Humanitas</em></strong> emerge in modo evidente che non è contro lo sviluppo e l’uso dei sistemi di IA, ma è contro il suo sviluppo e il suo utilizzo per dominare l’umanità, per aumentare le disuguaglianze, per manipolare gli umani, come fanno quotidianamente le Big Tech americane e cinesi con il sostegno convinto e interessato dei governi di quelle nazioni. In questo senso, questa enciclica ha un senso politico e sociale globale che dovrebbe essere preso in seria considerazione da tutti quelli che nel mondo amano i diritti dei popoli e il rispetto della natura umana stessa. Dovrebbe essere considerata con attenzione dai politici e dai governi, a partire da quello italiano che tanto ha detto ma poco ha fatto concretamente sul tema dell’uso dei sistemi di IA la formazione dei cittadini e per migliorare i servizi e la produttività del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio è “coltivare” l’IA che serva gli umani, che rispetti il loro valore e la loro dignità. Di fronte ad aziende gigantesche e ricchissime che corrono sempre più velocemente verso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generale, capace di affrontare ogni problema, questa posizione è forte e radicale. Una scelta che dovrebbe diventare una guida per gli abitanti del mondo che hanno bisogno di essere tutelati da una “<em>res novissima</em>” che nuovi poteri privati e pubblici usano per esercitare una nuova forma di potere sul mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’enciclica spiega con chiarezza che in un tempo nel quale le relazioni umane sono sempre più sfilacciate e fragili, la cultura diventa sempre più populista e la civiltà occidentale vive conflitti profondi, l’AI non deve diventare un’autorità che risponde ai voleri di chi la produce. Al contrario, deve essere una formidabile leva a servizio dell’umanità, un facilitatore di ri-costruzione di valori umani per dare un futuro da protagonisti agli umani in un mondo che sarà pieno di macchine “intelligenti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong><em>Magnifica Humanitas</em></strong> si conclude con l’esortazione a «<em>formarci a vivere il digitale in modo umano</em>». A «<em>Educare le nuove generazioni a credere che l’evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale e collettiva, costituisce uno dei servizi</em> <em>più preziosi al bene comune</em>». Dovremo tutti augurarci che quanto scritto in questa densa e significativa lettera enciclica non rimanga soltanto tra la saggistica del nuovo millennio, ma cammini tra le persone nel mondo e diventi strumento di orientamento quotidiano per i governi e per i cittadini di fronte a una tecnologia che deve diventare un nuovo aiuto e non un nuovo problema per l’umanità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/algoritmi-coltivati-e-umani-da-proteggere-la-dignita-umana-al-tempo-dellia/">Algoritmi “coltivati” e umani da proteggere: la dignità umana al tempo dell’IA</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Nuovi sovrani digitali. I piani di Thiel: la tecnologia usata per annullare la democrazia</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/nuovi-sovrani-digitali-i-piani-di-thiel-in-un-futuro-tecnologiconon-piu-democratico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=56587</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/03/IMG_20260316_093208_488.jpg" type="image/jpeg" />Thiel vede l’IA come l’ultima frontiera della forza dell’individualismo. Preconizza un mondo futuro in cui ogni individuo avrà a disposizione un’intelligenza pari a quella di mille esperti. Ciò renderebbe inutili le gerarchie statali e le organizzazioni sociali, i parlamenti. L’IA per Thiel è un’estensione della volontà dell’individuo, che attraverso essa diventa potente quanto uno Stato. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Thiel vede l’IA come l’ultima frontiera della forza dell’individualismo. Preconizza un mondo futuro in cui ogni individuo avrà a disposizione un’intelligenza pari a quella di mille esperti. Ciò renderebbe inutili le gerarchie statali e le organizzazioni sociali, i parlamenti. L’IA per Thiel è un’estensione della volontà dell’individuo, che attraverso essa diventa potente quanto uno Stato. Ovviamente, per il miliardario digitale questo non varrà per tutti, ma per pochi eletti come lui.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La venuta di <strong>Peter Thiel</strong> a Roma per alcuni seminari sulle sue teorie politico-teologiche, ospitati dall’Associazione Vincenzo Gioberti in un luogo chiuso e riservato, ha attirato l’attenzione dei media e degli italiani su una figura ben nota negli USA e tra gli esperti di digitale nel mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Chi è Peter Thiel?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Peter Thiel</strong> è un imprenditore multimiliardario, fondatore di <strong>PayPal</strong>, finanziatore di <strong>Facebook</strong> e proprietario di <strong>Palantir</strong>, l’azienda di analisi dati che vende servizi di sorveglianza e predizione a molti governi e a tante aziende nel mondo. I suoi software sono impiegati dall’esercito israeliano per le sue recenti guerre, sono usate dall’<strong>ICE</strong> contro gli immigrati e dal <strong>Dipartimento della Guerra</strong> degli USA in queste settimane in <strong>Iran</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questo suo ruolo ‘tecnologico’, Peter Thiel è molto noto per le sue posizioni politiche e per le singolari teorie pseudo-filosofiche. Finanziatore della campagna elettorale di <strong>Donald Trump</strong> nel 2016, è lo sponsor principale di <strong>JD Vance</strong>, il quale senza il suo sostegno non sarebbe diventato senatore nel 2022 e poi vicepresidente nel 2025. La sua influenza sull’attuale presidenza Trump è ben nota. La frase più famosa di Thiel che sintetizza perfettamente il suo pensiero politico è: «<em>Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili</em>».&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Le tecnocrazie contro lo Stato?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Peter Thiel</strong> parla spesso di tecnologia come strumento di liberazione, ma il riferimento è alla libertà di impresa che secondo lui è minacciata dai movimenti democratici che vogliono controllare l’uso delle tecnologie e criticano gli straordinari successi degli imprenditori della <strong>Silicon Valley</strong>. I quali, a suo parere non devono dar conto dell’uso dei loro prodotti ai governi e ai cittadini. Per Thiel la vera coercizione oggi è la stagnazione politica e burocratica. La tecnologia digitale è l’unico dominio nel quale l’individuo può ancora fuggire dalla morsa dello Stato. È la tecnologia a garantire la libertà, perché permette di costruire un ‘altrove’ che non ha bisogno di consenso e non ha bisogno di dar conto alla società dei suoi impieghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Tutto il potere all’IA, anzi ai suoi imprenditori?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Thiel, sono gli imprenditori come lui, insieme ai loro sistemi di IA, a dover decidere cosa sia ‘ottimale’ per il mondo. Le persone sarebbero oggi intrappolate in sistemi sociali che hanno smesso di innovare da diversi decenni. Per il proprietario di <strong>Palantir</strong>, le macchine devono dare agli uomini ‘illuminati’ il potere di sfidare il parere della massa. Secondo le sue teorie, ed è quello che racconterà anche nei seminari italiani, senza tecnologia siamo tutti schiavi di un presente eterno e immobile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Thiel sembra naturale che la sue tecnologie debbano tendere intrinsecamente alla creazione di monopoli, mentre la libertà degli individui che le democrazie cercano di garantire, richiedono che non ci sia un’unica risposta corretta alla domanda “come vivere”. Il mondo digitale di Peter Thiel e del suo ex-socio <strong>Elon Musk</strong> invece sembra cercare l’efficienza assoluta. Anche a costo di limitare la libertà dei tanti umani che non posseggono tecnologie portentose come quelle sviluppate dalle sue società.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Fine della libertà e individui contro lo Stato</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà richiede un terreno comune sul quale si può dissentire. Per quanto sembri incredibile, nell’ideologia di Thiel soltanto i grandi innovatori possono far contare e confrontare il loro giudizio. Non c’è spazio per il dissenso degli umani ‘normali’, anzi il parere e il voto delle masse sono un ostacolo ad una società perfetta guidata dalla tecnologia.&nbsp; Per lui l’IA non è l’inizio della futura libertà, è la fine della mediocrità. Se un’intelligenza superiore può aiutarci a risolvere il problema della scarsità o della malattia, non ci sta forse regalando la forma più alta di libertà?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Thiel vede l’IA come l’ultima frontiera della forza dell’individualismo. Lui preconizza un mondo futuro in cui ogni individuo avrà a disposizione un’intelligenza pari a quella di mille esperti. Questo potrà rendere inutili le gerarchie statali e le organizzazioni sociali, i parlamenti. L’IA per Thiel è un’estensione della volontà del singolo. È la tecnologia che rende l’individuo potente quanto uno Stato. Ovviamente, per il miliardario digitale questo non varrà per tutti, ma per pochi eletti come lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>L’IA al servizio dell’Anticristo</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per consolidare le sue teorie, il capo di Palantir ha invocato addirittura la figura dell’Anticristo. Per Thiel, l’Anticristo non è tanto un’entità religiosa legata alla fine del mondo, quanto colui che promette la pace universale e la fine di tutti i conflitti umani attraverso mezzi puramente politici e tecnologici o burocratici. Per lui questo è un grande pericolo perché questa pace è ottenuta tramite un’omologazione totale e un controllo globale che sopprime la libertà individuale e la distinzione tra le persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Thiel vede nel desiderio di creare un governo mondiale o un sistema di regole universali (come certe istituzioni sovranazionali) una forma di “<em>regno dell’Anticristo</em>”. Per lui, la democrazia moderna, quando diventa un meccanismo per appiattire le differenze e gestire le masse in modo uniforme, rischia di diventare quel “sistema di pace falsa” che nasconde una tirannia invisibile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, lui vede nella tecnologia estrema e nel potere del singolo innovatore una forza che può rompere questo stallo e impedire la fine della civiltà. In sintesi, Thiel rifiuta la democrazia proprio perché la vede come un possibile veicolo per questa sorta di “Anticristo burocratico”. Un sistema che, invece di permettere all’individuo eccezionale di creare il nuovo, lo costringe alla mediocrità e all’obbedienza in nome di una pace sociale fittizia non gli permette di avere le mani libere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il potere nelle mani di pochi</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Inutile provare a spiegare a Thiel che la democrazia non è un algoritmo da ottimizzare o il bengodi per super ricchi, è invece l’azione faticosa di convivere senza annientare il vicino, è dialogo, è conflitto, è dare senso al vivere in comunità. Per lui la democrazia, nella sua forma attuale, è diventata un ostacolo al progresso. È un sistema che premia il consenso apatico invece della “verità coraggiosa”. La tecnologia digitale, per Thiel sta rivelando che la democrazia è incompatibile con un mondo ad elevata tecnologia. Quello che è venuto a spiegare in Italia è la necessità di trovare un’alternativa alla democrazia. Una libertà che non dipenda dal voto di una maggioranza poco informata, ma dalla capacità individuale di “uscire dai sistemi falliti”. Se la democrazia non può garantire il futuro, allora il futuro dovrà essere costruito altrove, sfruttando calcolatori, robot e satelliti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Che segno lascerà in Italia?</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il seguito <strong>MAGA</strong> che Thiel ha negli USA e la sua influenza su <strong>JD Vance</strong> e <strong>Donald Trump</strong> gli conferiscono un ruolo politico per nulla trascurabile che dovrebbe far preoccupare tutti i cittadini e i politici che hanno a cuore il funzionamento delle democrazie in questo tempo di grande disordine sotto il cielo del mondo. Sarebbe ben strano se le strampalate teorie della tecnodestra americana che Thiel propaganda dovessero trovare seguaci nel mondo dei conservatori del Bel Paese o peggio ancora nella comunità tradizionalista cattolica italiana. Si tratterebbe di un abbaglio per questi settori politici e religiosi che potrebbero pentirsi di aver seguito un uomo che guarda al futuro del mondo immaginandolo a “regresso democratico” e governato da pochi sovrani digitali come lui.</p>
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		<title>Oggi come ieri. L’evoluzione del potere e la ricerca dello “spazio vitale”</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/lebensraum-spazio-vitale-storia-geopolitica-trump-putin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 11:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Vitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/lebensraum-spazio-vitale-storia-geopolitica-trump-putin-scaled.jpg" type="image/jpeg" />Dai primi del Novecento ai disordini geopolitici di oggi, la parola d’ordine sembra essere quella della ricerca dello “spazio vitale”. Da Mussolini ad Hitler, da Putin a Netanyahu e Trump tutti ossessionati dallo stesso pensiero che ha orientato scelte capaci di coinvolgere il mondo intero. Oggi il tema si ripropone con la stessa logica di ricerca di argomenti s sostegno di volontà di alimentazione dei conflitti….</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono parole il cui significato nel tempo cambia, si estende o si restringe per ragioni impreviste. Così in epoche diverse questi termini diventano più o meno rilevanti nell’uso di molti o di tutti. Un termine che si è trasformato nel tempo e che oggi torna all’attenzione per ragioni politiche è la parola tedesca <strong><em>Lebensraum</em></strong> che in italiano viene tradotta con “<em>spazio vitale</em>”. Questa è un’espressione che ha avuto un’evoluzione fortemente segnata dalla storia del Novecento e che oggi, in un mondo in preda al disordine geopolitico, ritorna soprattutto a causa della strategie politiche della presidenza USA che stanno scuotendo il pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è lo “spazio vitale”?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In senso letterale, spazio vitale significa semplicemente “<em>spazio necessario alla vita</em>”. È un concetto nato nell’ambito della biogeografia negli ultimi anni dell’Ottocento, per il contributo del geografo&nbsp;<strong>Friedrich Ratzel</strong>, che parlava di&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em>&nbsp;</strong>(“<em>spazio di vita</em>”) per descrivere il rapporto tra popoli e territorio e per riferirsi a un’area geografica all’interno della quale si sviluppa una determinata specie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, il termine&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em>&nbsp;</strong>agli inizi del Novecento subì il passaggio dalla biogeografia alla geopolitica grazie a&nbsp;<strong>Karl Haushofer</strong>, generale e geografo che fu uno dei maggiori teorici della geopolitica tedesca messa in atto dal nazismo. Per Haushofer il&nbsp;<strong><em>Lebensraum</em></strong>&nbsp;serviva a spiegare la necessaria espansione della Germania verso est, a discapito delle nazioni slave.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un seme nel nazismo…</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso ha voluto che i corsi di geopolitica tenuti da Haushofer a Monaco, suscitassero l’entusiasmo del suo allievo&nbsp;<strong>Rudolf Hess</strong>, che partecipò al fallito&nbsp;<em>putsch</em>&nbsp;di Monaco&nbsp;nel 1923 e poi divenne una delle persone più vicine ad&nbsp;<strong>Hitler</strong>. Hess presentò Haushofer a&nbsp;<strong>Hitler&nbsp;</strong>durante la prigionia a Landsberg nel 1924. Haushofer poteva visitare Hess in prigione e questi lo portava da Hitler per discutere di politica. Furono diverse e lunghe le visite di Haushofer a Landsberg, dove Hitler stava completando il&nbsp;<strong><em>Mein Kampf</em></strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incontri tra&nbsp;<strong>Karl Haushofer</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Adolf Hitler&nbsp;</strong>nel carcere di Landsberg hanno rappresentato un momento cruciale della storia del Novecento, poiché è lì che presero forma molte delle teorie geopolitiche contenute nel&nbsp;<strong><em>Mein Kampf</em></strong>. Così il termine&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;venne acquisito e condiviso dal futuro Fuhrer che lo ha usato esplicitamente nel suo testo terribile: «<em>Senza considerazione per le tradizioni e i pregiudizi, il nostro popolo deve trovare il coraggio di unire e la forza per avanzare lungo la strada che porterà il nostro popolo dall&#8217;attuale ristretto spazio vitale verso il possesso di nuove terre e orizzonti, e così lo porterà a liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava.</em>»&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hitler usa quindi il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;come principio politico di conquista per giustificare l’espansione territoriale della Germania verso l’Europa orientale e lo lega a idee razziste e di superiorità etnica. Il&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;è così diventato una necessità biologica. La terra doveva essere ‘ripulita’ dalle popolazioni locali ebrei e slavi per far posto ai coloni ariani. Era la base concettuale per un progetto di sterminio e sostituzione etnica. Lo “spazio vitale” diventa quindi la giustificazione teorica per invasioni, deportazioni e stermini che il nazismo purtroppo realizza in patria e nel mondo scatenando la II Guerra mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’adozione del concetto da parte di Mussolini</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il regime di&nbsp;<strong>Benito Mussolini</strong>&nbsp;importò dalla Germania il concetto di “<em>spazio vitale</em>” per sostenere l’espansione coloniale italiana nel Mediterraneo e in Africa. In questo contesto il termine ha assunto un significato imperialista e propagandistico. Nell’idea fascista lo spazio vitale si ispirava al modello dell’Antico Impero Romano. Il fascismo non cercava di eliminare le popolazioni sottomesse, ma di dominarle come “nazione guida”. C’era una gerarchia razziale (accentuata dalle Leggi Razziali del 1938), ma l’enfasi era maggiore sulla missione civilizzatrice, violenta e oppressiva, che sul puro annientamento biologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine di Karl Haushofer</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una sorta di eterogenesi dei fini, Karl Haushofer fu vittima della realizzazione brutale delle sue stesse teorie. Dopo essere stato il consigliere politico di Hitler, fu internato nel campo di concentramento di Dachau per un breve periodo e nel 1945 le autorità di occupazione statunitensi gli revocarono il titolo di professore onorario e il diritto alla pensione.&nbsp;Alla fine della guerra nel 1946, isolato e tormentato dal rimorso per come le sue idee erano state usate, si tolse la vita insieme alla moglie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La neutralizzazione parziale del termine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tutte queste tragedie, il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;fu condannato senza appello dagli studiosi di geopolitica. Tuttavia, il concetto non è stato del tutto abbandonato dagli Stati che di tanto in tanto avviano conflitti violenti o soltanto diplomatici con altri stati vicini o lontani seguendo logiche di potenza nei rapporti internazionali e giustificandoli con la necessità di avere un necessario spazio vitale. Oggi lo spazio vitale viene descritto come lo spazio necessario alla vita prospera e costruttiva di una nazione. L’enfasi è maggiore sugli aspetti economici e commerciali, ma il rischio di continuare a motivare i conflitti usando questo vecchio concetto permane e di tanto in tanto si manifesta anche nel nuovo millennio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rilancio da parte di Trump e il nuovo disordine geopolitico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca dello spazio vitale in questi ultimi anni viene più volte giustificato anche con il bisogno di ordine. L’ordine geopolitico è un obiettivo costante di tanti, ma ognuno purtroppo vuole ordinare il mondo a modo suo. Viviamo di tentativi di ordine che sono in contrasto tra loro e che nei fatti generano disordine diffuso. Soggetti politici alla guida di Stati molto importanti, come&nbsp;<strong>Vladimir Putin</strong>,&nbsp;<strong>Benjamin Netanyahu</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Donald Trump</strong>, in forme diverse sono sedicenti aspiranti ordinatori che cercano nuovi spazi vitali e nel farlo stanno disordinando profondamente il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l’arresto di&nbsp;<strong>Maduro</strong>, voler annettere la&nbsp;<strong>Groenlandia</strong>, trasformare il&nbsp;<strong>Canada</strong>&nbsp;nel 51° Stato americano, riconquistare il canale di Panama, e cambiare il nome del Golfo del Messico in Golfo d’America sono soltanto alcuni tentativi eclatanti di ricerca di nuovi spazi vitali del presidente degli USA. Questo avviene mentre Putin il suo spazio vitale lo cerca in Ucraina e qualcuno, come Finlandia, Norvegia e Svezia, teme che lo cercherà anche verso Nord se dovesse andargli bene con l’Ucraina. Se pensiamo ad Israele è interessante citare le analisi di&nbsp;<strong>Ori Goldberg</strong>, ricercatore israeliano che ha spiegato come la dottrina della sicurezza israeliana include una variante dell’idea originale di&nbsp;<em>Lebensraum</em>. In Israele lo spazio vitale lo realizzano ripulendo lo spazio intorno a loro dai nemici, come avviene a Gaza, in Cisgiordania o in Libano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornando a&nbsp;<strong>Trump</strong>, di recente a Davos, ha ribadito che la Groenlandia rappresenta un interesse primario e “non negoziabile” per la sicurezza USA. Secondo la sua bizzarra teoria soltanto gli Stati Uniti sarebbero in grado di garantirne la difesa militare: «<em>Quello che chiedo è solo un pezzo di ghiaccio, freddo e mal posizionato, che però può avere un ruolo vitale nella pace mondiale e nella protezione globale. È una richiesta molto piccola rispetto a ciò che abbiamo dato loro per molti, molti decenni</em>». Uno spazio vitale fatto di ghiaccio per il quale Trump rischia di sfasciare la NATO, litigare con l’UE e creare una inedita stagione conflittuale nei rapporti internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso del “Board of Peace”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il neonato&nbsp;<em>Board of Peace</em>&nbsp;non sembra sfuggire alla logica dello spazio vitale. Trump ha promosso questa organizzazione internazionale che avrebbe l’obiettivo di “promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti”. Infatti, a partire da Gaza, il&nbsp;<em>Board of Peace</em>&nbsp;si annuncia come una organizzazione basata su interessi geopolitici ed economici degli USA molto espliciti. Insomma, un organismo di gestione degli spazi vitali nel mondo, che sembra attrarre anche il Presidente del Consiglio italiano, nonostante i vincoli imposti dalla Costituzione che per sua natura è molto lontana dalla ideologia che è alla base della geopolitica dello spazio vitale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spazio vitale nella strategia di Musk</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le continue iniziative trumpiane per la ricerca di nuovi spazi vitali, l’ultimo e più originale interprete del&nbsp;<em>Lebensraum</em>&nbsp;non è un capo di governo ma è l’uomo più ricco al mondo.&nbsp;<strong>Elon Musk</strong>&nbsp;sta ridefinendo lo “<em>spazio vitale</em>” spostandolo fuori dalla Terra. Attraverso la sua SpaceX, Musk il suo spazio vitale lo sta cercando nel cosmo, nel senso del sistema solare, e in particolare sulla Luna e su Marte per “<em>rendere l’umanità una specie multi-planetaria</em>”. È uno spazio vitale lontanissimo e futuribile ma che sembra interessare molto al magnate digitale che intende cercare un nuovo regno di dimensioni galattiche dove provare a trapiantare esseri umani e così privatizzare il sistema solare partendo dalla conquista del suolo di un mondo al momento inabitabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato dietro il termine…</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dal suo originale uso geopolitico, il concetto di&nbsp;<em>Lebensraum&nbsp;</em>sembra<em>&nbsp;</em>servire<em>&nbsp;</em>ai suoi teorici per nascondere le loro incapacità di accettare la realtà in cui si trovano a vivere e ad agire e per giustificare le loro voglie di potere, le quali per potersi realizzare devono entrare in conflitto con il contesto in cui essi operano e con i soggetti di quel contento che diventano ostacoli per la loro volontà di potenza. Una terribile volontà che pur manifestandosi in contesti storici diversi, troppo spesso ha portato disordine e sciagure.</p>
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		<title>L’era del prompt sponsorizzato: l’IA mentre risponde inizia a vendere</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/lera-prompt-sponsorizzato-lia-risponde-vendere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 11:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Prompt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/prompt.jpg" type="image/jpeg" />Più di un miliardo di persone al mondo dialogano quotidianamente con i chatbot di IA generativa. ChatGPT, Gemini, Cloud, Copilot, DeepSeek sono soltanto alcuni tra i più usati. Molti altri ne esistono e vengono usati per i compiti più vari. Finora in nessuno di essi si era pensato di inserire messaggi pubblicitari mentre conversano con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/02/prompt.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Più di un miliardo di persone al mondo dialogano quotidianamente con i chatbot di IA generativa. ChatGPT, Gemini, Cloud, Copilot, DeepSeek sono soltanto alcuni tra i più usati. Molti altri ne esistono e vengono usati per i compiti più vari. Finora in nessuno di essi si era pensato di inserire messaggi pubblicitari mentre conversano con gli umani, anche se era sembrato strano che il demone pubblicitario non si fosse infiltrato in questa nuova tecnologia che sta cambiando molte cose nel lavoro e nella vita delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è quello che sta per accadere con ChatGPT e tra qualche mese anche con altri sistemi di IA generativa come Gemini e Claude. L’annuncio di OpenAI è del 16 gennaio scorso. L’azienda di Sam Altman e soci ha reso noto che sta per includere la pubblicità dentro il suo chatbot ChatGPT che ha poco meno di un miliardo di utenti che costituiscono un mercato molto appetibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si inizierà con gli utenti statunitensi e successivamente la pubblicità verrà estesa alle altre nazioni. Gli annunci pubblicitari si baseranno sugli argomenti delle nostre conversazioni con il chatbot. Ad esempio, mentre chiediamo dettagli su un dolore alla spalla, il sistema ci mostrerà la pubblicità di una fascia elastica, mentre se chiediamo dettagli sullo sbarco in Normandia, ci proporrà un bed-and-breakfast a Le Havre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo farà per il piano di uso gratuito e per il piano Go che prevede un abbonamento di 8 dollari al mese. Mentre ne saranno esentati gli utenti che pagano l’abbonamento Pro a 20 dollari al mese e gli abbonamenti Business ed Enterprise.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sam Altman un anno fa si era detto contrario all’introduzione della pubblicità su ChatGPT, ma adesso sembra aver cambiato idea per garantirne la sostenibilità economica. Con questa scelta di OpenAI entriamo nell’epoca della pubblicità generativa, delle televendite artificiali. Si va oltre il targeting profilato che gli algoritmi di apprendimento automatico e di sentiment analysis fanno da tempo. Entriamo&nbsp; nell’era del marketing artificiale e conversazionale. La pubblicità che dialogherà con noi provando a convincerci ad acquistare prodotti e servizi. Naturalmente, c’è da attendersi che molti utenti potranno confondere i contenuti sponsorizzati con i consigli neutrali, soprattutto in formato dialogo, dando luogo a confusione e manipolazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I primi test partiranno nelle prossime settimane con gli utenti adulti degli Stati Uniti. Gli annunci appariranno in spazi separati da quello delle risposte e saranno etichettati come contenuti sponsorizzati.&nbsp; Viene però da chiedersi quanti saranno gli utenti capaci di distinguere tra risposte e pubblicità. Anche perché le persone potranno fare domande sulla pubblicità che appare e ChatGPT risponderà fornendo risposte dettagliate sui vari annunci che verranno mostrati. Così facendo quindi la discussione prenderà strade pubblicitarie e l’AI generativa sarà più capace degli algoritmi di profilazione dei social nel convincerci a comprare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">OpenAI ha dichiarato che le conversazioni non saranno vendute agli inserzionisti e che sarà possibile disattivare la personalizzazione degli annunci. Ma OpenAI è certo che userà i dati delle nostre conversazioni per istillarci altra pubblicità personalizzata al meglio per ognuno di noi. L’azienda ha precisato che&nbsp; gli annunci pubblicitari non verranno mostrati mentre dialoghiamo con ChatGPT su temi sensibili come malattie, salute mentale o politica. E questo aspetto rivela i rischi che si porta dietro la “pubblicità conversazionale” capace di entrare nei nostri fatti più personali e insinuarsi anche nelle nostre debolezze per tentare di venderci qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con 800 milioni di utenti, gli analisti stimano che l’azienda di Sam Altman potrebbe generare fino a 20 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari all’anno. Una cifra stratosferica che spiega perché tra qualche mese anche Google con Gemini accoglieranno volentieri la pubblicità nei loro chatbot e così il coinvolgimento emotivo a scopo consumistico raggiungerà livelli mai conosciuti finora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi di IA generativa possono sfruttare enormi quantità di dati personali, comprese informazioni sulle nostre emotività, i nostri desideri e nostre le ansie, per agire sulla persuasione, raggiungendo livelli di intimità molto delicati. Così un sistema di IA che dialoga spesso con noi impara a conoscere il nostro modo di pensare, le nostre aspirazioni e le nostre debolezze e può veicolarci contenuti di marketing sottilmente presentati da apparire come consigli di un conoscente fidato. Ciò potrebbe avere effetti convincenti straordinari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo soltanto all’inizio del passaggio dall’uso massiccio dei “motori di ricerca” all’uso continuo del “motori di risposta” e, mentre le persone cercano di capire come usare i chatbot, la pubblicità si appresta a diventare protagonista di questa nuova tendenza tecnologica. In questo passaggio, ovviamente molte questioni e criticità rimangono aperte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">OpenAI sta avviando la pubblicità che vuole dialogare con noi, ma non ha spiegato come garantirà la trasparenza, come verificherà i sistemi di targeting pubblicitario per evitare i pregiudizi e le manipolazioni. Non si intravede una chiara strategia di verifica e controllo degli inserzionisti, né vi sono indicazioni su come verranno affrontati i contenuti pubblicitari dannosi e la disinformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inizieranno dagli Stati Uniti dove non esistono regole federali per tutelare gli utenti di ChatGPT. Sarà interessante capire cosa accadrà quando la pubblicità conversazionale arriverà in Europa e nelle altre nazioni, dove dovrà essere rispettata la conformità con leggi di tutela dei cittadini e della loro privacy, come il GDPR dell’UE o il Digital Personal Data Protection Act indiano. Le sfide dei grandi Big del digitale continuano, dobbiamo augurarci che la società sia capace di affrontarle.</p>



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		<title>L’infobulimia creata dall’informatica di massa</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/linfobulimia-creata-dallinformatica-di-massa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 10:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Infobulimia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Infobulimia.jpg" type="image/jpeg" />In questi giorni l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha registrato un nuovo neologismo della lingua italiana, l’infobulimia, definita come “la circolazione di una quantità sovrabbondante di informazioni che produce un sovraccarico cognitivo in chi le cerca e vi accede, con effetti di confusione e frustrazione”. L’informatica è da qualche tempo una tecnologia di massa fatta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/11/Infobulimia.jpg" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni l’Istituto della <strong>Enciclopedia Italiana Treccani </strong>ha registrato un nuovo neologismo della lingua italiana, l’<strong>infobulimia</strong>, definita come “la circolazione di una quantità sovrabbondante di informazioni che produce un sovraccarico cognitivo in chi le cerca e vi accede, con effetti di confusione e frustrazione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’informatica è da qualche tempo una tecnologia di massa fatta di Internet, Web, app, smartphone, &nbsp;smartwatch e social media che producono e diffondono quantità di dati e informazioni mai registrate nella storia dell’umanità. Queste nuove tecnologie di massa riempiono la vita dell’enorme massa umana composta da diversi miliardi di persone che questi strumenti li usano quotidianamente, anzi costantemente e istantaneamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai diversi dispositivi hardware e software pervasivi si è aggiunta in ultimo l’IA generativa che da tre anni (ChatGPT è stato reso disponibile al pubblico a novembre 2022) dialoga con più di un miliardo di persone nel mondo nelle loro lingue. L’informatica di massa è un’informatica tecnicamente distribuita che ha saputo coprire il pianeta e interconnettere cose, dati e persone in un colossale e intricato grafo di relazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una informatica di massa che ha scoperto e scoperchiato la natura della massa, non delle masse come corpi organici omogenei che si confrontano in qualità di portatori di interesse, ma ha mostrato come mai accaduto prima, la microfisica della massa umana fatta da miliardi di singoli individui che agiscono, si espongono, pubblicano ogni loro istinto, pensiero o rigurgito, intervengono su ogni argomento, litigano talvolta con una acrimonia e una violenza che nessuno avrebbe pensato si potessero manifestare nella dialettica digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così, sulla base dell’inatteso coinvolgimento della grande massa umana che popola il pianeta, l’informatica distribuita è diventata l’infrastruttura tecnologica che permette di effettuare la gran parte delle attività quotidiane dei terrestri insieme alla realizzazione della banalità diffusa, della mediocrità planetaria, della stupidità dilagante, figlie anche dell’infobulimia che confonde e deforma le vite di tanti individui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una informatica che ci aiuta molto bene a fare velocemente molte cose, ma che ha rivelato sperimentalmente nella pratica quotidiana la natura umana, in passato teorizzata o sperimentata soltanto su piccola scala. La natura nascosta di una grandissima massa di singoli che vogliono esprimersi a tutti i costi, che non devono chiedere permesso a nessuno e si esibiscono nelle innumerevoli forme possibili all’umano che la flessibilità della tecnologia ha permesso, anche quelle alimentate dall’ignoranza e della cattiveria. Si tratta del potere di comunicare, che insieme a molti casi virtuosi, sta rivelando gli innumerevoli casi imbarazzanti, offensivi e violenti che porta con sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massa di cui si tratta non è quella di Marx o di Lenin, piuttosto è quella Elias Canetti e di Freud. Quella rappresentata dalla folla anonima, che vorrebbe ribadire la sua&nbsp; individualità, ma la smarrisce nel marasma generale, quella che mostra la forza irrazionale della collettività quando non riesce a trovare ideali comuni. Che porta al regredire del singolo dentro una moltitudine informe che manca di grandi ideali e si perde nel conflitto personale a servizio del proprio ego.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massa umana di Canetti, che vuole sempre crescere, è un fenomeno primordiale che nasce dal desiderio umano di annullare le distanze e di non avere paura di nulla. Una massa che a causa della sua natura destrutturata si offre al potere senza grandi resistenze. È fluida anche nel cambiare obiettivi ed opinioni, consuma ogni elemento informativo, lo digerisce velocemente e passa al successivo rendendo tutto effimero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massa che popola la Rete e i suoi tanti tentacoli scambiati per canali di relazioni e di comunicazione, è anche il pubblico della società di massa che vive di merci di massa, che si è stancata di essere semplice consumatrice di spettacoli e vuole essere protagonista di micro-spettacoli che gli auto-conferiscono un ruolo mediatico attivo, oltre a quello passivo. La massa come corpo imponente di miliardi di ‘prosumer’ (altro neologismo che unisce producer e consumer) di contenuti la cui qualità complessiva è scadente o addirittura assente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok, X, Telegram, WhatsApp, i post, i reel, i gruppi, gli hashtag, tendono a crescere in visibilità come un agglomerato informativo che si auto-alimenta (vedi Canetti). Questa dinamica genera un effetto “massa digitale” in cui l’adesione, la partecipazione e l’ubiquità diventano elementi centrali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la massa del nuovo millennio, figlia di quella che nel secolo scorso era destinataria della comunicazione di massa della radio e della TV, della cultura di massa, della produzione standardizzata e che adesso, grazie all’abilitazione informatica vuole essere protagonista della microcomunicazione di massa e diventa vittima dell’infobulimia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La massa come corpo sociale di influencer che vogliono parlare e farsi sentire indipendentemente dai contenuti, dalle tesi e dalla forma del loro “urlato digitale”. Siamo passati dall’uomo-massa all’influencer-massa. In questo passaggio si può notare la regressione sociale che ci sta offrendo l’inizio del nuovo millennio che sembra aver dimenticato categorie come l’operaio-massa che si opponeva alla produzione di massa di beni che servivano soltanto al largo consumo. L’influencer-massa non si oppone a nulla, sposa tutto il ciarpame digitale per tentare di farlo diventare briciola di notorietà, merce fatta di sequenza di bit da consumare all’istante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’informatica della Rete non ha voluto e non ha potuto migliorare la massa. Ha offerto strumenti straordinari, potentissimi che possono essere riempiti di senso. Ma quando gli individui, spinti da un sistema consumistico e mediatico senza limiti, li hanno riempiti di sciocchezze e violenza, la tecnologia non si è opposta, ha seguito l’onda senza porre un freno, senza saper fermare gli abusi di massa diffusi nel suo sistema planetario dell’info-comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Canetti la massa è una condizione esistenziale, non un errore da correggere. La sua intensità, la sua attrazione, la sua violenza, fanno parte del nostro modo di stare insieme come specie umana. Questo è quello che lo specchio della Rete mostra, amplifica e deforma, inglobando informazione utile e contenuti spazzatura senza aiutare i suoi lettori a distinguere l’una dall’altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’enorme distorsione dell’uso etico degli strumenti della Rete, è possibile realizzare utilizzi più consapevoli, più ragionati. Anche strumenti di protezione per i più esposti e i più fragili si diffonderanno. Tuttavia, nonostante l’amor proprio di ognuno di coloro che frequentano assiduamente le stanze digitali della Rete, l’individuo-massa nel digitale rischia sempre più di perdere la propria autonomia per diventare parte di un’entità collettiva, che diventa più violenta, più banale, più manipolabile e meno riflessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La natura della massa digitale è primordiale e non si risolve con gli strumenti tecnologici; si può attenuare, limitare ma non stravolgere, non rivoluzionare. Può essere vista come una reazione contro la solitudine e l’individualismo, ma al contempo è produttrice di un’omologazione pericolosa. Sarebbe errato pensare che la tecnologia da sola con le sue straordinarie possibilità la possa risolvere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno dovrebbe fare esercizi di etica socratica e imparare a rinunciare alle proprie voglie di potere, al desiderio di essere come gli altri mentre sgomita per stare un passo davanti agli altri. Ne influencer ne influenzato. Qualcuno sarà in grado di farlo, ma la grande parte della massa digitale difficilmente lo saprà fare. Continuerà a consumare energia umana ed elettrica per incrementare il disordine dei nostri tempi con tentativi di visibilità di massa che aumenteranno l’infobulimia e i suoi effetti perniciosi sulla società.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L’estromissione umana dal lavoro e il caso Amazon</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/lestromissione-umana-dal-lavoro-e-il-caso-amazon/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[AI Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
		<category><![CDATA[Automazione Del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Society]]></category>
		<category><![CDATA[Etica Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Robotica]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Industry]]></category>
		<category><![CDATA[Società Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/ai-amazon.webp" type="image/jpeg" />Ricordo che la prima volta che mi è capitato di assistere a una rinuncia umana a favore di una macchina fu più di dieci anni fa quando in aeroporto una gentile signora al banco del check-in Alitalia, anche se non c’era nessuno in fila, mi suggerì di usare un totem digitale per stampare le mie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/10/ai-amazon.webp" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Ricordo che la prima volta che mi è capitato di assistere a una rinuncia umana a favore di una macchina fu più di dieci anni fa quando in aeroporto una gentile signora al banco del check-in Alitalia, anche se non c’era nessuno in fila, mi suggerì di usare un totem digitale per stampare le mie carte d’imbarco al suo posto. Io avevo compreso che l’automazione avanzava nel mondo del lavoro e quel totem, e tutto quello che è venuto dopo, avrebbe rubato il lavoro a quella signora e a tanti suoi colleghi. Eppure, l’impiegata che promuoveva l’uso del suo surrogato informatico, sembrava contenta di scaricarsi di un po’ di lavoro e non capiva che la società di gestione dell’aeroporto dopo qualche anno avrebbe scaricato lei. Negli anni a venire di segnali di quel genere ne sono capitati diversi in contesti differenti: nei grandi magazzini, nelle banche, nelle stazioni ferroviarie e nei servizi di consulenza telefonica di grandi compagnie private.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni anni fa su un quotidiano mi era capitato di commentare come i braccialetti che Amazon stava facendo indossare ai suoi dipendenti che preparavano le spedizioni, prelevando la merce dagli scaffali e riempendo i pacchi da spedire, non servissero tanto per monitorarli (unica preoccupazione dei sindacati poco informati sulla potenza dell’informatica), ma per raccogliere i dati delle loro azioni umane da fornire ai software che guidavano i robot che, anche tramite quei dati, presto avrebbero imparato a sostituirli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È passato qualche anno da allora e adesso il New York Time rivela che Amazon prevede di sostituire negli USA più di mezzo milione di posti di lavoro umani con dei robot. Secondo quanto ha riportato il New York Times, citando alcuni documenti aziendali interni, i manager di Amazon hanno comunicato al consiglio di amministrazione che l’automazione robotica potrà consentire all’azienda di evitare un aumento dei dipendenti nei prossimi anni anche di fronte alla previsione di un raddoppio delle vendite di prodotti entro il 2033. In particolare, negli USA Amazon, aumentando l’impiego dei robot prevede di evitare 160 mila assunzioni entro il 2027 e un totale di 600 mila nuove assunzioni nell’arco di un decennio. Nel contempo, assumendo i robot al posto dei lavoratori in carne e ossa, sarà capace di risparmiare circa 30 centesimi di dollaro a confezionamento con maggiori utili di miliardi di dollari in alcuni anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La più grande azienda di e-commerce al mondo ha coinvolto una squadradi specialisti di robotica per definire come raggiungere l’obiettivo di automatizzare, tramite l’impiego di robot dotati di sistemi di intelligenza artificiale, il 75% delle sue attività logistiche. Anche per il ruolo che ha un’azienda come Amazon, siamo di fronte a una decisione che trasformerà il mondo del lavoro in America, dove l’azienda impiega 1,2 milioni di lavoratori,e successivamente in quasi tutte le nazioni del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Amazon, infatti, non è soltanto un’azienda di e-commerce, è anche un enorme laboratorio avanzato di automazione logistica. Le sue innovazioni spesso diventano standard tecnologici nel settore. I fornitori, i concorrenti e i partner logistici più volte hanno replicato le soluzioni di Amazon per essere competitivi in termini di costi, velocità e sicurezza. In altre parole, ciò che Amazon fa oggi, molte aziende lo faranno domani. E tutti quelli che in Italia, giustamente, sono preoccupati per gli alti tassi di disoccupazione e i bassi salari, dovranno aggiungere una nuova preoccupazione che nasce da una concreta sostituzione del lavoro umano con quello dei robot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I vertici di Amazon non hanno smentito le rivelazioni del quotidiano newyorkese e si sono limitati a precisare che si tratta di una scelta di una delle sue divisioni aziendale. Nei fatti, quindi, hanno confermato questa scelta di sostituzione umana, anche se hanno aggiunto che per le feste natalizie assumeranno temporaneamente molte migliaia di lavoratori stagionali per far recapitare per tempo i regali di Natale ai suoi clienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le diverse tendenze nell’approccio e nella gestione dell’utilizzo dei sistemi digitali vi è un orientamento che spinge sempre più per la sostituzione dell’umano con la macchina. Per far svolgere ai computer e ai loro software ‘intelligenti’ funzioni e compiti sempre più completi e di rimpiazzo delle persone. Questa tendenza, che è stata largamente adottata da Amazon, potremmo chiamarla di auto-estromissione umana, generata dall’intromissione dei sistemi artificiali nella nostra vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo di fronte a quello che gli anglosassoni chiamano <em>downskilling</em>, una nuova forma di dequalificazione di operai e impiegati operata per mezzo dell’introduzione di macchine molto sofisticate capaci di fare come loro o meglio di loro. Gli esempi che si possono citare sono tanti e aumentano ogni giorno: le cassiere dei negozi, gli autisti di Uber, i rider, i formatori dei sistemi di IA generativa, i programmatori, i giornalisti, i camerieri, i traduttori, fino agli attori Hollywoodiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente di fronte alla estromissione di tanti lavoratori, l’avvento diffuso degli automi sta anche richiedendo la creazione di nuove figure professionali a servizio della robotizzazione dei luoghi di lavoro. Personale tecnico, specialisti informatici, esperti di meccatronica, pianificatori della logistica automatizzata e altri simili. Tuttavia, è necessario notare come il numero di questi professionisti che troveranno lavoro sarà di alcuni ordini di grandezza inferiore al numero dei lavoratori che saranno sostituiti dai robot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questa tendenza dovesse affermarsi su larga scala &#8211; tutto sembra andare in questa direzione &#8211; ed essere vittoriosa, il mondo del lavoro diventerà postumano in tempi non molto lunghi. Forse verranno creati i sindacati dei robot, mentre i sindacati tradizionali vedranno il loro ruolo diventare sempre meno rilevante. Si tratta di un futuro che è già pronto e potrebbe sorprendere i tanti che ancora lo credono remoto.</p>
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		<title>Per la presidenza USA la tecnologia è un altro campo di battaglia</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/per-la-presidenza-usa-la-tecnologia-e-un-altro-campo-di-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2025 06:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica e potere]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Talia1.png" type="image/jpeg" />In questi tempi di “guerra mondiale a pezzi”, come l’ha definita con acume Papa Francesco, i campi di battaglia non sono soltanto quelli in cui i soldati e i civili purtroppo muoiono, come accade in Ucraina, a Gaza o in Siria, ma anche quelli nei quali avvengono le guerre economiche e le guerre tecnologiche. E [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Talia1.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">In questi tempi di “<strong>guerra mondiale a pezzi</strong>”, come l’ha definita con acume Papa Francesco, i campi di battaglia non sono soltanto quelli in cui i soldati e i civili purtroppo muoiono, come accade in Ucraina, a Gaza o in Siria, ma anche quelli nei quali avvengono le guerre economiche e le guerre tecnologiche. E questi ultimi ambiti di conflitto mondiale non sono meno importanti e dirompenti dei primi.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>enorme guerra mondiale dei dazi</strong> che il presidente <strong>Trump</strong> ha scatenato sta rimodellando le economie del mondo. Il recentissimo accordo con l’<strong>UE</strong> potrebbe non veder finire questo conflitto commerciale tra le due sponde dell’Atlantico che nei precedenti settanta anni non avevano mai vissuto tensioni così forti. Allo stesso tempo, la guerra tecnologica non è di secondaria importanza e sta impegnando le grandi potenze mondiali che combattono tra loro quotidianamente per stabilire chi guiderà il futuro del mondo per mezzo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, in questo conflitto tecnologico globale nel quale l’IA è diventata un primario fattore strategico, insieme allo sviluppo dei chip avanzati e all’accaparramento delle terre rare, il presidente USA è in prima fila con il coltello tra i denti contro la Cina e l’Europa con l’obiettivo di mantenere il predominio americano sullo sviluppo e sull’uso delle tecnologie digitali<em>. </em>Per esempio, gli Stati Uniti da tempo impongono restrizioni all’esportazione di componenti hardware ad alte prestazioni, come le GPU (<em>graphical processing unit</em>) più avanzate, con lo scopo di limitare la possibilità della Cina, dell’Iran e di altre nazioni, di accedere a queste tecnologie critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ultimo atto di questa guerra è stato annunciato nei giorni scorsi, senza che abbia avuto la giusta attenzione della grande stampa che soltanto con il tempo comprenderà i suoi effetti strategici. Si tratta del piano strategico con un titolo molto chiaro: “Vincere la corsa, Piano d’Azione Americano per l’IA”; un documento di 28 pagine che la Casa Bianca ha reso pubblico nei giorni scorsi. Il messaggio del presidente sulla prima pagina del piano non lascia dubbi sugli obiettivi: «Mentre i nostri concorrenti globali gareggiano per sfruttare queste tecnologie, è un imperativo di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti raggiungere e mantenere un dominio tecnologico globale indiscusso e incontrastato. Per garantire il nostro futuro, dobbiamo sfruttare appieno il potenziale dell&#8217;innovazione americana.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piano chiarisce che gli Stati Uniti sono impegnati in una corsa per raggiungere il dominio globale nell&#8217;intelligenza artificiale: «Chiunque dispone del più ampio ecosistema di IA definirà gli standard globali dell’IA e ne trarrà ampi benefici economici e militari.» Il riferimento agli impatti militari dell’intelligenza artificiale non è affatto marginale e in diversi scenari di guerra – vedi i droni e i robot sul terreno in Ucraina e l’IA usata dall’esercito israeliano a Gaza – queste tecnologie sono sperimentate e usate sempre più intensamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piano d’Azione americano per l’IA si basa su tre elementi principali: innovazione, infrastrutture, diplomazia e sicurezza internazionale. Trump chiarisce che gli Stati Uniti devono innovare più rapidamente e in modo più completo rispetto ai concorrenti nello sviluppo e nella distribuzione di nuove tecnologie di IA in ogni settore e “smantellare le barriere normative inutili” che ostacolano il settore privato.&nbsp; Questa ultima parte sembra scritta dai grandi capitalisti digitali della Silicon Valley con i quali Trump ha stabilito una forte alleanza che gli scontri con Elon Musk non hanno scalfito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per favorire le Big Tech USA, fin dal primo giorno Trump ha revocato gli ordini dell’amministrazione Biden e in questo piano chiarisce che bisogno rimuovere controlli e vincoli burocratici sullo sviluppo e la commercializzazione dei sistemi di IA. Questo si unisce alla battaglia sotterranea ma strategica in atto una con l’Unione Europea che vuole far rispettare le leggi europee alle grandi piattaforme online USA e spesso impone loro pagamenti di alte multe che Trump ha sempre avversato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa guerra tecnologica l’amministrazione USA ci mette anche l’ideologia trumpiana: «Dobbiamo far affermare l&#8217;intelligenza artificiale americana – dai nostri semiconduttori avanzati ai nostri modelli fino alle nostre applicazioni – come lo standard aureo per l’IA a livello mondiale e garantire che i nostri alleati si basino sulla tecnologia americana.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il piano di Trump, i sistemi di IA devono essere liberi da “pregiudizi ideologici ed essere progettati per perseguire la verità oggettiva” quando gli utenti cercano informazioni o analisi concrete. Questo è detto da un presidente che nella campagna elettorale della sua prima candidatura fu la causa dello scandalo di Cambridge Analytica per la manipolazione a scopi elettorali di milioni di utenti americani su Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ulteriore chiarimento degli obiettivi strategici e di supremazia del piano nel settore delle tecnologie dell’IA, l’introduzione al documento firmata anche da Marco Rubio, in qualità di assistente del presidente per la sicurezza nazionale, usa il tipico stile enfatico trumpiano per annunciare una quasi dichiarazione di guerra: «L’obiettivo del Piano d’Azione è … realizzare la visione del Presidente di un dominio globale dell’intelligenza artificiale. La corsa all’IA è un compito dell’America, e questo Piano d’Azione è la nostra tabella di marcia per la vittoria.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente a Bruxelles e a Pechino, e in qualche altra capitale mondiale, hanno ricevuto il messaggio forte e chiaro e staranno studiando attentamente questo Piano d’Azione. I prossimi mesi ci diranno quale piega prenderà questa la guerra tecnologica globale annunciata senza alcuna ambiguità diplomatica da parte del presidente USA.</p>
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		<title>Per un’IA che Aumenti la Creatività Umana</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/per-unia-che-aumenti-la-creativita-umana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Domenico Talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Talia.png" type="image/jpeg" />Tutte le cose artificiali che l’uomo ha creato sono proiezioni del suo pensiero, delle sue capacità e dei suoi desideri. Questo naturalmente vale anche per le tecnologie informatiche e per l’intelligenza artificiale (IA), disciplina dell’informatica che sta sempre più diventando una parte molto rilevante. L’IA che oggi usiamo è nei fatti una proiezione del pensiero [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2025/07/Talia.png" type="image/jpeg" />
<blockquote class="custom-blockquote" class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Tutte le cose artificiali che l’uomo ha creato sono proiezioni del suo pensiero, delle sue capacità e dei suoi desideri. Questo naturalmente vale anche per le tecnologie informatiche e per l’intelligenza artificiale (IA), disciplina dell’informatica che sta sempre più diventando una parte molto rilevante. L’IA che oggi usiamo è nei fatti una proiezione del pensiero umano, dei desideri e delle capacità dei ricercatori informatici e delle aziende digitali che l’hanno studiata, progettata e realizzata.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi siamo di fronte a una IA che ambisce a sostituire gli umani in molti dei loro compiti. È stato questo l’obiettivo originario che gli hanno assegnato i primi scienziati che se ne sono occupati nella seconda metà del secolo scorso. Tra questi Alan Turing, Warren McCulloch, Walter Pitts, John McCarthy, Frank Rosenblatt. Tutti studiosi che hanno pensato a sistemi automatici capaci di comportarsi come gli umani. Il loro intento era quello di fare un salto in avanti per avere macchine raziocinanti che permettessero di andare oltre l’automazione del lavoro umano manuale per raggiungere l’automazione del lavoro intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esempio originario dell’<em>imitation game </em>proposto da Turing andava proprio in questa direzione. Alan Turing sostanzialmente sosteneva che un computer può essere considerato intelligente se riesce a conversare con un essere umano senza che questi si accorga che sta invece dialogando con una macchina. Questo approccio ha ricevuto alcune critiche perché l’<em>imitation game </em>assume che per un computer sia sufficiente rispondere come un umano per dimostrare di avere capacità di pensiero. Oggi i <em>chatbot</em>, come ChatGPT e Gemini, sono capaci di sostenere brillantemente l’<em>imitation game </em>e fornire risposte come sa fare un umano, anche se questo non implica che abbiano capacità di pensiero umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fatto siamo ormai di fronte a una nuova forma di intelligenza non naturale che sta già sostituendo quella umana in moltissimi contesti, nel mondo dell’educazione, nei lavori amministrativi, nella sanità, nell’industria e nel commercio. Oggi la sostituzione dell’intelligenza umana con quella delle macchine è l’obiettivo principale dei grandi magnati delle tecnologie digitali che si sono impossessati dell’IA generativa e pensano di usarla per sostituire, praticamente in tutti i settori, impiegati e lavoratori in carne ed ossa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ragioni sono molte e tra queste efficienza e profitto sono tra le prime. Non è un caso, infatti, che il capitalismo avanzato del XXI secolo spinge moltissimo per l’adozione sempre più ampia dell’IA in tutti i settori cruciali dell’economia mondiale. D’altra parte, i sistemi di IA si stanno mostrando efficaci in molti ambiti e si conquistano spazi di azione e di autonomia in tantissimi settori ogni giorno di più; spesso a scapito degli esseri umani che si vedono sostituire in tanti compiti. Tuttavia, non si può ignorare il fatto che questi sistemi rischiano di farci diventare sempre più soggetti passivi, come sembra dimostrare uno recente studio del MIT Media Lab. Questa ricerca evidenzia che l’uso dei sistemi di IA generativa provoca un calo significativo della capacità cognitiva autonoma non come effetto transitorio, ma con impatti duraturi sulla capacità di pensiero umano indipendente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, questo approccio sostitutivo, oggi preminente, non sarebbe l’unico da praticare nello sviluppo e nell’uso dei sistemi di IA. Oltre ai sistemi intelligenti attuali che sanno fare tante cose al posto degli umani (descrivere, modellare, apprendere, prevedere, generare), è possibile avere sistemi di IA che aumentino le nostre percezioni, la nostra creatività, le nostre potenzialità, i nostri orizzonti e il nostro pensiero. Potremmo così avere una IA che estende la mente umana, non che la sostituisce. Una forma di intelligenza delle macchine che ci aiuta ad usarla pienamente per superare i limiti fisiologici attuali. Per essere migliori, non per essere messi da parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della ricerca esistono già delle attività in un settore specifico che prende il nome di <em>augmented intelligence</em>. L’intelligenza aumentata è infatti quell’ambito dell’intelligenza artificiale in cui le tecnologie informatiche assistono gli esseri umani anziché sostituirli. Tipicamente, questo avviene utilizzando l’apprendimento automatico per aiutare gli umani a prendere decisioni più intelligenti, a svolgere compiti in maniera facilitata. Quando affiancati agli esseri umani, i sistemi di intelligenza aumentata hanno il vantaggio “di offrire una visione più ampia del buon senso”, che i sistemi di IA tendono a non possedere a causa della loro visione ristretta ai dati e alle informazioni usate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si seguisse questo approccio, invece di preoccuparsi di avere una IA creativa fino al punto di poterci sostituire nei compiti intellettuali, ci dovremmo preoccupare di avere una IA che ci renda più creativi. Insomma, si potrebbe andare al di là delle possibilità umane raggiunte con l’evoluzione, che sono comunque notevoli, e lavorare per progettare sistemi e definire tecnologie di IA capaci di rendere gli esseri umani più creativi, più perspicaci, più raffinati, più complessi, anziché farli diventare soggetti passivi di fonte a macchine che ci dicono cosa vedere, cosa leggere, come muoverci, cosa comprare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente ci potrebbe essere qualcuno scettico su questo nuovo approccio, e potrebbe domandare: ma cosa cerchiamo in più di tutto quello che l’IA fa già e che ci è difficile comprendere e gestire? A questa domanda si potrebbe rispondere che ci sarebbe altro, non tanto in più ma di differente, da considerare. I modelli mentali di percezione, intuizione e ragionamento sono quelli che ci rendono esseri intelligenti, allora bisogna chiedersi, l’IA ci può fornire nuovi modelli mentali, forme di ragionamenti innovativi, estesi ed efficaci? Insomma, qualcosa in più di quello che abbiamo, non solo maggiore velocità di calcolo e di analisi dei dati a disposizione. Qualcosa di nuovo per immaginare quello che ancora non conosciamo ma potremo conoscere, che potrà esistere se saremo in grado di pensarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe avere una forma di intelligenza capace di intuizione, cioè in grado di avere una perspicacia che vada oltre quello che i dati che analizza contengono. &nbsp;Per questo ci vorrebbe qualcosa di attinente con il concetto di “emergenza” dei sistemi complessi che hanno proprietà e comportamenti che non possono essere previsti osservando solo le loro singole parti. Come quello che avviene in un formicaio non può essere compreso dal comportamento di una singola formica, l’emergenza è la comparsa di nuove qualità o comportamenti a un livello superiore di organizzazione, che non sono presenti o prevedibili a livello inferiore. In poche parole, il tutto è più della somma delle sue parti. Questo potrebbe scaturire da comportamenti collaborativi tra umani e IA, senza che siano le macchine ‘intelligenti’ a decidere per noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i romantici, l’intuizione era spesso considerata una facoltà superiore, un accesso diretto alla verità al di là della ragione. Sapremo avere una IA romantica per migliorare il nostro modo di interagire con la realtà, non per limitarlo? Chissà se un giorno potremo avere l’&#8221;intuizione intellettuale&#8221; di cui parlava Hegel per indicare una forma di intuizione che non è puramente sensibile, ma è già mediata dal pensiero. Un’intuizione facilitata dai sistemi di IA che non si contrapponga alla ragione umana, ma che ne sia parte integrante, anzi che la migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro tra la creatività umana e l’intelligenza artificiale sta dando vita a estetiche ibride che cambiano le categorizzazioni tradizionali e sfidano le capacità dell’intelletto umano. Sarebbe importante studiare e realizzare sistemi di IA capaci di pensiero divergente, in grado di aiutarci ad aumentare il nostro pensiero creativo, anche tramite la costruzione di relazioni e connessioni insolite e non convenzionali. Sarebbe una IA a servizio della creatività umana e non improntata a limitarla, come rischia di accadere oggi. Se questo accadrà avremo un futuro con idee umane migliori di quelle prodotte fino ad oggi, invece di rischiare di avere un domani in cui saranno le macchine ad avere le idee e noi a limitarci a svolgere il ruolo di esecutori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/per-unia-che-aumenti-la-creativita-umana/">Per un’IA che Aumenti la Creatività Umana</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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