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	<title>Giulia Moras, Autore presso Italia nel futuro</title>
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	<description>Innovare oggi, per costruire il domani</description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Oct 2026 12:45:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giulia Moras, Autore presso Italia nel futuro</title>
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	<item>
		<title>Il 5G sale in orbita: la sfida italiana di Celeste Technologies</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/celeste-technologies-5g-satellitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 12:43:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/10/Unknown-1-1.avif" type="image/jpeg" />Una stazione radio interamente software a bordo dei satelliti: la proposta di Celeste Technologies, che punta a estendere le reti mobili e a costruire un ruolo europeo nelle comunicazioni dallo spazio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/celeste-technologies-5g-satellitare/">Il 5G sale in orbita: la sfida italiana di Celeste Technologies</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/10/Unknown-1-1.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Nelle comunicazioni satellitari, la competizione si misura in satelliti, lanci, frequenze e capitali. Ma una parte importante del valore risiede nel software che governa la rete: un software che gestisce le risorse radio, permette ai dispositivi di collegarsi e integra le comunicazioni dallo spazio con quelle terrestri.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="1-cosa-fa-celeste-technologies"><strong><em>Cosa fa Celeste Technologies…</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo terreno che si collocano ruolo e posizionamento operativo di Celeste Technologies, società italiana nata nel 2024. La sua soluzione, <strong>SmartgNB</strong>, è sostanzialmente una stazione radio 5G interamente progettata per le reti non terrestri. L’obiettivo è semplice e complesso a un tempo: eseguire a bordo del satellite le funzioni che nelle reti mobili vengono normalmente svolte dalle stazioni radio a terra. La proposta di Celeste Technologies merita attenzione industriale e, vorremmo aggiungere, istituzionale. Portare una stazione radio nello spazio è, sì, un’evoluzione prevista dagli standard internazionali e studiata anche da altri attori. Ma il possibile vantaggio di Celeste Technologies va cercato nelle modalità di realizzazione di questa tecnologia e risiede nella efficacia con cui il software funziona, nelle risorse che richiede e nella integrazione semplificata con il funzionamento di una rete commerciale. Per capire il servizio che questa tecnologia può abilitare, immaginiamo una persona che esce dal cono di copertura garantito dal proprio operatore. In questi casi, quando non ci sono antenne raggiungibili, succede quello che succede spesso a ciascuno di noi: il telefono perde la connessione. Qui entra in gioco <strong>Celeste Technologies</strong>. Con un servizio satellitare <em>direct-to-device</em>, un telefonino compatibile, per intenderci con le caratteristiche dei previsti cellulari di nuova generazione, può comunicare direttamente con un satellite, senza una parabola esterna. Diventa così possibile estendere la disponibilità di messaggi, dati e, quando la rete e l’offerta commerciale lo consentono, chiamate vocali.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="2-il-funzionamento-operativo-del-sistema"><strong><em>Il funzionamento operativo del sistema</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Celeste Technologies</strong>&nbsp;sviluppa una componente tecnologica necessaria a realizzare questo collegamento. Garantire questo servizio al cliente richiede anche una costellazione di satelliti, frequenze autorizzate, infrastrutture di terra e accordi commerciali. Gli operatori satellitari e mobili devono mettere insieme questi elementi per offrire una connessione utilizzabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza rispetto alle comunicazioni mobili terrestri riguarda anzitutto la posizione della stazione radio. Nelle reti tradizionali, il telefono si collega a un’antenna installata su un edificio o su una torre. Nel collegamento satellitare comunica con un apparato in orbita, distante centinaia di chilometri nel caso dei satelliti a bassa quota. La distanza e il movimento del satellite richiedono di compensare ritardi e variazioni del segnale, oltre a gestire il passaggio di testimone della connessione tra satelliti. Non solo. Cambiano anche la capacità e le condizioni di utilizzo. </p>



<h2 class="wp-block-heading" id="3-le-differenze-di-rete-tra-telefonia-mobile-terrestre-e-telefonia-satellitare"><strong><em>Le differenze di rete tra telefonia mobile terrestre e telefonia satellitare</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una rete terrestre può distribuire numerose antenne sul territorio e concentrare risorse dove si trovano gli utenti. Un satellite copre aree molto più vaste, ma dispone di risorse radio ed energetiche limitate, da condividere tra i dispositivi serviti. La copertura geografica, quindi, non equivale automaticamente alla capacità di offrire a tutti le prestazioni di una rete mobile urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre inoltre distinguere le applicazioni anche per le specifiche caratteristiche di ciascuno di essi, ovvero per la quantità e qualità delle informazioni trasmesse e per le finalità per le quali vengono effettuate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un messaggio di emergenza richiede poche informazioni; una chiamata richiede continuità; una videochiamata richiede molta più capacità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E velocità, tempi di risposta e disponibilità dipendono dalla costellazione dei satelliti, dalle frequenze impiegate, dal terminale in uso e dal numero di utenti attivi in un determinato momento. Infine, come dicevamo, lo stato di visibilità del cielo resta un fattore rilevante: edifici, vegetazione e altri ostacoli possono rendere in qualche modo difficile il collegamento e le difficoltà possono aumentare nei casi di posizionamento del dispositivo al chiuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il dispositivo deve essere compatibile. La presenza del&nbsp;<strong>5G</strong>&nbsp;sul telefono non basta: modem, frequenze e funzioni supportate devono essere adatti alle specifiche caratteristiche della rete satellitare. Gli standard comuni facilitano questa integrazione, ma il servizio va verificato per ciascun terminale e per ciascun operatore. Naturalmente i grandi produttori hanno già strategie che prevedono la produzione di telefonini del tutto identici a quelli attuali che usiamo ogni giorno, ma rispondenti a quelle specifiche caratteristiche che richiedono la funzionalità aggiuntiva di collegarsi al satellite.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="4-il-valore-del-nuovo-servizio"><strong><em>Il valore del nuovo servizio</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore principale è estendere la connettività nelle aree remote e offrire un collegamento aggiuntivo quando le infrastrutture terrestri sono indisponibili. Nelle città e nei luoghi dove si concentra il traffico, le reti mobili terrestri continueranno a svolgere il ruolo centrale. L’integrazione satellitare può ampliare la copertura e contribuire alla resilienza delle comunicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia di&nbsp;<strong>Celeste Technologies</strong>&nbsp;interviene nell’architettura che rende possibile questa integrazione. Nei sistemi satellitari con carico utile “trasparente”, il satellite ritrasmette il segnale e l’elaborazione della stazione radio avviene a terra. In un’architettura “rigenerativa”, il satellite può ospitare la stazione radio e processare direttamente le comunicazioni. Il supporto a una stazione&nbsp;<strong>5G</strong>&nbsp;completa a bordo è uno degli sviluppi introdotti dalla&nbsp;<strong>Release 19</strong>&nbsp;degli standard internazionali&nbsp;<strong>3GPP</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborare il segnale in orbita può rendere più flessibile la gestione della rete e favorire, nelle configurazioni previste, l’instradamento del traffico attraverso collegamenti tra satelliti. Alcune procedure radio possono inoltre diventare più rapide. Questi benefici comportano però maggiori esigenze di calcolo, consumi e complessità degli apparati spaziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="5-il-valore-aggiunto-di-celeste-technologies"><strong><em>Il valore aggiunto di Celeste Technologies</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dove risiede, allora, la specificità di&nbsp;<strong>Celeste Technologies</strong>? L’azienda dichiara di combinare una stazione radio “interamente software”, senza acceleratori hardware dedicati per l’elaborazione radio, con il supporto a diverse piattaforme di calcolo (comprese&nbsp;<strong>CPU</strong>&nbsp;<strong>x86</strong>,&nbsp;<strong>ARM</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>RISC-V</strong>). A questo aggiunge la possibilità di gestire più operatori e di adattare le configurazioni alle diverse aree servite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se realizzata con prestazioni e consumi competitivi, questa combinazione può offrire vantaggi concreti: a) la flessibilità del software può agevolare l’adattamento nel tempo della piattaforma e l’introduzione di nuove funzioni; b) il supporto a più architetture di calcolo amplia le opzioni progettuali; c) la gestione di più operatori può permettere di condividere l’infrastruttura satellitare tra diversi partner commerciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono caratteristiche potenzialmente distintive. Tuttavia, per definirle uniche al mondo, un requisito a cui&nbsp;<strong>Celeste Technologies</strong>&nbsp;non fa mistero di volersi ispirare, servirebbe utile un confronto documentato con le soluzioni concorrenti. E per valutarne il vantaggio industriale occorrono misure di capacità, consumi, costi, affidabilità e facilità d’integrazione. L’espressione “<em>interamente software</em>” descrive una scelta progettuale; la sua efficacia dipende dai risultati ottenuti entro i vincoli di una piattaforma spaziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Celeste Technologies</strong>&nbsp;ha già compiuto un passo facilmente verificabile in questa direzione. Una campagna di interoperabilità annunciata nel febbraio 2026, svolta nei laboratori&nbsp;<strong>Qualcomm</strong>&nbsp;di Lannion (Francia) ha verificato il collegamento tra&nbsp;<strong>SmartgNB</strong>&nbsp;e un dispositivo di prova dotato di tecnologia&nbsp;<strong>Qualcomm</strong>, utilizzando la piattaforma di calcolo utile di&nbsp;<strong>Sateliot</strong>. I test hanno riguardato il&nbsp;<strong>5G NR-NTN</strong>&nbsp;conforme alla&nbsp;<strong>Release 17&nbsp;</strong>(degli standard internazionali&nbsp;<strong>3GPP</strong>), in condizioni satellitari emulate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una prova tecnica importante e il successivo passaggio industriale consiste nel dimostrare il funzionamento nelle condizioni operative previste, fino alla disponibilità di un servizio commerciale affidabile. Una rete deve infatti garantire continuità, capacità e sostenibilità economica, oltre a soddisfare i requisiti di sicurezza e di risposta ad ogni autorizzazione richiesta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per gli operatori mobili, la prospettiva è integrare la copertura satellitare nella propria offerta e mantenere il rapporto con il cliente anche oltre il perimetro delle antenne terrestri. Per le imprese, le applicazioni possono riguardare infrastrutture remote, trasporti, monitoraggio ambientale e gestione delle emergenze. Ogni utilizzo dovrà essere valutato rispetto alle prestazioni richieste e al costo del servizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" id="6-la-sovranita-digitale-litalia-e-leuropa"><strong><em>La sovranità digitale, l’Italia e l’Europa</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la sovranità digitale trova qui un contenuto industriale preciso. Disporre di competenze sul software di rete, controllarne lo sviluppo e poterne verificare il funzionamento aumenta la capacità di scelta. L’autonomia dell’intero servizio dipende poi dalla proprietà della costellazione, dai componenti, dalle stazioni di terra, dalla cifratura e dalla gestione operativa. Per l’Europa, la questione è trasformare queste competenze in prodotti acquistati e utilizzati. Servono piattaforme di prova, collaborazione tra operatori satellitari e mobili, capitali capaci di sostenere lo sviluppo e clienti disponibili a validare applicazioni concrete. Il sostegno pubblico dovrebbe accompagnare traguardi misurabili: interoperabilità, sicurezza, prestazioni, dimostrazione in orbita e contratti commerciali. Il caso di <strong><em>Celeste Technologies</em></strong> indica uno spazio nel quale l’Italia può costruire una nuova presenza industriale: quella del software che consente alle reti mobili di estendersi nello spazio. La forza della proposta sarà misurata dalla capacità di funzionare una volta che si avvia il servizio in orbita, competere sui costi e conquistare clienti.  Ed è su questi risultati che si costruisce un vantaggio tecnologico duraturo.</p>
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		<title>Oltre 13.000 persone hanno già prenotato un robot per combattere la solitudine</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/robot-solitudine-ubtech-preordini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 10:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/07/Oltre-13.000-persone-hanno-gia-prenotato-un-robot-per-combattere-la-solitudine.avif" type="image/jpeg" />La stessa tecnologia che ha contribuito a renderci più soli oggi ci propone la sua soluzione: un robot progettato per fare compagnia. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/07/Oltre-13.000-persone-hanno-gia-prenotato-un-robot-per-combattere-la-solitudine.avif" type="image/jpeg" />
<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una macchina progettata per fare compagnia</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche settimana fa, l&#8217;azienda cinese&nbsp;<strong>UBTech</strong>&nbsp;ha messo in vendita un robot umanoide con un obiettivo dichiarato: fare compagnia alle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parla con una voce calma e rassicurante. Se percepisce che sei stanco o sotto stress, abbassa ulteriormente il tono. Ricorda a tua madre di prendere le medicine e memorizza ciò che lei gli racconta. È progettato per essere una presenza costante nella stanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già al giorno del lancio erano stati registrati&nbsp;<strong>13.361 preordini</strong>. Non si tratta di un braccio robotico per l&#8217;industria né di un assistente domestico, ma di un robot pensato per offrire compagnia. Il modello base costa circa&nbsp;<strong>16.600 dollari</strong>, mentre la versione più avanzata arriva a sfiorare i&nbsp;<strong>140.000 dollari</strong>.&nbsp;<strong>UBTech&nbsp;</strong>lo propone agli adulti con un&#8217;unica promessa: offrire compagnia emotiva.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>La solitudine costruita dagli smartphone</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi vent&#8217;anni la vita moderna è diventata sempre più solitaria, e una parte di questa trasformazione è passata proprio attraverso gli smartphone che portiamo ogni giorno in tasca. Oggi la risposta a quel problema arriva sotto forma di robot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano da soli. Circa la metà degli adulti statunitensi dichiara di sentirsi sola. Secondo il&nbsp;<strong>Surgeon General</strong>&nbsp;degli Stati Uniti, gli effetti della solitudine sulla salute equivalgono al consumo di circa&nbsp;quindici sigarette al giorno: un dato sorprendente che non compare su nessun pacchetto di sigarette. Inoltre, chi trascorre più di due ore al giorno sui social media ha circa il doppio delle probabilità di sentirsi isolato. Gli strumenti che ci erano stati venduti per connetterci agli altri hanno certamente favorito molte connessioni, ma hanno anche contribuito ad aumentare il senso di isolamento.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Perché la Cina è il primo laboratorio di questo fenomeno</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina sta vivendo questa trasformazione prima e più intensamente di altri Paesi. Oggi conta oltre&nbsp;100 milioni di nuclei familiari composti da una sola persona, un numero destinato a raggiungere tra&nbsp;<strong>150 e 200 milioni entro il 2030</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma osservando chi acquista questi robot emerge un dato interessante: non sono soprattutto gli anziani, come spesso suggeriscono i titoli dei giornali, bensì persone tra i&nbsp;<strong>35 e i 55 anni</strong>, con redditi elevati, residenti nelle grandi città e che vivono da sole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la prima generazione cresciuta con Internet e con gli smartphone, gli stessi strumenti che hanno progressivamente impoverito molte relazioni sociali. Non sorprende quindi che siano proprio loro i primi ad acquistare una tecnologia che promette di colmare quel vuoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La compagnia è diventata un prodotto. E la Cina è il primo Paese ad aver trasformato questo bisogno in un mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo le stime, il mercato cinese della compagnia emotiva passerà da circa&nbsp;<strong>530 milioni di dollari nel 2025</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong>8,2 miliardi di dollari nel 2028</strong>: una crescita di circa quindici volte nell&#8217;arco di appena tre anni.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>La solitudine entra nel carrello della spesa</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore emotivo è diventato qualcosa che si può acquistare con un clic, con un prezzo e una data di consegna. La solitudine è ormai un mercato e la Cina ne ha costruito la rappresentazione più concreta.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Non sottovalutate questa tecnologia</strong></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Un robot umanoide progettato per offrire compagnia sembra un&#8217;idea distopica e ancora molto lontana dalla vita quotidiana. Eppure, bisogna evitare di scommettere contro questa tecnologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti erano convinti che non avrebbero mai portato con sé un dispositivo capace di tracciare ogni loro spostamento, e oggi si sentono persi senza lo smartphone. Gli occhiali con fotocamera sembravano inquietanti nel 2014 e per anni sono stati oggetto di scherno, prima di trovare uno spazio nel mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una tecnologia risolve davvero un problema, il &#8220;<em>non la userei mai</em>&#8221; finisce spesso per trasformarsi in &#8220;<em>come facevo prima senza?&#8221;.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un robot che tiene compagnia a tuo padre mentre tu vivi dall&#8217;altra parte del mondo è esattamente il tipo di utilità destinato a cambiare la percezione collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra dieci anni, vedere un robot in un ufficio o nel soggiorno di una casa probabilmente non sembrerà più qualcosa di insolito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La solitudine è reale e la domanda di questo tipo di tecnologie è autentica. Non dobbiamo giudicare chi acquista uno di questi robot per un genitore che ritrova il sorriso quando lo vede entrare nella stanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, bisogna avere cautela nell’introduzione nelle proprie case macchine capaci di riconoscere il volto dei propri familiari, impararne le abitudini e interpretarne ogni stato d&#8217;animo finché non esisteranno regole molto più rigorose sulla gestione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è&nbsp;<strong>intelligenza artificiale emotiva</strong>. È una tecnologia che può riconoscere oltre venti stati emotivi differenti e imparare a conoscere una persona nel tempo. Non stiamo parlando di un semplice gadget. Parliamo probabilmente del registro più intimo che possa esistere: una raccolta continua di emozioni, comportamenti e vulnerabilità, affidata a un&#8217;azienda proprio nel luogo in cui dovremmo sentirci liberi di abbassare ogni difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio per questo che la questione dei dati non può più essere rimandata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fosse una moda passeggera potremmo permetterci di discutere con calma delle implicazioni etiche. Ma non è così. La curva di adozione ha già iniziato a crescere e le tendenze demografiche indicano chiaramente la direzione. La reazione più semplice è liquidare tutto come qualcosa di inquietante e voltarsi dall&#8217;altra parte, ma ciò è un errore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finché questo mercato è ancora agli inizi, dovremmo decidere quali limiti imporre alle aziende riguardo alle informazioni raccolte sulle nostre emozioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il robot entrerà comunque nelle nostre case. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera domanda è una sola: chi controllerà tutto ciò che imparerà su di noi mentre sarà lì?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cina. 295 miliardi per l&#8217;infrastruttura IA: la sfida a Nvidia passa dai data center</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/cina-data-center-ai-nvidia-huawei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
		<category><![CDATA[NVIDIA]]></category>
		<category><![CDATA[semiconduttori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-data-center-ai-huawei.avif" type="image/jpeg" />La più aggressiva offensiva di Pechino nel settore delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale finora si baserebbe sugli operatori statali delle telecomunicazioni, sul debito sovrano e su una filiera tecnologica composta per almeno l’80% da soluzioni nazionali, riducendo drasticamente lo spazio per Nvidia e AMD.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-data-center-ai-huawei.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">La Cina vuole vincere la corsa all&#8217;intelligenza artificiale facendo affidamento sul proprio hardware. Un nuovo piano mostra quanto sia disposta a spendere e fino a che punto sia pronta a spingersi per estromettere i chip americani dall&#8217;equazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Bloomberg</strong>, Pechino sta elaborando un piano per investire circa 2.000 miliardi di yuan (295 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni per costruire una rete nazionale di data center dedicati all&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto, guidato dalla <strong>Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC),</strong> mira a collegare entro il 2028 le strutture di calcolo oggi sparse nel Paese in un&#8217;unica rete interconnessa, gestita principalmente dai giganti statali delle telecomunicazioni <strong>China Mobile</strong> e <strong>China Telecom</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più significativo riguarda la tecnologia che alimenterà questi data center. Il piano prevede che fornitori locali, tra cui <strong>Huawei</strong>, forniscano almeno l&#8217;80% delle tecnologie fondamentali, compresi i chip per l&#8217;intelligenza artificiale, escludendo di fatto <strong>Nvidia </strong>e <strong>AMD</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una chiara riproposizione delle strategie che in passato hanno favorito la crescita di campioni nazionali come Huawei, questa volta con l&#8217;obiettivo di sostituire la tecnologia statunitense lungo l&#8217;intera filiera dell&#8217;IA e ridurre il divario con i laboratori americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I finanziamenti proverrebbero in gran parte dal debito sovrano, inclusi titoli di Stato a lunghissima scadenza, oltre che da fondi pubblici destinati alle industrie strategiche. A questi si aggiungerebbero prestiti bancari e capitali privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione della rete rappresenta uno degli elementi di un più ampio programma denominato &#8220;<strong>Six Networks</strong>&#8220;, che comprende infrastrutture idriche, energetiche e informatiche. L&#8217;integrazione con la rete elettrica potrebbe far salire il valore complessivo del progetto oltre i 5.000 miliardi di yuan.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Elevare il progetto a strategia nazionale garantisce l&#8217;allineamento delle politiche e la mobilitazione dei capitali&#8221;</em>, ha dichiarato <strong>Charlie Dai</strong>, analista di <strong>Forrester</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l&#8217;ambizione del piano, le cifre risultano meno impressionanti se confrontate con quelle occidentali. I 295 miliardi di dollari saranno distribuiti nell&#8217;arco di cinque anni, mentre le sole aziende statunitensi, guidate da <strong>Meta</strong> e <strong>Microsoft</strong>, prevedono di destinare circa 725 miliardi di dollari all&#8217;intelligenza artificiale già quest&#8217;anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cifra cinese, inoltre, non include gli investimenti privati di <strong>Alibaba</strong> e <strong>Tencent</strong>, mentre i data center costruiti in Cina hanno generalmente costi inferiori rispetto a quelli occidentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale non è tanto l&#8217;entità dell&#8217;investimento quanto il livello di coordinamento: uno Stato che mobilita debito, terreni, energia e semiconduttori a sostegno di un&#8217;unica rete nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tempistica riflette la crescente fiducia della Cina nelle proprie capacità nel settore dei semiconduttori. Washington ha allentato alcune restrizioni consentendo a <strong>Nvidia</strong> di vendere ai clienti cinesi i suoi chip H200 di precedente generazione, ma le consegne non sono ancora iniziate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mese di maggio, inoltre, nove chip cinesi per l&#8217;intelligenza artificiale, prodotti da <strong>Huawei</strong>, <strong>Alibaba</strong>, <strong>Shanghai Biren</strong> e <strong>Moore Threads</strong>, hanno superato una revisione nazionale di sicurezza, ottenendo il via libera per l&#8217;impiego in settori sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pechino ritiene sempre più di poter colmare autonomamente il divario tecnologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta della stessa logica di sovranità tecnologica che sta emergendo anche in Occidente, dalla strategia britannica per una &#8220;AI sovrana&#8221; fino agli sforzi europei per ridurre la dipendenza dai servizi cloud statunitensi. Con una differenza sostanziale: mentre l&#8217;Europa teme di dipendere dagli Stati Uniti, la Cina sta costruendo infrastrutture per averne bisogno il meno possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Malgrado il piano sia ancora nelle fasi iniziali e che diversi dettagli possano ancora cambiare, la direzione intrapresa appare inequivocabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due maggiori economie del mondo stanno cercando di rendere autonome le rispettive catene di approvvigionamento dell&#8217;intelligenza artificiale, e l&#8217;epoca di un&#8217;unica infrastruttura tecnologica globale sembra avviarsi verso la conclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/cina-data-center-ai-nvidia-huawei/">Cina. 295 miliardi per l&#8217;infrastruttura IA: la sfida a Nvidia passa dai data center</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>ONU: l’IA rischia di consumare tanta acqua quanto 1,3 miliardi di persone entro il 2030</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/consumo-acqua-intelligenza-artificiale-onu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Data Center]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/consumo-acqua-intelligenza-artificiale.avif" type="image/jpeg" />Un recente rapporto ONU evidenzia come l’impatto ambientale dell’IA sia stato finora sottostimato e poiché la maggior parte delle valutazioni fatte finora si è concentrata sulle emissioni di carbonio, trascurando invece le conseguenze su acqua e suolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/consumo-acqua-intelligenza-artificiale-onu/">ONU: l’IA rischia di consumare tanta acqua quanto 1,3 miliardi di persone entro il 2030</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/consumo-acqua-intelligenza-artificiale.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale potrebbe arrivare a consumare, entro il 2030, una quantità d’acqua pari al fabbisogno annuale di circa&nbsp;<strong>1,3 miliardi di persone</strong>, secondo un nuovo <a href="https://italianelfuturo.com/reports/costo-ambientale-intelligenza-artificiale-onu/">report</a> dell’<strong>United Nations University Institute for Water, Environment and Health (UNU-INWEH)</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto rileva che il costo ambientale dell’intelligenza artificiale viene “misurato in modo sistematicamente incompleto”, perché le valutazioni attuali si concentrano sulle emissioni di carbonio legate all’addestramento dei grandi modelli linguistici, trascurando invece l’impatto più ampio in termini di acqua e uso del suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impronta idrica deriva dal raffreddamento e dal funzionamento dei data center, mentre l’impronta territoriale è legata alle infrastrutture energetiche e alle catene di approvvigionamento necessarie per costruire e gestire questi sistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, sottolinea il rapporto, i costi iniziali di addestramento sono superati di gran lunga dai costi di inferenza, vale a dire l’energia necessaria per far funzionare i modelli e rispondere alle richieste degli utenti, che rappresentano l’80–90% del consumo energetico totale dell’IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’addestramento del modello <strong>GPT-4</strong> di <strong>OpenAI</strong>, ad esempio, ha consumato fino a 70 gigawattora di elettricità. Ma l’uso di <strong>ChatGPT</strong>, secondo le stime, richiede circa 383 gigawattora per rispondere a miliardi di richieste ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il rapporto ONU, considerando i costi di inferenza, i data center che alimentano l’IA consumeranno 945 terawattora di elettricità entro il 2030: più del triplo del consumo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria, che insieme ospitano oltre 650 milioni di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda l’impronta idrica, entro lo stesso anno, il consumo d’acqua dell’IA raggiungerà 9,3 trilioni di litri, una quantità pari al fabbisogno idrico annuale di base di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affrontare l’impatto ambientale dell’IA non sarà semplice come passare a fonti energetiche più “verdi”, avverte il rapporto. Sostituire il carbone con bioenergia potrebbe ridurre del 70% le emissioni di carbonio legate all’elettricità, ma allo stesso tempo aumentare di 30 volte il consumo d’acqua e di 100 volte l’uso del suolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Ciò che ci ha sorpreso di più è quanto spesso le scelte che sembrano più ecologiche dal punto di vista del carbonio finiscano per essere peggiori per l’acqua o per il suolo</em>”, ha dichiarato in un comunicato <strong>Miriam Aczel</strong>, ricercatrice dell’<strong>UNU-INWEH</strong> e autrice principale del rapporto. “<em>Se continuiamo a giudicare la sostenibilità dell’IA solo attraverso il carbonio, potremmo pensare che le energie rinnovabili rendano pulite le infrastrutture dell’IA, ma in realtà stiamo risolvendo un problema mentre ne creiamo altri, spesso in luoghi che non lo hanno richiesto</em>”, ha aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le conseguenze non finiscono qui: paradossalmente, rendere l’IA più efficiente dal punto di vista energetico potrebbe aumentare il suo impatto ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Molte persone pensano che l’impronta ambientale dell’IA si riduca man mano che la tecnologia migliora e i processi diventano più efficienti. Ma questa è solo una parte del problema complessivo</em>”, ha affermato <strong>Kaveh Madani</strong>, direttore dell’<strong>UNU-INWEH</strong>. “<em>Un’IA più efficiente e più economica significa un maggiore utilizzo dell’IA, facendo sì che l’impronta complessiva diventi molto più grande di quanto si risparmi con i miglioramenti di efficienza</em>”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggi il report completo <a href="https://italianelfuturo.com/reports/costo-ambientale-intelligenza-artificiale-onu/">qui</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/consumo-acqua-intelligenza-artificiale-onu/">ONU: l’IA rischia di consumare tanta acqua quanto 1,3 miliardi di persone entro il 2030</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>L’ONU avverte: la corsa all’intelligenza artificiale potrebbe consumare il 3% dell’elettricità mondiale ed enormi quantità d’acqua entro il 2030 </title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/impatto-ambientale-intelligenza-artificiale-onu-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Data Ceneter]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/impatto-ambientale-ai-onu-1.avif" type="image/jpeg" />Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite avverte che l’aumento dell’efficienza dei modelli di intelligenza artificiale potrebbe non ridurne l’impatto ambientale. Al contrario, la crescente diffusione dell’IA rischia di far aumentare consumi energetici, uso di acqua ed emissioni globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/impatto-ambientale-intelligenza-artificiale-onu-2030/">L’ONU avverte: la corsa all’intelligenza artificiale potrebbe consumare il 3% dell’elettricità mondiale ed enormi quantità d’acqua entro il 2030 </a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/impatto-ambientale-ai-onu-1.avif" type="image/jpeg" />
<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La crescita dell’IA rischia di annullare i benefici dell’efficienza tecnologica</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli argomenti spesso utilizzati per attenuare le preoccupazioni riguardo alla crescente domanda di energia e risorse da parte dei data center è che i modelli di intelligenza artificiale avranno bisogno di meno risorse in futuro, man mano che miglioreranno e diventeranno più efficienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, un recente rapporto delle <strong>Nazioni Unite</strong>, che quantifica l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, mostra come questo ragionamento, apparentemente logico, si riveli in realtà una trappola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto stima che entro il 2030 il consumo energetico dell’IA potrebbe raddoppiare fino a rappresentare il 3% dell’elettricità mondiale, generare emissioni pari a quelle del Regno Unito e consumare, per il raffreddamento dei sistemi, più acqua di quella necessaria ogni anno per soddisfare il fabbisogno di acqua potabile dell’intera popolazione mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento prevede inoltre che l’uso dell’intelligenza artificiale seguirà un principio economico noto come <strong>“paradosso di Jevons</strong>”, secondo il quale i miglioramenti tecnologici che aumentano l’efficienza nell’utilizzo di una risorsa portano a un aumento, anziché a una diminuzione, del consumo complessivo di quella stessa risorsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal momento che i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando sempre più economici e accessibili, il loro utilizzo è destinato a crescere rapidamente. Il rapporto UN prevede quindi che ciò incoraggerà nuove applicazioni e volumi di utilizzo più elevati, erodendo e potenzialmente annullando qualsiasi risparmio derivante dai progressi in termini di efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare di cadere in questa trappola, il documento propone una tabella di marcia per un uso responsabile dell’intelligenza artificiale basata su principi guida quali trasparenza, efficienza progettata fin dall’origine, equità e giustizia, responsabilità lungo l’intero ciclo di vita dei sistemi, cooperazione globale e utilizzo sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La portata del problema</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scorso anno i data center hanno già consumato una quantità di elettricità pari a quella dell’Arabia Saudita, che è l’undicesimo maggiore consumatore di energia elettrica al mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il consumo di elettricità dovesse effettivamente raddoppiare entro il 2030, come previsto, l’impronta di carbonio associata richiederebbe la crescita di 6,7 miliardi di alberi per un periodo di dieci anni per compensare tali emissioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I data center avrebbero inoltre bisogno di 9.300 miliardi di litri d’acqua e di una superficie di terreno quasi dieci volte superiore a quella di Città del Messico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al consumo di risorse, il rapporto evidenzia anche la disuguaglianza strutturale che si trova al centro del boom dell’intelligenza artificiale. Soltanto 32 Paesi ospitano infrastrutture cloud specificamente dedicate all’IA e il 90% di questa capacità è concentrato negli Stati Uniti e in Cina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento avverte che si sta ampliando il divario digitale tra le nazioni che sviluppano e controllano i sistemi di IA e quelle che li utilizzano. Queste ultime, spesso, sopportano una quota sproporzionata dell’impatto ambientale legato all’estrazione dei minerali e alla produzione di rifiuti elettronici.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Un utilizzo responsabile dell’IA</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambiente naturale costituisce il fondamento dell’economia, della cultura e del benessere collettivo. Per questo motivo dovrebbe occupare una posizione centrale nelle nostre riflessioni. È arrivato il momento di ripensare il modello di innovazione dell’intelligenza artificiale e orientare lo sviluppo tecnologico verso un futuro realmente sostenibile.</p>
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		<title>Il futuro dell&#8217;IA è più incerto del previsto: anche i leader del settore rivedono le proprie convinzioni</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/il-futuro-dellia-e-piu-incerto-del-previsto-anche-i-leader-del-settore-rivedono-le-proprie-convinzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 15:09:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[AGI]]></category>
		<category><![CDATA[ChatGpt]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[OpenaAI]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Altman]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/futuro-intelligenza-artificiale-incertezza-ai.avif" type="image/jpeg" />Negli ultimi due anni, il settore dell'intelligenza artificiale ha manifestato un'eccezionale sicurezza riguardo al futuro di questa tecnologia. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Alcune delle stesse figure di spicco che avevano lanciato previsioni molto aggressive stanno iniziando a ridimensionare le proprie dichiarazioni o, quantomeno, a contestualizzarle meglio. Questo potrebbe essere il segnale che nemmeno chi costruisce l'intelligenza artificiale conosce con precisione la direzione che tale tecnologia prenderà. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/il-futuro-dellia-e-piu-incerto-del-previsto-anche-i-leader-del-settore-rivedono-le-proprie-convinzioni/">Il futuro dell&#8217;IA è più incerto del previsto: anche i leader del settore rivedono le proprie convinzioni</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/futuro-intelligenza-artificiale-incertezza-ai.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Secondo recenti dichiarazioni riportate da <strong>Reuters</strong>, il CEO di <strong>OpenAI</strong>, <strong>Sam Altman</strong>, ha ammesso di aver probabilmente sovrastimato sia l’impatto dell’IA sul mondo del lavoro sia la velocità con cui l&#8217;intelligenza artificiale avrebbe progressivamente sostituito, per esempio, lavori d&#8217;ufficio destinati ai lavoratori alle prime esperienze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo pochi mesi fa, gran parte del dibattito sull&#8217;<strong>IA generativa </strong>ruotava attorno alla prospettiva di una massiccia automazione e di cambiamenti dirompenti. Oggi il tono adottato dai principali leader del settore tech appare decisamente più prudente e meno categorico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento è significativo. Infatti, per anni l&#8217;intelligenza artificiale è stata presentata non soltanto come uno strumento innovativo, ma come una forza economica destinata a rivoluzionare ogni settore produttivo. Una narrativa che ha contribuito a generare investimenti miliardari in infrastrutture, data center e sviluppo tecnologico da parte delle principali aziende del mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma mentre la tecnologia passa dall’<em>hype</em> alla realtà, le previsioni continuano a scontrarsi con il comportamento reale delle persone: se da una parte l’adozione dell’IA cresce, dall’altro lato la società si sta adattando più lentamente del previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle più grandi sorprese del boom dell’IA è che le persone non si sono adattate così rapidamente né in modo così uniforme come molti esperti avevano previsto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strumenti come <strong>ChatGPT</strong>, <strong>Gemini</strong> e <strong>Claude</strong> sono ormai entrati nell&#8217;uso comune. Infatti, milioni di utenti utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale per scrivere email, sintetizzare riunioni, generare idee, analizzare dati e migliorare la produttività. Tuttavia, una diffusione ampia non si traduce automaticamente in una immediata sostituzione. Infatti, molte aziende devono ancora confrontarsi con problemi legati alle cosiddette &#8220;allucinazioni&#8221; dei modelli, alle questioni legali, alla sicurezza dei dati, alla fiducia degli utenti e all&#8217;integrazione nei processi aziendali esistenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, molti lavoratori continuano a utilizzare l’IA soprattutto come supporto alle proprie attività, piuttosto che per automatizzarle completamente e sostituirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i consumatori utilizzano spesso questi strumenti in modo molto più limitato e occasionale rispetto a quanto previsto dalle stime iniziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>La tecnologia accelera, ma la fiducia resta bassa</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i progressi impressionanti registrati dai modelli di intelligenza artificiale negli ultimi anni, l&#8217;entusiasmo del pubblico non sembra crescere allo stesso ritmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati del <strong>Pew Research Center</strong>, soltanto il 10% delle persone dichiara di essere più entusiasta che preoccupata riguardo allo sviluppo dell&#8217;AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo evidenzia una contraddizione interessante: mentre la tecnologia continua a migliorare rapidamente, la società procede con maggiore cautela, cercando di comprendere implicazioni, rischi e benefici prima di adottarla completamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il racconto sull&#8217;AI cambia continuamente</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, le narrazioni sull&#8217;intelligenza artificiale sono cambiate più volte. Per un certo periodo il <em>prompt engineering</em> è stato descritto come una delle professioni del futuro. Oggi molte aziende stanno sviluppando sistemi sempre più intuitivi, progettati proprio per ridurre la necessità di competenze avanzate nella scrittura dei prompt.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il settore della ricerca online avrebbe dovuto subire una rivoluzione immediata. Invece, internet si trova oggi in una fase di transizione in cui motori di ricerca tradizionali e chatbot convivono in un ecosistema ancora in evoluzione. Perfino le previsioni sull&#8217;arrivo dell&#8217;<strong>AGI</strong> (<strong>Artificial General Intelligence)</strong>, vale a dire l&#8217;intelligenza artificiale generale capace di eguagliare o superare le capacità umane, continuano a variare sensibilmente a seconda di chi parla e del momento storico in cui vengono formulate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Il vero problema: prevedere il futuro dell&#8217;AI è estremamente difficile</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa incertezza non implica necessariamente che le aziende tecnologiche stiano cercando di ingannare il pubblico. Piuttosto, dimostra quanto sia complesso prevedere l&#8217;impatto di una tecnologia che coinvolge miliardi di persone, governi, imprese e interi sistemi culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale sta senza dubbio trasformando il mondo. Tuttavia, il cambiamento sembra procedere in modo meno lineare e più graduale rispetto alle previsioni più estreme diffuse negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei più grandi miti dell&#8217;attuale boom dell&#8217;intelligenza artificiale è l&#8217;idea che qualcuno conosca esattamente ciò che accadrà nei prossimi anni. La realtà è che la tecnologia evolve ad una velocità impressionante, mentre la società, le istituzioni e i mercati si adattano con tempi molto diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, ogni previsione definitiva sul futuro del lavoro, della creatività o della vita quotidiana dovrebbe essere considerata con prudenza. Se persino i principali protagonisti della rivoluzione AI stanno rivedendo le proprie stime, è probabile che molte delle previsioni odierne vengano nuovamente corrette nei prossimi mesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/il-futuro-dellia-e-piu-incerto-del-previsto-anche-i-leader-del-settore-rivedono-le-proprie-convinzioni/">Il futuro dell&#8217;IA è più incerto del previsto: anche i leader del settore rivedono le proprie convinzioni</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>Quantum computing. De Julio: “puntare su fotonica , sensoristica e comunicazioni”</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/quantum-computing-de-julio-puntare-su-fotonica-sensoristica-e-comunicazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 12:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Fotonica]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Quantum Computing]]></category>
		<category><![CDATA[Sensoristica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://italianelfuturo.com/?p=57211</guid>

					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/quantum-computing-italia-fotonica.avif" type="image/jpeg" />Per “Il Quadrato della Radio” è il momento delle scelte ed occorre evitare i finanziamenti a pioggia. L’Italia ha risorse e competenze per poter competere e rimanere del perimetro delle nazioni avanzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/quantum-computing-de-julio-puntare-su-fotonica-sensoristica-e-comunicazioni/">Quantum computing. De Julio: “puntare su fotonica , sensoristica e comunicazioni”</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/06/quantum-computing-italia-fotonica.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Le grandi ambizioni italiane sul fronte del <strong>quantum computing</strong> e delle <strong>tecnologie quantistiche</strong> rischiano di infrangersi pericolosamente sul grande scoglio rappresentato dalla realtà dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>Strategia nazionale per le tecnologie quantistiche</strong>&nbsp;– presentata in <strong>Consiglio dei Ministri </strong>a luglio 2025 – dimostra una visione lungimirante: il piano prevede una serie di azioni mirate, essenziali per dare vita ad un ecosistema nazionale integrato e per rafforzare le attività di innovazione e ricerca.&nbsp;Tuttavia, nei fatti, l&#8217;Italia è ancora drammaticamente lontana dalla meta.&nbsp;Nonostante gli encomiabili sforzi e la sinergia dei soggetti in campo – che vedono il coinvolgimento coordinato di quattro <strong>Ministeri</strong>, dell&#8217;<strong>ACN</strong> e del <strong>Dipartimento per la Trasformazione digitale</strong>, troppe questioni cruciali sono rimaste sulla carta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il successo di una strategia ad alto valore tecnologico si misura sulla certezza dei suoi stanziamenti. Nel caso del Quantum, la discrepanza tra gli annunci e la realtà finanziaria è evidente. Il gruppo di esperti di alto livello ha quantificato in 1 miliardo di euro (200 milioni di euro all’anno per 5 anni) l’importo minimo necessario per rendere l&#8217;Italia competitiva.&nbsp;Tali fondi sono indispensabili per tentare un recupero rispetto agli altri Paesi europei e internazionali, i quali si muovono da tempo con investimenti massicci e corsie&nbsp;preferenziali.</em>&nbsp;<em>Queste risorse dovevano essere messe nero su bianco nell&#8217;ultima Legge di Bilancio, ma l&#8217;impegno non si è concretizzato, lasciando la Strategia priva della sua linfa vitale</em>”, sottolinea il Presidente del&nbsp;<a href="https://www.ilquadratodellaradio.it/team"><strong>Quadrato della Radio</strong></a><strong>&nbsp;</strong>(la più longeva e autorevole associazione italiana delle telecomunicazioni),&nbsp;<strong>Umberto de Julio,&nbsp;</strong>intervenuto recentemente sul tema in un confronto pubblico con i principali rappresentanti&nbsp;italiani&nbsp;del mondo delle comunicazioni, delle aziende e dell’innovazione avanzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Senza una copertura finanziaria strutturale&nbsp;la&nbsp;<strong>Strategia nazionale&nbsp;per le tecnologie quantistiche</strong>&nbsp;rischia di trasformarsi in un mero esercizio teorico, condannando l’Italia alla dipendenza tecnologica dall’estero in un settore critico e strategico&nbsp;per la sicurezza nazionale, della difesa e della competitività industriale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Le misure d&#8217;urgenza&nbsp;individuate dal quadrato della radio</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per colmare il divario tra i proclami e l&#8217;effettiva messa a terra dei progetti, il <strong>Quadrato della Radio </strong>propone al Governo di adottare le seguenti tre misure immediate:</p>



<p class="wp-block-paragraph">1.&nbsp;Istituzione di un <strong>Fondo Nazionale per il Quantum</strong> mediante un provvedimento legislativo d&#8217;urgenza (es. Decreto Legge), che stanzi i primi 200 milioni di euro per l&#8217;anno corrente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">2.&nbsp;Semplificazione della Governance: conferimento di pieni poteri di spesa e coordinamento alla cabina di regia, riducendo i passaggi burocratici tra i quattro ministeri coinvolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3.&nbsp;Incentivi al settore privato: creazione di incentivi fiscali mirati (credito d&#8217;imposta maggiorato) per le imprese italiane che investono nella filiera quantistica nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Criteri di spesa: evitare sprechi e sovrapposizioni</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nello scenario economico attuale, lo sblocco del miliardo di euro necessario per la sfida quantistica nazionale deve essere necessariamente accompagnato da una rigida disciplina di spesa. Il pericolo maggiore che l&#8217;Italia corre non è solo la carenza di fondi, ma il loro potenziale disperdersi in mille rivoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finanziare a pioggia progetti minori, privi di una reale massa critica, genererebbe inevitabilmente:</p>



<p class="wp-block-paragraph">•&nbsp;Sprechi di denaro pubblico dovuti a linee di ricerca isolate e non comunicanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•&nbsp;Sovrapposizione di progetti con diversi enti o università che sviluppano in &nbsp; parallelo le medesime tecnologie, duplicando i costi e i bandi di gara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•&nbsp;Perdita di competitività a causa dell&#8217;impossibilità di raggiungere lo stato di &#8220;prontezza tecnologica&#8221; necessario per l&#8217;industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•&nbsp;Per evitare che la <strong>Strategia Nazionale</strong> si traduca in un&#8217;occasione mancata, l&#8217;Italia deve fare una scelta di campo netta: non&nbsp;è possibile&nbsp;fare tutto, dobbiamo fare ciò in cui siamo eccellenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>I tre pilastri tecnologici da finanziare</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Quadrato della Radio </strong>propone,&nbsp;pertanto,&nbsp;di concentrare l&#8217;intero ecosistema di finanziamenti esclusivamente su tre pilastri tecnologici verticali, storicamente forti nel nostro Paese e interconnessi tra loro. Ciò permetterà all’Europa di non disperdere le proprie energie finanziarie nel tentativo di rincorrere colossi come Stati Uniti o Cina su settori ormai saturi, e di consentire all’Italia di giocare un ruolo importante nel nuovo scenario geopolitico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pilastro 1: FOTONICA </strong>(La tecnologia abilitante)</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotonica rappresenta insieme agli atomi neutri e agli ioni intrappolati una delle piattaforme utilizzate per il <strong>quantum computing</strong>. L&#8217;Italia vanta in questo settore una leadership scientifica e industriale riconosciuta a livello internazionale nella manipolazione della luce.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Rilevanza: l’impiego dei <strong>chip fotonici</strong> nei futuri calcolatori quantistici consente un’interfaccia naturale con i sistemi di comunicazione quantistici Investire nella fotonica significa creare la tecnologia di base che serve a tutti gli altri settori.<br></li>



<li>Azione: Il <strong>Quadrato della Radio</strong> propone di creare una <strong><em>Foundry </em>nazionale </strong>per i circuiti integrati fotonici quantistici, mettendo a sistema i laboratori di ricerca con i grandi produttori di semiconduttori presenti sul territorio nazionale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pilastro 2: SENSORISTICA</strong>&nbsp;(L&#8217;applicazione industriale)</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza dei computer quantistici (che richiederanno anni per una piena maturità), i sensori quantistici sono già una realtà commerciale o a brevissimo termine.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Rilevanza: Questo settore offre il ritorno sull&#8217;investimento (ROI) più rapido per il sistema-paese. I sensori quantistici garantiscono precisioni mai viste prima, cruciali per la sanità (imaging medico avanzato), il monitoraggio ambientale, l&#8217;aerospazio e la navigazione civile e militare senza GPS.<br></li>



<li>Azione: È determinante finanziare il trasferimento tecnologico dai laboratori alle PMI e alle grandi aziende della difesa e dello spazio, per inserire i sensori quantistici nei prodotti industriali di prossima generazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pilastro 3: COMUNICAZIONI</strong>&nbsp;(La sicurezza nazionale)</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cybersecurity del futuro dipende dalle comunicazioni quantistiche, in grado di proteggere i dati sensibili da attacchi informatici sferrati da computer quantistici ostili (la cosiddetta minaccia <strong>Post-Quantum</strong>).</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Rilevanza: L&#8217;Italia vanta già eccellenze nello sviluppo della <strong>Quantum Key Distribution (QKD)</strong>, sia su fibra ottica sia via satellite.<br></li>



<li>Azione: Bisogna completare la rete nazionale di comunicazione quantistica, integrandola con l&#8217;infrastruttura europea<strong> (EuroQCI)</strong>, blindando così i dati dei ministeri, delle infrastrutture critiche (energia, trasporti) e del settore bancario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>L&#8217;Italia possiede il capitale umano e industriale per guidare la rivoluzione quantistica in Europa. Tuttavia, le idee necessitano di certezza finanziaria e di una direzione strategica rigorosa. Il Quadrato della Radio confida in un tempestivo accoglimento della presente proposta per evitare un definitivo declassamento tecnologico del Paese</em>”, conclude il Presidente&nbsp;<strong>Umberto&nbsp;de Julio</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/quantum-computing-de-julio-puntare-su-fotonica-sensoristica-e-comunicazioni/">Quantum computing. De Julio: “puntare su fotonica , sensoristica e comunicazioni”</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>AI e dignità umana. Cioffi: il CNU rafforza l’impegno per un’intelligenza artificiale etica ispirata a “Magnifica Humanitas”</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/ai-e-dignita-umana-cioffi-il-cnu-rafforza-limpegno-per-unintelligenza-artificiale-etica-ispirata-a-magnifica-humanitas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Algoretica]]></category>
		<category><![CDATA[CNU]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Società Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/ai-etica-dignita-umana-cnu.avif" type="image/jpeg" />Il Consiglio Nazionale degli Utenti ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno che rinnova il proprio impegno a favore di un utilizzo etico, responsabile e umano dell’intelligenza artificiale. Il documento si inserisce nel solco dell’enciclica “Magnifica Humanitas”, richiamata come riferimento valoriale per affrontare le sfide poste dall’innovazione tecnologica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/ai-etica-dignita-umana-cnu.avif" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento approvato dal <strong>CNU</strong> si inserisce nel più ampio percorso dell’ “<strong>Algoretica</strong>”, un approccio che mira a integrare principi etici nella progettazione e nell’uso degli algoritmi. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della trasparenza algoritmica, il mantenimento del controllo umano sui sistemi automatizzati, la tutela dei minori, la protezione dei consumatori e la salvaguardia del pluralismo informativo nei settori della comunicazione, dell’informazione e dell’audiovisivo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Il tema dell’Algoretica è oggi centrale per garantire che l’innovazione tecnologica non perda il riferimento ai valori umani e democratici</em>” &#8211; dichiara la Presidente <strong>Sandra Cioffi</strong> &#8211; “<em>L’Intelligenza Artificiale deve restare uno strumento al servizio della persona, nel rispetto della dignità, della libertà e dei diritti dei cittadini e dei consumatori</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’approvazione dell’Ordine del Giorno, il <strong>CNU</strong> si impegna inoltre a promuovere iniziative, pareri e proposte rivolte a Governo, Parlamento, AGCOM e altre istituzioni competenti. L’obiettivo è garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia accompagnato da adeguate tutele etiche, normative e sociali, in linea con i principi richiamati nel documento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, la riflessione sull’uso dell’IA si rafforza come tema centrale nel dibattito pubblico, tra innovazione tecnologica e responsabilità sociale.</p>
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		<title>Macao e le Smart City. A Beyond-2026 si disegnano le città del futuro</title>
		<link>https://www.italianelfuturo.com/macao-e-le-smart-city-a-beyond-2026-si-disegnano-le-citta-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Fintech]]></category>
		<category><![CDATA[Smart City]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/macao-smart-city-ai-beyond-expo-2026.webp" type="image/jpeg" />Dal 27 al 30 maggio 2026, il BEYOND International Technology Innovation Expo trasforma Macau in una delle capitali asiatiche dell’innovazione tecnologica. Il tema di quest’anno “AI: Digital to Physical” racconta perfettamente la direzione intrapresa dalla città: riuscire a costruire un ecosistema in cui intelligenza artificiale, servizi finanziari digitali e infrastrutture cloud convergano nella vita quotidiana di cittadini, imprese e visitatori.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/macao-smart-city-ai-beyond-expo-2026.webp" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph">Macau punta a diventare uno dei laboratori più avanzati dell’Asia per la smart city economy. In occasione del <strong><em>BEYOND Expo 2026</em></strong>, evento internazionale dedicato all’innovazione tecnologica, il messaggio è chiaro: il futuro urbano passerà dall’integrazione tra AI, pagamenti digitali, <em>cloud computing</em> e servizi intelligenti. Protagonisti dell’iniziativa sono <strong>MACAU Pass</strong> e <strong>Ant Bank (Macao),</strong> affiancati da diversi partner dell’ecosistema <strong>Alibaba</strong>, tra cui <strong>Alibaba Cloud</strong>, <strong>Qwen AI Glasses</strong>, <strong>Wuying</strong> e <strong>Wukong AI</strong>. L’obiettivo è quello di mostrare come un’infrastruttura digitale completa possa trasformare concretamente l’esperienza urbana, dalla mobilità ai servizi finanziari, fino alle interazioni quotidiane tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>MPay e Ant Bank: la trasformazione della vita urbana</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da oltre vent’anni <strong>MACAU Pass</strong> rappresenta uno dei pilastri della digitalizzazione locale della regione. Pioniera nell’introduzione della carta per il trasporto pubblico, l’azienda ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a costruire un ecosistema di servizi integrati basato sull’<strong>e-wallet MPay. </strong>Ad oggi, il wallet digitale <strong>MPay</strong> viene utilizzato da quasi il 90% dei residenti di Macau ed è profondamente integrato nella loro vita quotidiana, configurandosi come una super app che riunisce in un’unica piattaforma tutti i servizi digitali. <strong>MPay</strong> ha così semplificato le attività quotidiane dei cittadini, integrando in un’unica piattaforma oltre cento servizi, tra cui ristorazione, commercio al dettaglio, acquisti di gruppo, trasporti, acquisto di biglietti per eventi, pagamento delle utenze e transazioni transfrontaliere. In questo modo, l’azienda ha contribuito all’evoluzione dell’ecosistema urbano, superando il concetto di semplice “pagamento conveniente” per trasformarlo in un modello di autentici “servizi intelligenti” interconnessi capaci di supportare la crescita della smart city e rafforzare l’integrazione di Macau con la Greater Bay Area cinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <strong>Ant Bank (Macao)</strong> punta a ridefinire il rapporto tra cittadini e servizi finanziari. In qualità di prima banca digitale completamente integrata nell’ecosistema locale, è riuscita a sviluppare un sistema <em>end-to-end</em> che copre pagamenti, risparmio, gestione del patrimonio, credito e rimesse transfrontaliere con un forte focus sull’automazione intelligente. Tra le novità più significative figura l’apertura, nell’ottobre 2025, della prima filiale self-service operativa 24/7, capace di offrire servizi bancari automatizzati come depositi di denaro, gestione degli assegni e consultazione dei conti correnti. L’approccio della banca riflette una tendenza ormai globale: portare la finanza fuori dal modello tradizionale di sportello per integrarla in un ecosistema digitale continuo, accessibile e sempre disponibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione del <strong>BEYOND Expo 2026</strong>, <strong>Alibaba Cloud</strong>, partner strategico del governo di Macau sin dal 2017, presenta la propria infrastruttura di intelligenza artificiale e l’ecosistema di modelli <strong>Qwen</strong>, strumenti innovativi progettati per offrire soluzioni flessibili sia alle grandi aziende sia alle PMI e agli sviluppatori indipendenti.&nbsp; Grande attenzione anche per i nuovi dispositivi <em>AI consumer</em>, in particolare i <strong>Qwen AI Glasses</strong>: occhiali intelligenti con funzionalità di assistente virtuale, traduzione simultanea AI, visualizzazione spaziale 3D e integrazione diretta con i servizi lifestyle di <strong>Alibaba</strong>, dai pagamenti allo shopping fino ai viaggi. Accanto all’hardware, l’ecosistema <strong>Alibaba</strong> ha presentato piattaforme per la creazione di agenti AI e assistenti aziendali destinati a migliorare produttività, collaborazione e gestione dei workflow.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Macao come laboratorio digitale sperimentale </strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’impressione generale che emerge dal <strong>BEYOND International Technology</strong> <strong>Innovation Expo 2026</strong> è che Macau stia cercando di posizionarsi come un laboratorio sperimentale per la convergenza tra fintech, AI e servizi urbani. Non si tratta soltanto di innovazione tecnologica, ma di una trasformazione strutturale del modo in cui cittadini, imprese e istituzioni interagiscono all’interno della città. Pagamenti virtuali, servizi finanziari intelligenti, assistenti AI e infrastrutture cloud convergono verso un modello urbano sempre più integrato, predittivo e connesso tra dimensione fisica e digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una direzione che potrebbe trasformare Macau in uno dei casi studio più interessanti dell’Asia nel campo delle smart cities di nuova generazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/macao-e-le-smart-city-a-beyond-2026-si-disegnano-le-citta-del-futuro/">Macao e le Smart City. A Beyond-2026 si disegnano le città del futuro</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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		<title>L’espansione dei data center per l’IA accende le proteste negli USA: Erin Brockovich guida la mobilitazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Moras]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:23:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Data Ceneter]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Open AI]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/erin-brockovich-proteste-data-center-ia-usa1.webp" type="image/jpeg" />Vi ricordate di Erin Brockovich? Sì, proprio lei, la nota attivista che fronteggiò uno dei colossi dell’energia, trascinandolo in tribunale e vincendo la causa. Ora sta chiamando alla mobilitazione contro i data center che alimentano l’IA.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.italianelfuturo.com/lespansione-dei-data-center-per-lia-accende-le-proteste-negli-usa-erin-brockovich-guida-la-mobilitazione/">L’espansione dei data center per l’IA accende le proteste negli USA: Erin Brockovich guida la mobilitazione</a> proviene da <a href="https://www.italianelfuturo.com">Italia nel futuro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<enclosure url="https://www.italianelfuturo.com/wp-content/uploads/2026/05/erin-brockovich-proteste-data-center-ia-usa1.webp" type="image/jpeg" />
<p class="wp-block-paragraph"><em>Vi ricordate di Erin Brockovich? Sì, proprio lei, la nota attivista che fronteggiò uno dei colossi dell’energia, trascinandolo in tribunale e vincendo la causa. Ora sta chiamando alla mobilitazione contro i data center che alimentano l’IA.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attivista ambientale&nbsp;<strong>Erin Brockovich</strong>, nota soprattutto per aver denunciato un grave caso di contaminazione idrica contro una delle maggiori società di servizi energetici degli Stati Uniti <strong>Pacific Gas and Electric Company</strong>&nbsp;&#8211; vicenda che ha poi ispirato il film premio Oscar&nbsp;del 2000 <strong><em>Erin Brockovich</em></strong>, con Julia Roberts nel ruolo della protagonista &#8211; sta ora rivolgendo la sua attenzione all’intelligenza artificiale. In particolare, sta lanciando l’allarme sui giganteschi data center che alimentano strumenti come <strong>ChatGPT</strong> di <strong>OpenAI</strong>,&nbsp;<strong>Gemini</strong> di <strong>Google</strong>&nbsp; e altri sistemi di intelligenza artificiale generativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un recente report di&nbsp;<strong>Newsweek</strong>, <strong>Erin</strong> sta chiedendo agli americani di contribuire a raccogliere informazioni sui data center IA esistenti o in progetto in tutto il Paese attraverso una nuova iniziativa di mappatura pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A prima vista potrebbe sembrare una questione di nicchia. Ma le implicazioni sono molto più ampie di quanto appaia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Cosa sta facendo esattamente Erin Brockovich?</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Brockovich</strong> sta cercando di cambiare il modo in cui si parla di IA. Invece di concentrarsi solo su software come chatbot, generatori di immagini o strumenti per la produttività, punta l’attenzione sull’enorme infrastruttura industriale necessaria per far funzionare queste tecnologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’aumento della domanda di elettricità al crescente consumo d’acqua, passando per la pressione sulle reti energetiche e i giganteschi <em>server farms</em>, l’attivista evidenza il fatto che i costi nascosti dell’IA non devono essere ignorati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, la maggior parte delle persone non pensa a ciò che accade dietro le quinte quando pone una domanda a <strong>ChatGPT</strong> o genera un’immagine tramite IA. Ma ogni prompt comporta un costo reale in potenza di calcolo &#8211; e in quantità impressionanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aziende come&nbsp;<strong>Microsoft</strong>,&nbsp;<strong>Amazon</strong>, <strong>Google</strong> e&nbsp;<strong>Meta</strong>&nbsp;stanno ora correndo per costruire nuovi data center in grado di sostenere sistemi di IA sempre più potenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, questo boom sta alimentando crescenti preoccupazioni legate all’uso del suolo, al consumo d’acqua per i sistemi di raffreddamento e alla domanda energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcune zone del Paese, le comunità locali hanno già iniziato a opporsi ai progetti previsti, temendo che queste infrastrutture per l’IA possano trasformare radicalmente i quartieri e mettere sotto pressione le risorse locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che il coinvolgimento di <strong>Brockovich</strong> assume un peso particolare. Se decenni fa contribuì a portare l’inquinamento ambientale al centro del dibattito pubblico nazionale, ora sembra intenzionata a fare lo stesso con il tema delle infrastrutture dedicate all’IA.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>L’IA sta iniziando ad assumere una dimensione fisica.</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sulla costruzione dei <strong>data center</strong> trasforma l’IA da semplice software a qualcosa di molto più concreto: un enorme sistema industriale con conseguenze tangibili nel mondo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Erin Brockovich</strong> sta aiutando le persone a mettere in relazione l’aumento delle bollette, i progetti edilizi locali e le preoccupazioni per le risorse idriche con l’espansione dell’IA. L’auspicio è che questa maggiore consapevolezza contribuisca a modificare il dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare come l’opposizione all’espansione su larga scala dei data center stia diventando sempre più trasversale dal punto di vista politico. I gruppi ambientalisti sollevano dubbi sulla sostenibilità, mentre i residenti locali sono preoccupati per il rumore e per la pressione sulle infrastrutture. Anche alcuni ambienti conservatori hanno criticato i grandi progetti e sviluppi tecnologici che stanno trasformando le comunità più piccole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito si sta quindi spostando verso domande fondamentali: “<em>Chi trae beneficio dall’IA? Chi ne paga il prezzo? Le comunità locali dovrebbero avere più voce in capitolo in merito all’espansione di queste infrastrutture?”.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, però, le aziende dell’IA continuano a investire miliardi in nuove strutture informatiche. In altre parole, non sembra che la corsa all’IA stia rallentando, e possiamo aspettarci che queste discussioni diventino sempre più frequenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Considerazioni finali</em></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La corsa all’IA è ormai ovunque. Non riguarda più soltanto la&nbsp;<strong>Silicon Valley</strong>, ma problemi concreti che toccano quartieri e comunità locali in tutti gli Stati Uniti. E con l’ingresso di <strong>Erin Brockovich</strong> nel dibattito, l’attenzione pubblica sulle infrastrutture dell’IA potrebbe entrare in una fase completamente nuova.</p>
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