Eliezer Yudkowsky in un suo saggio del 2008, quando l’intelligenza artificiale era soltanto un tema di discussione tra specialisti, scrisse «Il pericolo maggiore dell’intelligenza artificiale è che le persone giungano troppo presto alla conclusione di comprenderla.» Dopo circa vent’anni l’IA è argomento quotidiano di dibattito e anche d’uso per più di un miliardo di persone nel mondo e il pericolo che evidenziava Yudkowsky è potuto soltanto crescere. Purtroppo in tanti ne parlano convinti di conoscerla e questo atteggiamento, invece di produrre una large diffusione di competenze che sono sempre più necessarie, genera tante discussioni generiche che producono semplificazioni, equivoci e retoriche a basso costo.
In questo scenario, i pochi saggi scritti con cura da specialisti di IA sono i benvenuti. Tra questi certamente si deve considerare il libro di Antonio Chella, professore di robotica e direttore del RoboticsLab all’Università di Palermo, che ha un titolo molto evocativo: Può un Robot Emozionarsi? (Mondadori, 2026), e un sottotitolo che spiega meglio il suo contenuto: Riflessioni sull’IA, la coscienza e le emozioni nelle macchine.
Chella studia questi argomenti da diverse decine di anni e lo fa con il rigore del ricercatore informatico che si confronta con la comunità scientifica mondiale. Nei diversi capitoli di questo testo accurato e divulgativo, l’autore racconta con precisione analitica e molta chiarezza l’intero panorama degli studi scientifici sulla coscienza artificiale. Lo fa in una maniera capace di accompagnare chi legge lungo un percorso di ipotesi, teorie ed esperimenti che affrontano con rigore un ambito sfuggevole, complesso e a tratti misterioso. Antonio Chella descrive i principali modelli della coscienza artificiale che sono stati proposti negli ultimi decenni senza mai esagerare, anzi discutendo i pro e i contro per permettere ai lettori di comprendere quanto lavoro si è fatto e si sta facendo in questo ambito di studi avanzati. Studi scientifici che hanno l’obiettivo di comprendere come un soggetto non biologico, fatto di silicio e segnali elettrici, possa acquisire ed usare la consapevolezza di essere un agente attivo e interattivo con il mondo.
Il prof. Chella si chiede cosa si prova ad essere un robot infermiere che aiuta un essere umano a vivere meglio o un robot soldato che decide di colpire un militare in carne e ossa che appartiene all’esercito nemico. Quale rappresentazione di se stessi hanno i calcolatori e i robot con un cervello artificiale fatto di algoritmi di IA? A questi interrogativi il libro offre un racconto didattico, scrupoloso e avvincente.
Si parte dagli studi di Turing sulle macchine pensanti, dai dubbi di Searle, dalle reti neurali, da i primi prototipi di sistemi esperti, fino a Deep Blue che ha battuto il campione mondiale di scacchi e agli LLM che hanno vinto la sfida del linguaggio umano. Dopo queste analisi, il libro introduce il lettore nel mondo affascinante della robotica, quella reattiva, quella deliberativa e quella che è stata definita dalla loro ibridazione con lo scopo di costruire robot intelligenti con cui dovremo convivere.
Il nucleo centrale del saggio è lo studio delle diverse forma di coscienza, a partire da quella umana che tutti possediamo ma che non riusciamo a spiegare pienamente: “La natura soggettiva della coscienza sfugge alle nostre descrizioni scientifiche”. Nel libro, le diverse teorie sono analizzate con attenzione, senza scelte partigiane e con l’obiettivo di creare riflessioni continue nel lettore che a buona ragione si chiede se la coscienza debba avere necessariamente avere soltanto un’origine biologica e non possa invece anche scaturire da un grande ammasso di informazioni e conoscenze che una macchina complessa, come il calcolatore, riesce ad accumulare ed elaborare (la teoria della coscienza come informazione integrata non sembra lontana da questa ipotesi).
I capitoli finali uniscono gli avanzamenti recenti della robotica con gli studi della coscienza artificiale e in questo incrocio le emozioni robotiche sono un esito di cui si inizia a vedere qualche effetto pratico. I sistemi robotici LIDA, CERA-CRANIUM, EcceRobot e Pepper sono esempi di studi e prototipi scientifici che il libro presenta mostrando quanta ricerca scientifica si è dispiegata in questo ambito e come questi risultati potranno portare a robot intelligenti che possono avere consapevolezza di sé e capacità di dialogo con gli umani da rimanerne sorpresi.
Il libro racconta anche le esperienze dell’autore con il robot Pepper che nel RoboticsLab di Palermo ha acquisito una sua voce interiore, dall’analisi della quale si riesce a comprendere il suo dialogo interno mentre interagisce con le persone e con il mondo. L’esperimento di Pepper che davanti a uno specchio si riconosce e fa la scoperta di sé, anche se ha una mascherina sul volto, è molto interessante e serve a dimostrare quanto gli studi sulla coscienza robotica siano progrediti negli ultimi anni. Pepper osserva la propria immagine nello specchio, nota una mascherina sul volto della figura, e attraverso il proprio dialogo intimo, arriva a capire che quella mascherina è sul proprio volto. Le riflessioni di Pepper trascritte dai ricercatori del RoboticsLab documentano il processo logico interno del robot, fino alla sua conclusione: “… ipotizzo che ciò che sto vedendo non sia un altro robot, ma un riflesso di me stesso. Sto guardando me.”
Come racconta bene il libro, grazie alla ricerca sui sistemi di intelligenza artificiale, stiamo vivendo un’epoca di enormi sviluppi nell’informatica e nella robotica. Dobbiamo quindi essere capaci di affrontare grandi enigmi e nuove sfide scientifiche di grande impatto. Questo saggio ci aiuta a comprendere la complessità del nostro tempo e ci mostra come un settore scientifico e ingegneristico come la robotica ponga domande non soltanto sulla natura delle macchine, ma anche sulla natura umana e sul senso delle nostre conoscenze. Chissà se gli studi scientifici sulla coscienza delle macchine non possano essere anche un’utile strumento per comprendere meglio la coscienza umana e il senso dell’esistenza.

